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Grande Fratello, catene di S.Antonio e…

di Antonella Boralevi
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Dalla cultura alla morale, oggi tutto si mescola. Identità e ruoli sono intercambiabili. I finanzieri che parevano integerrimi rubano miliardi. Gli intellettuali fanno gli showman. Persino la spiritualità diventa una merce. Sembrano non esserci più parametri di riferimento. Ma invertire la tendenza è possibile

Dalla cultura alla morale, oggi tutto si mescola. Identità e ruoli sono intercambiabili. I finanzieri che parevano integerrimi rubano miliardi. Gli intellettuali fanno gli showman. Persino la spiritualità diventa una merce. Sembrano non esserci più parametri di riferimento. Ma invertire la tendenza è possibile

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Mettiamo che facciate il bagnino, a Long Island, New York. È un bel posto, ci sono parecchi benestanti, si tirano su parecchie mance. Mettiamo che decidiate che volete di più. Dove andate? Ma in finanza, chiaro. E cosa fate? Inventate un fondo, cioè un luogo dove gli investitori mettono soldi per ricavare altri soldi. Questo fondo si propone come serissimo, non dà i rendimenti astronomici dei fondi che devono impensierire, dà un tranquillo, costante rendimento del dieci per cento. Siete bravi, buoni, perfino abbastanza belli (il denaro rende "belli"). Vi mettono a dirigere il Nasdaq, cioè la Borsa tecnologica. Vi fate un'immagine irreprensibile, di manager per il quale l'etica e la correttezza sono tutto. Vi mettono sulla copertina di Time o qualcosa di simile. Vi additano come luminoso esempio. Voi girate il mondo facendo conferenze sulla Morale. La gente applaude e sorseggia drink cercando di attaccare bottone con voi  durante il cocktail che segue la conferenza. Finché, dopo parecchi anni, di colpo non avete abbastanza soldi per rifondere chi dal vostro fondo vuole uscire. E salta tutto: avete rubato 50 miliardi di dollari. 50. Miliardi. Di. Dollari. Eccola, la storia di Bernie Madoff, il guru della finanza che ha imbrogliato le grandi banche dell'Occidente, le quali a loro volta hanno rovinato i loro piccoli, fiduciosi clienti. Madoff è stato arrestato a dicembre ed è già tornato nella sua bella casa, alla sua bella vita. I piccoli risparmiatori che credevano in lui e nelle loro banche dormono sotto i ponti o ci andranno presto. Noi ci ricordiamo anche simili casi nazionali, vero?

Prendete la signorina Nadya Suleman, di Whitter, Los Angeles, figlia di immigrati mediorientali, senza lavoro. È la mamma single di sei maschi, vuole una bambina, dice. Così va in una clinica e i medici, commossi, le impiantano otto embrioni (donatore anonimo), gli otto attecchiscono tutti, perché lei ha solo 33 anni, e così ecco che la signora, con l'aiuto di 46 medici, li partorisce e subito dopo mette all'asta a caro prezzo interviste esclusive e foto dei gemelli, contese dai media a suon di milioni di dollari.

Prendete Cristina del Grande Fratello, una ventunenne che già possedeva la quarta di seno e che, tramite protesi, adesso reca sul petto due oggetti di peso immagino notevole a cui serve un reggiseno della sesta: ma ha agguantato la Casa e dunque la possibilità di essere "famosa", di guadagnare denaro semplicemente stando dieci minuti in mostra nel privé di una discoteca dell'hinterland.

Prendete un intellettuale come Vittorio Sgarbi, che quando parla d'arte sa cosa dice, e guardatelo mentre arranca aggrappato a una ballerina professionista cercando di ballare il valzer a Ballando con le stelle.

Ora sgattaiolate tra un canale e l'altro e ditemi quante veline, letterine, soubrettine, soubrettone, ex veline, ex letterine, ex "madri natura" e similari vedete parlare nei talk show della guerra in Iraq. Nel frattempo, cercate di ricordarvi cosa hanno detto i peggiori criminali degli ultimi mesi, chi ha bruciato un barbone, chi ha sgozzato la ragazza, chi ha sterminato la famiglia, chi ha stuprato, torturato, ucciso. «Ora che ho confessato, posso andare?». «Facevano rumore». «Pensavo che ci stesse».

Certe volte, se si mettono in fila alcuni fatti come questi, si ha l'impressione di camminare su un pavimento oscillante: non si riesce a stare in piedi. Io non riesco a stare in piedi. Una persona che stimo mi ha suggerito questa parola: "parametri". Dove sono, quali sono, i parametri?

Girano su internet moltissimi video del Dalai Lama, ispirati dal Dalai Lama; del Budda, ispirati dal Buddismo. In generale, mostrano bellissime fotografie di paesaggi e cuccioli di animali selvatici e accanto promulgano le regole della buona vita: rispetta te stesso e gli altri, goditi il momento, cerca di lasciare un segno del tuo passaggio sulla terra. Poi si arriva all'ultimo clic, quasi ci credevamo... e si legge: "Non interrompere questa catena, se tieni questa mail per più di 24 ore ti cadrà addosso la sventura, se la giri ad almeno sei persone ti capiterà subito una cosa bellissima". Ovvero: anche l'etica è un prodotto da far girare per creare denaro (il denaro su internet sono i contatti). Resta la cultura, direte voi. Ma qui arriva un sociologo brillante come Zygmunt Bauman e spiega con esatta documentazione che la cultura è appunto un prodotto, che non esiste più la differenza fondante tra Cultura Alta e Cultura Bassa. Per dire: il grande filosofo teoretico non si stacca dal suo orecchio l'iPod con dentro Orietta Berti che canta Finché la barca va, il più autorevole commento sulla questione palestinese viene dal rockettaro, l'eutanasia è argomento da Festival della canzone, la disabilità viene discussa al Grande Fratello. E i vestiti? Se guardate la tv al mattino, vedete signore in abitino nero scollato, la sera intorno a mezzanotte seduta sui divani dei talk show c'è la classe pensante, dirigente, aspirante in scarponi da montagna, smoking, camicia da notte: indifferentemente. È qualcosa a cui, rapidissimamente, ci ha abituato internet. Su internet, c'è tutto. E tutto è alla pari. Il sito pedofilo e Wikipedia, i siti dei grandi quotidiani e quelli dei predicatori, facebook e le dichiarazioni dei redditi. Miliardi di pagine intercambiabili. Ma anche le identità sono intercambiabili, su internet. Chiunque può essere chi vuole in chat. Tutto è uguale a tutto. Ogni giudizio è sospeso, ogni parametro assente. Non esiste più il vincolo del ruolo che deve corrispondere al comportamento. Tutti possono fare tutto e in nessun caso ciò che hanno fatto o ciò che in quel momento stanno facendo li identificherà. In qualche modo, è come se abitassimo sul palcoscenico di un teatro e incontrassimo, vedessimo, fossimo circondati solo da personaggi: attori che indossano tante maschere diverse, indifferentemente, una dopo l'altra, una opposta all'altra. Così Amanda (solo il nome, come Madonna) appare una graziosa starlette, il matematico più che astruso diventa una star della tv generalista, e spesso risulta difficile capire se quello che stiamo guardando, leggendo, vedendo è la parodia di un dibattito: o il vero dibattito. Se il politico che sta parlando è il politico o il suo imitatore. Essere una "maschera" è alla portata di chiunque. E se basta, e basta, essere una maschera per avere la "visibilità", dunque il successo come oggi lo intendiamo noi, ne consegue che tutti possono avere successo anche e soprattutto se non sanno fare niente. Infatti, è quello che accade. Nel minestrone dove siamo finiti, un pezzo di cavolo vale un pezzo di suola da scarpe: noi mangiamo tutto senza identificare i sapori. Per tranquillizzarci, e far finta che il minestrone sia mangiabile, lo chiamiamo "politicamente corretto": un cappello sotto cui sta tutto. Senza differenza. Ma se tutto vale tutto, ecco che il codice, il segnale di identificazione, sparisce. E il mondo avanza per pensieri sparsi, finché i pensieri si disperdono fino a sparire. E il giudizio morale fa la stessa fine. Sembra un processo lentissimo, invece è veloce. Tuttavia, noi possiamo opporci. Possiamo, ciascuno per sé, stabilire i nostri parametri: e attenerci a questi parametri. È la vecchia noiosa storia della poesia di Kipling: «Se sai parlare con i disonesti senza perdere la tua onestà... tu sei un Uomo, figlio mio». Ed è anche quello che diceva il dimenticato filosofo Kant: «Il cielo stellato sopra di me, la Legge Morale dentro di me». È faticoso, impegnativo, non rende denaro. Ma è l'unico modo, io credo.

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