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Giorgio Panariello: «Eh sì, sono Facebook-dipendente»

di Dario Biagi
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Il comico toscano porta nei teatri inmezzo@voi!: uno spettacolo sul mondo della Rete e dei social network. Che prende in giro l’ultima mania degli italiani. E la sua...

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Il comico toscano porta nei teatri inmezzo@voi!: uno spettacolo sul mondo della Rete e dei social network. Che prende in giro l’ultima mania degli italiani. E la sua...

Se Beppe Grillo ha cavalcato il popolo del web per fare una rivoluzione politica, Giorgio Panariello si accoda esclusivamente per far ridere. Il suo nuovo spettacolo, inmezz@voi!, in tournée in tutta Italia a partire dal 30 novembre, è un “one man show”: in una serie di esilaranti monologhi il comico toscano parla dei vizi e dei capricci della nostra società, soffermandosi in particolare sul mondo della Rete.
Panariello, lei che rapporti ha con Internet e i social network?
«Ho dovuto fare i conti con questo nuovo modo di comunicare. I nativi digitali non guardano più la tv: vedono gli spettacoli attraverso il computer. Ormai via web si organizzano i flash mob, le rivoluzioni, si vincono le elezioni. Ho dovuto imparare anch’io a usare Facebook e Twitter. Ormai li frequento quotidianamente, è diventata una mania e, se non scrivo, controllo quello che mi scrivono. Ho migliaia di followers, e mi dispiace non poter rispondere a tutti».
Riesce a vivere un giorno intero senza telefonino e mail?
«Vorrei poterne fare a meno. Quando sono in vacanza e il cellulare non prende, sto benissimo. Il fatto è che nell’era della comunicazione si comunica sempre di meno: ognuno tende a isolarsi con i suoi giochini elettronici».
Viene fuori quest’aspetto dallo spettacolo?
«Certo, e viene fuori anche la difficoltà di noi comici a essere sempre sul pezzo. Oggi vai su certi blog satirici come Spinoza.it e trovi l’idraulico di Vercelli campione di battute. Che magari scrive meglio di te. La concorrenza ormai si annida in Rete».
Dopo il teatro tornerà al cinema e alla tv?
«Sto scrivendo con Vincenzo Salemme un film alla Borat. Si intitolerà Tiberio: è la storia di un bamboccione toscano, fashion-victim, che non vuole uscire di casa».

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