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Storie maledette: Franca Leosini, signora del crimine

di Lucia Ferrante
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I capelli cotonati. I tailleur eleganti. Il linguaggio barocco. E la capacità di “confessare” gli autori dei delitti più efferati. Così la conduttrice di "Storie maledette" ha conquistato schiere di fan, che in suo onore aprono pagine sui social network. E si definiscono Leosiners

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I capelli cotonati. I tailleur eleganti. Il linguaggio barocco. E la capacità di “confessare” gli autori dei delitti più efferati. Così la conduttrice di "Storie maledette" ha conquistato schiere di fan, che in suo onore aprono pagine sui social network. E si definiscono Leosiners

Che senso avrà accendere la televisione il giovedì sera se non ci saranno più le Storie maledette di Franca Leosini? Quelle interviste lunghe 2 ore dove efferati assassini si ammansiscono sotto l’interrogatorio inflessibile ma garbato della giornalista più cotonata d’Italia?

Ora che finalmente, dopo 15 edizioni mandate in onda nel cuore della notte, il programma di RaiTre era arrivato in prima serata, è durato solo 3 puntate (l’ultima in onda il 4 febbraio). Lasciando i Leosiners, ovvero i fan, orfani della sua “prosa ornata”, una lingua barocca ricca di metafore e parole desuete che diventano parodie virali sul web: «Aveva rapporti gioiosamente sporcaccioni», «Il dito birichino», «Il cervello non è una polpetta piazzata al centro della testa, è un muscolo, lo deve usare».

Senza mai alzare la voce, molto più spesso un sopracciglio, Franca sempre di tailleur vestita prende per mano gli assassini e li porta dentro ciò che la loro memoria rimuove: «Non se lo ricorda? Glielo ricordo io». E giù con fatti e dettagli che ricostruiscono la vicenda come fosse un romanzo dove la vittima resta sulla sfondo (anche troppo secondo i suoi detrattori, tra cui il critico tv Aldo Grasso) e può esserci pietà pure per l’aguzzino già condannato.

LE SUE STORIE HANNO UNA GESTAZIONE LUNGA E ACCURATA  Dal carcere i colpevoli di omicidio le scrivono a frotte. Tra i requisiti indispensabili per essere “scelti” c’è il non aver mai parlato a giornali e tv, ma per la cernita definitiva occorre che ci sia «un valore da trasmettere al pubblico» ci dice Franca. «Se racconto l’omicidio di una donna voglio far capire che una vittima di violenza non deve mai tacere e gli uomini devono essere educati fin da piccoli al rispetto».

I condannati li incontra una sola volta e a lungo, anche per 8 ore, e con loro parla di tutto, tranne delle domande che farà in trasmissione. Neanche lei sa le risposte che riceverà: «Costruisco il mio tessuto narrativo ma può saltare tutto». Come è accaduto con la giovane Stefania Bertani, detenuta nell’ospedale psichiatrico di Castiglione delle Stiviere (Mn) per aver ucciso la sorella e tentato di ammazzare la madre: zitta nel processo, durante l’intervista ha raccontato tra le lacrime ogni dettaglio dell’omicidio: «Non mi aspettavo tutto quel dolore, a fine puntata ho pianto per un quarto d’ora: il mio distacco è apparente, le storie mi attraversano» confessa.

Gente con cui  non prenderesti neanche un caffè diventano per Leosini persone a cui resta legata. Con quasi tutti ha una fitta corrispondenza scritta a mano. «Quando, per motivi di fretta, ho stampato le lettere al computer, loro si sono dispiaciuti e me l’hanno fatto notare» dice. «Li capisco. Quel foglio toccato con le mani è come se fosse una carezza, un abbraccio. Mi prende tanto tempo, ma lo faccio con piacere, è il mio volontariato segreto».

IL SUO STILE È ANTICO E GARBATO La conduttrice vive tra Roma, che è il posto di lavoro, Napoli, dove è nata e ha avuto «un’adolescenza felicissima e molto viziata», e Capri, dove fugge appena può perché «sono una donna di mare». Ha 2 figlie adulte e un marito disinteressato al suo lato pubblico. «Che io faccia le polpette o le storie maledette, per lui non c’è differenza» rivela. Però siccome la conosce ogni taxista ed è una regina dei social network oltre che amatissima icona gay, con questo culto bisogna fare i conti. Nel club dei Leosiners ci sono Christian De Sica, che organizza in casa sua i gruppi di ascolto di Storie maledette e Antonella Clerici (che su di lei twitta “Bravura, cultura, linguaggio perfetto”), il comico Luca Bizzarri, i registi Giuseppe Tornatore e Matteo Garrone, gli scrittori Andrea Camilleri e Walter Siti. Come si spiega tanto successo e devozione?

«È amatissima proprio perché unica: non c’è niente di simile a lei e richiama una tv scomparsa» risponde Antonio Di Pollina, critico televisivo de la Repubblica. «A questo va aggiunto che ogni storia è un episodio completo, una forma classica di intrattenimento dall’inizio alla fine con una persona che te la sa raccontare bene». Franca incassa gli applausi e sul suo lavoro dice: «Sono autore unico della trasmissione, faccio anche 14 ore al giorno, sono un metalmeccanico dell’informazione». Tra Jessica Fletcher e Agatha Christie, lei che è soprannominata “Nostra signora del crimine” a chi sente di assomigliare? «Io sono Franca, e tolga il signora. Sto sulla strada alla ricerca dei fatti».

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