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Io e Miss Italia, una storia d’amore (e di odio)

La mia con Miss Italia è una storia d'amore lunga e turbolenta, che dura da quando ero piccolo. Ecco il resoconto affezionato e divertito di questi anni tormentati.

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La mia con Miss Italia è una storia d'amore lunga e turbolenta, che dura da quando ero piccolo. Ecco il resoconto affezionato e divertito di questi anni tormentati.

Mi piace Miss Italia. Mi è sempre piaciuto, già quando ero piccolo mi piaceva, anche se di donne non capivo una cippa: per me c'era solo mia madre, era lei la più bella.

Da bambino soffrivo di problemi di udito. L'otorino mi mandò alle cure termali. Il posto migliore per il tipo di problemi che avevo era Salsomaggiore, in Emilia Romagna. Ci andavamo a fine estate, alloggiavamo in un albergo che sembrava uno chalet di montagna, l'Hotel Azzurra. Non so come fosse davvero, né com'è adesso e tantomeno se esista ancora, ma mi pareva bellissimo, arroccato in cima a una strada alberata, che si snodava in un serpente di curve e a settembre si riempiva di foglie secche. Lo gestivano marito e moglie, in modo caloroso e familiare: lei si occupava delle camere, lui, bravissimo cuoco, nonché tifoso del Milan — ogni tanto la domenica spariva per andare a Milano a guardarsi le prime partite di campionato — si occupava della cucina.

A un certo punto, nelle nostre tranquille vacanze, fatte di noiose attese del mio turno alle cure termali, di passeggiate nel centro storico costellato di café chantant, di partite al mini-golf o di brevi gite nei dintorni, a un certo punto dunque arrivava Miss Italia a sconvolgerle. All'Hotel Azzurra venivano a dormire le miss, che spesso si ritiravamo tardissimo, sovraeccitate per le prove che avevano dovuto sostenere durante la giornata e la città, di norma pacata ed elegante come si conviene a una stazione termale costruita nell'Ottocento, si riempiva di una certa, diffusa elettricità, le vie si addobbavano a festa e le vetrine diventavano tematiche. Per esempio, lungo il corso principale c'era una gioielleria che esponeva la corona di Miss Italia o una sua copia (non l'ho mai capito) e noi restavamo imbambolati a guardarla come si può restare a guardare la corona della regina d'Inghilterra.

Quando tornavo a casa, a Matera, mi guardavo la finale (in tanti anni di onorata carriera di degente termale non mi è mai riuscito di vederla dal vivo) e riconoscevo eccitato i luoghi in cui ero appena stato.

Da qui, ho preso l'abitudine di guardare Miss Italia in televisione anche quando poi ho smesso di andare a Salsomaggiore. E mi sono affezionato a questo polpettone televisivo che durava per giorni e per ore, in cui il massimo della tensione era rappresentato dal ritardato arrivo di una busta con i nomi delle vincitrici, e il massimo della provocazione dai costumi interi e neri delle miss. E poi le panoramiche lentissime alle gambe lunghissime delle miss: finché la telecamera le inquadrava tutte tu ti eri già addormentato al ginocchio. La conduzione paternalistica di Fabrizio Frizzi. Le domande imbarazzanti alla giuria per dare il tempo ai primi computer di elaborare i numeri del televoto. L'innocenza e l'ingenuità di certe ragazze, che ancora restituivano l'immagine dell'Italia come di un grande paese che incomincia sul Mediteranneo e finisce alle Alpi.

Per un po' ho smesso. Giustificarmi di fronte alle fidanzate che nel frattempo ho avuto, dicendo che per me Miss Italia era come la madaleine di Proust, non era più credibile. E anche di fronte ai miei nuovi amici che ritenevano che Miss Italia, oltre ad essere la peggior espressione del nazionalpopolare, un po' come Sanremo, era anche offensivo per la dignità delle donne. Inutile provare a spiegargli che quel tipo di regia e la conduzione di Frizzi riuscivano a trasformare persino la più bella e provocante delle ragazze in un'idea platonica. Dicevo perciò che avevano ragione, che era uno spettacolo nazionalpopolare e offensivo, ma in realtà ero arrabbiato, come tutti i miei corregionali: in decenni di concorso mai che avesse vinto una ragazza della Basilicata. Abbiamo deciso di boicottare il programma.

E invece pochi mesi fa a Matera ho cambiato casa. Giù per le scale o nel cortile ogni tanto vedevo questa ragazza parecchio bella, camminare per la strada ancora da asfaltare come se stesse sfilando. Infatti poi ho scoperto che fa la modella e che si chiama Simona Tanzi. Simona, a un certo punto, ha partecipato alle selezioni regionali di Miss Italia e le ha vinte, portandosi a casa la fascia di Miss Kia Basilicata.

Ho ricominciato a crederci. Ho ricominciato a credere che Miss Italia questa volta potesse essere proprio della Basilicata, che potesse essere la mia vicina di casa. Avrei potuto dire in giro «Miss Italia è la ragazza della porta accanto», avrei potuto dirlo sul serio, non come fanno molti che lo dicono tanti per dire. E ai miei amici, quelli che ritenevano che Miss Italia fosse una roba nazionalpopolare e offensiva, gli ho detto: «Voglio vedere se ce l'avevate voi Miss Italia come vicina di casa, voglio vedere proprio se non diventavate nazionalpopolari pure voi». Ho iniziato a seguire tutti gli speciali e gli approfondimenti, a sentirla al telefono per farmi raccontare come stava andando.

Dopo la vittoria lucana l'hanno mandata a Jesolo. Mi ha raccontato di alberghi da sogno e di quell'elettricità che mi ricordavo io, quella con cui tornavano la sera a mezzanotte le miss all'Hotel Azzurra, dopo una giornata di provini, shooting fotografici e casting.

Non vedevo Miss Italia da anni. Quando ho acceso il televisore per seguire le preselezioni e poi la finale è stato un po' come fare un viaggio nel tempo. Ma niente era più come me lo ricordavo. Innanzitutto, non c'è più Salsomaggiore. Poi, non va più su Raiuno, ma sulla sette e non c'è più né Fabrizio Frizzi né quella regia soporifera che tanto amavo. Miss Italia, che si può dire ha inventato il talent, è diventato invece un talent feroce come tutti gli altri talent. È diventato come X-Factor o come Masterchef. E quelle ragazze ingenue, fotografia di un'Italia grande come un paese, quelle ragazze con le inflessioni dialettali dure e non levigate come la lingua pettinata che ho visto in questi giorni in tv, nemmeno quelle c'erano più. C'erano invece sessanta ragazze agguerrite e consapevoli, figlie di un'Italia cresciuta a pane e tv commerciali.

Tutto è cambiato in questa edizione di Miss Italia, tutto tranne un cosa: che la Basilicata non vince. Il sogno di avere una “Miss Italia della porta accanto” è svanito la seconda serata di selezioni, quando Simona è stata mandata a casa e lei ce l'aveva messa tutta e ci credeva come si può credere a un sogno a vent'anni.

Io, dal canto mio, tornerò a protestare, non guarderò più Miss Italia. Almeno fino a quando la Basilicata non vincerà o non mi ridaranno Fabrizio Frizzi. E le merendine di quando ero bambino. E tutto il tempo che nel frattempo ho perduto.

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