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Hugh Jackman pirata supersexy

di Cristina Sarto
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L'attore interpreta Barbanera nel kolossal Pan

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La prima impressione che ho quando incontro Hugh Jackman a New York è di trovarmi di fronte a un gentiluomo. Appena mi vede, l’attore australiano si scusa per il ritardo (meno di 5 minuti!) con cui è arrivato all’intervista sul suo nuovo film: Pan, “preludio” alla favola di Peter Pan scritta da J.M. Barrie. Nella pellicola diretta da Joe Wright, il divo, 47 anni, interpreta Barbanera, il crudele pirata che spadroneggia nel regno di Neverland, dove il piccolo monello si ritrova all’improvviso.

Per tutti sei il supereroe Wolverine. Come ti sei trovato nei panni di un cattivo? «Barbanera non è solo malvagio: è un uomo tormentato, alla ricerca dell’eterna giovinezza. Prima di firmare il contratto, Joe mi ha mostrato un’immagine di come sarei dovuto apparire: un trucco bianco pesantissimo e una parrucca alla Maria Antonietta. Appena l’ho vista, gli ho detto solo due parole: “Ci sono”».

Sei riuscito a cavartela con la spada? «Da giovane ho fatto scherma ed ero anche bravo. Ma duellare con un costume ingombrante e in bilico su una trave è stato più difficile di quello che pensavo. Non so quante volte sono caduto».

Cosa ti ha affascinato di più della favola di Peter Pan? «È un inno alla fantasia dei bambini, alla loro capacità di meravigliarsi per le piccole cose. Quando diventiamo adulti tendiamo a perderla, perché veniamo schiacciati dalle responsabilità. Ma in questa storia c’è un aspetto che mi tocca più da vicino».

Quale? «Peter è un orfano, come lo erano i miei figli Oscar e Ava prima che io e mia moglie Deb li adottassimo. Ne parliamo spesso, perché è giusto che i ragazzi si chiedano chi sono, da dove vengono, cosa vuol dire avere due genitori che non sono quelli biologici. Grazie al film, siamo tornati sull’argomento. Del resto, le favole sono fatte per aiutare i più piccoli a tirare fuori le loro paure, per non restarne paralizzati».

Il suo primogenito ha 15 anni. Quanto è difficile avere a che fare con un teenager? «È tosto, perché lui è uno che va dritto per la sua strada. Se per esempio interpreto un ruolo che non gli piace, me lo dice apertamente. Ma per Pan mi ha fatto i complimenti: sarà che racconta di un mondo dove i piccoli sono “cool” e gli adulti sono a metà tra lo spaventoso e il ridicolo. Temo che i nostri figli ci vedano esattamente così».

Che padre sei? «Premuroso, perché la famiglia viene prima di tutto. Fino a poco fa, se ero in un luogo pubblico con i miei figli, non mi fermavo mai a firmare autografi. Mi sembrava che si sentissero derubati del loro tempo. Però mi dispiaceva, soprattutto se avevo di fronte dei piccoli fan: negli occhi dei bambini che mi chiamano Wolverine ho sempre rivisto me stesso quando, da piccolo, sognavo di incontrare Indiana Jones».

Adesso ti fermi? «Sì. Da quando una volta i miei ragazzi mi hanno detto: “Papà, ma non puoi essere più gentile? Cosa ti costa fare una foto?”. Sono rimasto di stucco, ma ora sono più rilassato».

Se vuoi girare in incognito, puoi sempre travestirti da Barbanera. «Se è per questo, basterebbe rasarmi i capelli a zero, come ho già fatto altre volte per motivi di copione. A mia moglie non piaccio, ma per me è fantastico: adoro nuotare e trovo impagabile la sensazione dell’acqua che mi accarezza la testa».

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