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Ha 20 anni, è algerina e ha scritto un libro bellissimo

di Sabrina Barbieri
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Vive nella periferia di Parigi, dove i giovani sembrano non avere un futuro. Però Faïza Guène non si rassegna. E lo racconta in un romanzo. Che è un inno contro il razzismo

Vive nella periferia di Parigi, dove i giovani sembrano non avere un futuro. Però Faïza Guène non si rassegna. E lo racconta in un romanzo. Che è un inno contro il razzismo

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Faïza Guène compirà 20 anni a giugno ed è già una star. E, sorpresa delle sorprese, non sgambetta in tv, non canta, non recita. Il successo glielo ha regalato un libro, divertentissimo, che questa ragazza francese di origini algerine ha scritto un anno fa e che in Italia è appena stato pubblicato da Mondadori: Kif kif domani. Un romanzo che racconta cosa significa essere un'immigrata di seconda generazione.

Protagonista è Doria, 15 anni, figlia di marocchini, alle prese con l'abbandono del padre, tornato in Marocco per sposare una donna più giovane. Seguita da una psicologa bizzarra e un'assistente sociale un po' distratta, Doria vive nella banlieue (periferia) parigina. Proprio come Faïza. Che abbiamo incontrato a Milano. Cappellino maschile, stivaloni, pantaloni multitasche e una passione sconfinata per l'attore Edward Norton.

Che cosa significa Kif kif domani?

«È un modo per dire "domani sarà lo stesso". È una frase molto comune tra i giovani della banlieue, che dal futuro non si aspettano nulla. Anche se Doria, nel libro, dimostra che non sempre è così: le cose possono cambiare».

"Kif kif domani", di Faïza Guène, è su Bol.com

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Quanto c'è di te in Doria?
«Mi assomiglia nel modo di osservare il mondo, nella capacità di staccarsi dai drammi della vita quotidiana guardandoli con ironia. Di ridere anche del razzismo. Per il resto siamo diversissime, lei è fatalista, aspetta. Io devo sempre fare, fare, fare...».

Tra le figlie dei maghrebini che vivono in Europa sono di più le Doria o le Faïza?

«Ci sono le une e le altre, ma di solito si parla solo delle prime».

Tu non sei Doria, ma vivi in un mondo come il suo.

«Sì, è vero. Anche tra i miei vicini ci sono spacciatori, ladri d'auto e ragazzine il cui più grande sogno è fare la commessa o la parrucchiera».

Come hai fatto a non diventare così?

«Grazie a due genitori aperti, che non mi hanno mai ostacolata, anche se sono persone molto semplici».

Nel tuo libro l'aspetto religioso è solo sfiorato, perché?

«La religione è una cosa privatissima. Non trovo giusto farne dibattiti pubblici. Penso che sollevare questioni come quella del velo in classe sia un modo per nascondere i veri problemi dei figli degli immigrati: la povertà, il razzismo, la disoccupazione».

"Kif kif domani", di Faïza Guène, è su Bol.com

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Come ti vedi tra dieci anni?

«Non lo so. Per ora devo pensare a studiare. Sono iscritta a Sociologia, ma non sono riuscita a seguire neppure un'ora di lezione con tutto quello che ho avuto da fare dopo l'uscita del libro».

Hai iniziato a lavorare anche per i giornali?

«Sì. Un femminile mi ha chiesto un articolo sul più grande gesto d'amore».

E tu che cosa hai scritto?

«Il più grande gesto d'amore è soffiarsi il naso nel fazzoletto usato del tuo fidanzato (ride). Comunque... tornando alla domanda di prima: spero che entro i prossimi dieci anni almeno una cosa succeda».

Quale?

«Vorrei tanto avere un figlio».

"Kif kif domani", di Faïza Guène, è su Bol.com

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