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Il tesoro nascosto di Nicolas

di Elisa Leonelli
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Da bambino seppelliva in giardino i regali sognando di possedere un prezioso bottino. Ora, a 41 anni, Cage ha davvero trovato unafortuna. State pensando alla mappa che il divo di Hollywood ruba ne Il mistero dei templari? Sbagliate. E qui scoprirete perché

Da bambino seppelliva in giardino i regali sognando di possedere un prezioso bottino. Ora, a 41 anni, Cage ha davvero trovato unafortuna. State pensando alla mappa che il divo di Hollywood ruba ne Il mistero dei templari? Sbagliate. E qui scoprirete perché

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Se non fosse per il suo sguardo sempre un po' così, tra il triste e lo stupito, Nicolas Cage sembrerebbe un pirata appena sceso dal suo veliero carico di tesori. Capelli "strapazzati" e camicia bianca dal colletto enorme, il 41enne divo americano sfoggia con nonchalance tre monumentali bracciali e due anelloni con tanto di pietra. «Sono regali» risponde al nostro sguardo incuriosito. «Li indosso perché mi portano fortuna». A dir la verità, già gliene hanno portata parecchia: il suo ultimo film, Il mistero dei templari, è un successo mondiale. In Italia spicca nella top ten delle pellicole più viste durante le feste.

E in America già si parla di girare il sequel. In questo kolossal che mescola avventure al cardiopalma, leggende millenarie e la recente storia americana, Cage interpreta l'ultimo discendente di una famiglia ossessionata dalla ricerca del tesoro più prezioso del mondo: quello nascosto nel Medioevo dai Cavalieri templari. Per trovarlo, deve rubare la Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti: la mappa che conduce all'inestimabile bottino, infatti, è nascosta sul retro della pergamena del 1776.

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>>Leggi la biografia di Nicolas Cage

Scusi, Nicolas, non le sembra inverosimile trafugare il documento più sacro per gli americani?

«È la prima domanda che mi sono fatto quando ho letto il copione. E l'ho fatta anche al regista Jon Turteltaub. Lui mi ha risposto: "Caro Nic, proprio questo rende la storia più eccitante. Il tuo personaggio, Ben Gates, è un uomo capace di affrontare qualsiasi prova". Così ho rubato la pergamena dagli Archivi nazionali a Washington. E pure indossando lo smoking!».

Praticamente un misto tra Indiana Jones e James Bond...

«Per favore, non chiamatemi Indiana Jones. Non sono un professore alle prese con misteri soprannaturali, come Harrison Ford. Ma un incallito cercatore sulle tracce di un unico tesoro. Che, secondo illustri studiosi, esiste davvero. Da qualche parte».

Preferisce il paragone con 007?

«Nemmeno. Quando ero piccolo, l'agente segreto Sean Connery non mi piaceva tanto. Ero un fan dei vecchi film d'avventura con Errol Flynn: ho ancora le locandine. A essere sincero, però, per Il mistero dei templari mi sono ispirato al Cary Grant di Sciarada e Caccia al ladro».

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È bravo a risolvere enigmi?

«Mah, non ci giurerei. Però da bambino avevo una passione per i tesori. A 7 anni ho sepolto in giardino l'assegno che mia nonna mi aveva regalato per il mio compleanno. Così, dopo un po', avrei potuto scavare e dire a tutti che avevo trovato una fortuna».

E oggi qual è il suo tesoro?

«La mia famiglia. Per le feste di Natale ci riuniamo tutti. E facciamo grandi abbuffate a base di pollo e tacchino».

Cucina lei?

«Per carità! Sono un cuoco terribile, e mi vergogno tremendamente. Anche perché sono l'unico uomo della dinastia Coppola completamente incapace di tenere in mano un mestolo. In compenso, lavo benissimo i piatti» (ride).

Se è così legato alla sua famiglia, perché si è cambiato il cognome?

«Quando ho iniziato a recitare, a 16 anni, non volevo essere accusato di sfruttare la fama di mio zio, il regista Francis Ford Coppola. E ho preso in prestito il cognome da un personaggio dei fumetti, Luke Cage. Ma nel mio cuore sono sempre Nicola Coppola».

Lei ha molti altri parenti celebri: da sua zia Talia Shire, attrice, a sua cugina Sofia Coppola, regista. Pensa che il talento sia una questione di geni?

«Be', non credo sia solo una coincidenza. Le altre famiglie si tramandano l'argenteria, noi ci passiamo di padre in figlio la creatività. È stato mio nonno Carmine a fare da apripista. Quando dall'Italia è arrivato negli Usa non aveva un dollaro. Ma possedeva un grande talento per il flauto. È diventato il primo flautista dell'orchestra di Toscanini e un grande compositore».

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Cosa facevano i Coppola in Italia?

«Le rispondo come mi ha risposto mio zio Francis quando gliel'ho chiesto: "Erano campagnoli, ladri e rapinatori"».

Ora che ha detto sì per la terza volta, vuole una famiglia tutta sua?

«Alice e io siamo novelli sposini! Per ora ci godiamo la nostra vita a due. Però vorrei dare dei fratelli al mio primo figlio Weston. Tra un po'».

Nonostante i divorzi da Patricia Arquette e da Lisa Marie Presley, non ha perso la fiducia nelle donne...

«Non amo stare da solo, mi piace l'idea di condividere la mia vita con una donna... Mi scusi, non mi va di parlarne. Non è per superstizione, ma ho paura che, se dico che sono felice, qualcuno mi porti via la felicità».

Ma è vero che, al vostro primo appuntamento, Alice è dovuta tornare a casa prima di mezzanotte?

«È vero. L'ho invitata al Grand Canyon. Lei ha detto: "Sì, ma devo rientrare alle undici". Così l'ho portata in aereo in Arizona e lì abbiamo preso un elicottero. In volo abbiamo ascoltato La cavalcata delle Valchirie di Wagner e, una volta atterrati, abbiamo fatto un pic-nic in mezzo alle gole. Sono stato un vero gentiluomo: ho riaccompagnato Alice a casa alle undici in punto».

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