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Genitori svegliatevi: i vostri figli bevono

di Moreno Pisto
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Famiglie che chiudono un occhio. Pubblicità ammiccanti. E tra i giovani il consumo di alcol cresce sempre di più. L'Istat ha lanciato l'allarme: il primo bicchierino a 11 anni, per sentirsi grandi. E a 18 ne buttano giù uno dopo l'altro, per ubriacarsi. Non ci credete? Leggete cosa succede una sera qualunque, a Firenze

Famiglie che chiudono un occhio. Pubblicità ammiccanti. E tra i giovani il consumo di alcol cresce sempre di più. L'Istat ha lanciato l'allarme: il primo bicchierino a 11 anni, per sentirsi grandi. E a 18 ne buttano giù uno dopo l'altro, per ubriacarsi. Non ci credete? Leggete cosa succede una sera qualunque, a Firenze

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Tutto in una notte. Una notte per bere, ubriacarsi, sentirsi onnipotenti. E poi per deprimersi, vomitare e, se va bene, tornare a casa con un mal di testa cane. Ai ragazzi piace così. Lo dice l’Istat. Lo conferma “la strada”. «I giovani “binge drinking”, quelli che bevono per ubriacarsi, aumentano di anno in anno» spiega Linda Laura Sabbadini, direttore dell’Istat, l’istituto di statistica che ha curato una recentissima ricerca sul consumo di alcol degli italiani. «Tra i 18 e i 19 anni sono ben il 14,6 per cento. La percentuale sale al 68,7 per chi beve ogni tanto. E dai 20 ai 24 anni le cifre sono ancora più alte. Un altro dato allarmante riguarda le donne. Dal 1998 al 2005 le 18-19enni che bevono sono passate dal 53,3 per cento al 56,3».

Insomma, cari genitori: svegliatevi. Perché i vostri figli buttano giù il loro primo bicchierino a 11 anni, e brindano sempre più fuori pasto, cioè lontano da casa (il 52,6 per cento degli uomini e il 34 delle donne).

Viaggio nel fiume dell’alcol

Solo dati allarmistici? Non ci credete? Noi siamo andati a vedere. Abbiamo scelto un venerdì a Firenze, una città come tante: dall’happy hour fino alla chiusura delle discoteche. «Ciao mamma, esco con gli amici», i giovani salutano così. Tradotto: «Mamma, vado a bere». Molti genitori, in fondo, lo sanno. O lo immaginano. Ma troppo spesso fingono di non vedere. La serata inizia al Capocaccia, sul Lungarno. Laura chiacchiera con un’amica davanti al bancone. «Stare qui è trendy.

E poi conoscere il barman è importante: si beve gratis» dice. Soprattutto se si è una bella ragazza come lei, 19 anni, borsetta firmata e caipiroska in mano. «La caipiroska, il mojito, il negroni “sbagliato”, con lo spumante invece del gin, vanno forte» spiega Erian, titolare del Deja Vu, in viale Redi. «Ma le donne impazziscono per il Bellini, champagne e succo di pesca. Alcune ne bevono anche sei a sera». In  via de’ Benci, in centro, c’è il Moyo. Benedetta, 20 anni, sorseggia il suo coca e rhum e mente: «Questo è il primo». Poi ride e si corregge. «Sarà almeno il quarto». Intorno a un tavolo Liliana, Mara e Roberta, 18 anni, brindano “alla vita e al sesso”. «A casa con i genitori? Non beviamo mai» dice Liliana. «A pranzo e a cena nemmeno un goccio di vino». E rivela: «Non sono fidanzata, e quando vado a letto con qualcuno sette volte su dieci sono alticcia».

Un abuso più che un consumo

«Bere non è più un piacere, ma un mezzo per provare sensazioni forti» spiega Emanuele Scafato, direttore dell’osservatorio nazionale sull’alcol dell’Istituto superiore di sanità. «I ragazzi bevono perché li fa sentire “cool”, cioè “fighi”. Anche le pubblicità, rivolte sempre di più a loro, danno questa immagine. Chi beve è sempre trasgressivo, bello, alla moda». Ma gli effetti sulla salute sono devastanti. «L’organismo dei giovani è ancora in evoluzione: l’alcol può rallentare lo sviluppo mentale e alterare le emozioni. Prima euforizza e poi deprime. Non è un caso che ci siano tanti ragazzi svuotati, con crisi di ansia e sbalzi d’umore». E i genitori? «Sono distratti. Spesso elogiano il figlio che beve il primo bicchiere di vino: “Stai diventando un ometto”» continua Scafato. «Sbagliano: l’alcol non va sottovalutato.
Diminuisce la capacità di attenzione del 40 per cento, e provoca la metà degli 8.000 decessi dei ragazzi causati da incidenti stradali». Ma cosa possono fare i genitori? «Innanzitutto cogliere i primi segnali: stanchezza frequente o dolori al fegato. Noi, sul sito www.epicentro.iss.it, abbiamo stilato un decalogo per aiutarli a comunicare con i figli. La prima regola è parlare. Dirgli: “I problemi sanno nuotare, non si affogano con l’alcol”. La seconda: non dare dei divieti,  controproducenti, ma spiegare le conseguenze dell’abuso di alcolici».

Spinello liquido

Ci fermiamo al Kitsch, un locale in viale Gramsci. All’entrata c’è la macchinetta per misurare il proprio tasso alcolico. Uno strumento utile, ma viene usato come un gioco un po’ stupido: vince chi è più sbronzo. I livelli, infatti, sono: minimo, sportivo, professionista e campione. «Guarda» fa Barbara, 19 anni. «Io sono professionista». Alla discoteca Central Park Marco, 22enne, mi spiega: «Canne? Io ho il mio spinello liquido». E mi mostra la sua bottiglia, una birra da nove gradi.

Ubriachi alla guida

È quasi l’alba. In una stradina, Gianluca, 23 anni, è ridotto male. È sdraiato sull’asfalto. Un suo amico gli regge la testa. Altri due lo guardano e ridono. Lui sta per vomitare, ma non abbandona la sua bottiglia di vino rosso: è come un trofeo. Un gruppo di ragazze ci passa davanti. Anche loro sono ubriache. Salgono su un’auto. Speriamo che riescano ad arrivare a casa senza incidenti. Lo spera anche Severino Cecchele. Lui sa cosa vuol dire perdere un figlio: è il padre di Andrea, il 23enne che, sabato 22 aprile, viaggiava in moto con  un’amica. A Verona una macchina in contromano con a bordo due rumeni ubriachi li ha investiti. E uccisi. «Un figlio è la meraviglia della vita» dice. «Lui era giovane, forte. Era tutto. Forse il Signore, nel suo giardino, vuole quelli più buoni. Ai giovani dico di non guidare se non sono lucidi. Le stragi si possono evitare».

Ne sa qualcosa anche Luca D. Quando aveva 15 anni, insieme a tre amici maggiorenni si è schiantato con l’auto contro un muretto, in Toscana. Gli altri sono morti sul colpo. Lui è stato in coma due settimane. «Poi mi sono ripreso. Sono stato fortunato: i medici mi avevano detto che non sarei più tornato a camminare, ma adesso sto bene. A ricordarmi l’incidente ci sono solo le cicatrici sotto i capelli». Perché avevi bevuto, quella sera? «Mi faceva sentire più grande. Sotto l’effetto dell’alcol mi credevo onnipotente. Invece non lo ero per niente».

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