del

Io, gli Spandau Ballet e il concerto che ti cambia la vita

di Giusy Cascio
Vota la ricetta!

Gli Spandau Ballet faranno un nuovo disco a distanza di 25 anni dall'ultimo album. Sono invecchiati loro, e siamo invecchiati pure noi fan della prima ora che non ci perdevamo un concerto. Ma gli anni 80 non invecchiano mai. Con tutti gli affetti, la spensieratezza, l'entusiasmo che ci lasciano in eredità

Un caffè con Donna Moderna

Gli Spandau Ballet faranno un nuovo disco a distanza di 25 anni dall'ultimo album. Sono invecchiati loro, e siamo invecchiati pure noi fan della prima ora che non ci perdevamo un concerto. Ma gli anni 80 non invecchiano mai. Con tutti gli affetti, la spensieratezza, l'entusiasmo che ci lasciano in eredità

Cascio Giusy
Un'opinione di

Giusy Cascio

Giornalista​​ dadaista, mamma trafelata e moglie spregiudicata. ​A Donna Moderna scrive di...

Tonyyyyy! Martiiiiiiin! Garyyyyyy! Steeeeeeeeeve! Joooooohn! Sìììììììì! Oggi ho ritrovato l'entusiasmo di una 12enne. O, come si dice sui social network moderni, di una "bimbaminkia". Permettetemi di esultare, ma la notizia è una bomba: leggo un tweet del chitarrista Gary Kemp (sì, lo seguo) e scopro che lui, suo fratello Martin e gli altri tre degli Spandau Ballet in questi giorni sono in sala di registrazione a comporre canzoni. Nuove. Un album. Nuovo. Dopo 25 anni dall'ultimo, Heart like a sky.



La notizia è una bomba per me, perché sono una fan degli Spandau dalla prima ora. Una di quelle che mangiava i Mars (gli snack) noncurante di ciccia e brufoli, pur di tentare la sorte e vincere biglietti dei tour estivi. Una di quelle che appendeva i poster della band in camera in tutte le loro "trasformazioni": da new romantic a camionisti ubriachi. Roba che, se ci ripenso adesso, era di un truzzo insostenibile. Avevo, appunto, 12 anni, quando il 4 agosto 1987 per la prima volta sono stata a un loro concerto.

Esattamente 27 anni or sono.

Sono vecchia? E chi se ne importa. Erano gli anni 80: allora eravamo tutti bambini, anche gli adulti.

Lo era pure mia mamma, che mi accompagnò sugli spalti della Favorita, quel 4 agosto.
Fu una bella serata. Facevo un caldo bestia. Ne io né lei eravamo mai andate allo stadio, a Palermo.
E i gradoni in pietra erano di una scomodità assoluta. Ancora me la ricordo, mia mamma, che gridava come un'ossessa: «Tonyyyy, che sii bieuddu», in siciliano, saltellando sulle note di Fight for ourselves. Era fan pure lei. Bimbaminkia ante litteram.

In effetti, Tony Hadley ERA bello, prima di inquartarsi come un vitello. Ma la cosa più bella, più di lui e degli altri Spandau Ballet - Steve Norman il mio preferito, il biondino -  era che in quel concerto lì, per la prima (e oserei dire l'unica) volta della mia vita, io e mia madre eravamo amiche.

Poi, la vita è andata come è andata. In quello stadio la squadra di calcio del Palermo è tornata più volte in serie A.
Gli Spandau Ballet si sono lasciati, separati, riuniti, hanno fatto pure un documentario, Soul boys of the western world, presentato a Cannes, che (si spera) arriverà in autunno al cinema. E io, ormai trentenne inoltrata, nel frattempo ho sposato un "duraniano": la vendetta del Destino totale, per una come me che i seguaci di Simon Le Bon non li sopportava.

Ma il mio adorato marito, fan dei Duran Duran, forse proprio perché anche lui può capire la nostalgia canaglia dei "nostri" anni 80, mi ha portato a un altro concerto degli Spandau Ballet: il 1° marzo 2010, a Milano.
Nostra figlia era nata da un mese, io la allattavo ancora. Ma per gli Spandau la mollai, poche ore, ai suoceri. Una follia di una sera, per vedere i miei eroi. Quelli che, meglio della scuola, mi avevano insegnato l'inglese con le loro canzoni e  la storia contemporanea con una hit: Through the barricades 



Sono vecchia? Sono nostalgica?

Sono una bimbaminkia degli anni 80, perdonatemi. E so che, se state leggendo fin qui, avete anche voi un concerto che vi ha cambiato la vita. Raccontatemi quale!
Magari è successo proprio in quegli Eighties spensierati, entusiasti, gioiosi. Tutto, allora, era giovane. Giovane per sempre. Forever young, come la canzone della rock band tedesca degli Alphaville: un mantra. Che ci rende forti anche oggi.

Lo cantavano anche gli Spandau Ballet, in Through the barricades:

She says it must be youth That keeps us feeeling strong

Dice che deve essere la gioventù, che ci fa sentire forti.

 

 

Un caffè con Donna Moderna

Un caffè con Donna Moderna