È scoppiato il boom dei film in costume

Nella tenuta di Downton Abbey (da cui l’omonimo sceneggiato, campione di audience nelle tv di 27 Paesi), la famiglia Crawley si misura con i rovelli tipici dell’aristocrazia: chi sposerà la figlia maggiore, bella ma un po’ troppo intraprendente? Com’è possibile che un terzo cugino, un borghesotto, erediti tutto quel ben di Dio? Mentre nel film Grandi speranze, ora nelle sale, l’orfano Pip non è nessuno, ma si innamora perdutamente di Estella, troppo in alto per lui. Alla fonte c’è Charles Dickens, uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi, da cui è stata tratta la pellicola di Mike Newell che sta riempiendo le sale italiane.Perché ci appassionano tanto i kolossal classici?Le Grandi speranze sono ben confezionate, certo, come ben confezionata è Anna Karenina di Joe Wright con Keira Knightley che uscirà a febbraio. Come sontuosi sono Les misérables di Victor Hugo, un musical. Ma ricchezza e perfezione formale non spiegano il successo: in fondo sono tutti remake di remake di romanzi stranoti!Secondo me, corriamo a immergerci nella Parigi di Victor Hugo, nella Russia di Tolstoj, nell’Inghilterra di Dickens perché abbiamo bisogno di allontanarci dal qui e ora: viviamo tempi di disagio e malinconia, non di dramma. Non ci piace più questa società omologata, dove gli uomini e le donne sembrano somigliarsi e annoiarsi reciprocamente. Siamo troppo scoperti, troppo “connessi”.Abbiamo bisogno di travestirci per ritrovarci. Siamo stanchi di scarpe da ginnastica e jeans. Nutriamo una segreta voglia di crinoline. Abbiamo bisogno, per identificarci, di un mondo più decifrabile. Dove l’amore è contrastato, le ambizioni legittime e la società ordinata in classi. E abbiamo, tutte, una gran voglia di incontrare un conte Vronskij, perfetto nella divisa immacolata, che si china sulla nostra manina e, baciandola, sussurra: «Danza con me».

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Da Grandi speranze ad Anna Karenina, i kolossal ispirati ai romanzi di Dickens e Tolstoj ora conquistano più che mai. La scrittrice Lidia Ravera ci spiega perché

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