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Javier Bardem: «Ho fatto un film per i miei figli»

di Lorenzo Ormando

Johnny Depp e Javier Bardem si ritrovano nell’ultimo Pirati dei Caraibi, la saga dove l’attore spagnolo veste i panni del cattivo. E dove in passato ha recitato sua moglie Penélope Cruz

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Johnny Depp e Javier Bardem si ritrovano nell’ultimo Pirati dei Caraibi, la saga dove l’attore spagnolo veste i panni del cattivo. E dove in passato ha recitato sua moglie Penélope Cruz

Per Javier Bardem i Pirati dei Caraibi sono un affare di famiglia. L’attore spagnolo, 48 anni e un Oscar vinto per il ruolo dello psicopatico Anton Chigurh in Non è un paese per vecchi, sapeva già cosa aspettarsi quando ha accettato di recitare nel quinto capitolo della saga, La vendetta di Salazar, nei panni del cattivo del titolo. «Mia moglie (Penélope Cruz, conosciuta 25 anni fa sul set del film Prosciutto Prosciutto e sposata nel 2010, ndr) aveva interpretato un’ex fidanzata di Jack Sparrow nel film precedente, Oltre i confini del mare. Andavo spesso a trovarla alle Hawaii, dove giravano, per passare del tempo insieme» ci racconta Bardem in un hotel di Disneyland Paris, poco distante dalla famosa attrazione all’origine dei film. «Penélope scoprì di essere incinta del nostro primo figlio (Leonardo, 6 anni; la coppia ha anche Luna, 3, ndr) solo dopo aver ottenuto il ruolo. Johnny Depp la rassicurò, dicendole che avrebbero trovato un modo per gestire la situazione. L’ho apprezzato molto».

Johnny Depp, Javier Bardem e Orlando Bloom alla premiere di Pirati dei Caraibi - La vendetta di Salazar a Parigi

Tu e Johnny vi siete conosciuti in quell’occasione?

No, avevamo già lavorato insieme nel 1999 in Prima che sia notte. Sapevo che sarebbe venuto sul set, ma ignoravo quando. Poi un giorno, uscendo dal mio camerino, vidi questa ragazza bionda, di spalle, che camminava sui tacchi davanti a me. Che schianto! La stavo osservando quando qualcuno mi fece notare che si trattava proprio di Johnny, che doveva interpretare una drag queen. Glielo dissi: «Hey, amico, hai un fondoschiena da urlo! (ride, ndr).

Da ragazzino giocavi a fare il pirata?

Certo, ero un grande fan delle pellicole di corsari con Errol Flynn e Burt Lancaster. Ecco perché è stato divertente poterne interpretare uno. Peccato che, nonostante ci trovassimo in Australia, tutte le scene in nave siano state realizzate in studio.

Chi è Salazar?

È un fantasma che, quando era in vita, ha subìto un torto da un giovane Jack Sparrow. Ora è tornato in cerca di vendetta. Per crearlo mi sono ispirato ai tori feriti nelle arene, sanguinanti, con le spade infilzate nella schiena. Lui è come loro, accecato dalla rabbia. Mi ha fatto pensare anche al “cante jondo”, lo stile del flamenco con cui i cantanti spagnoli parlano di cose perdute e di ferite mai rimarginate.

Tu sei un tipo vendicativo?

No. Certo, sono un essere umano e a volte mi capita di voler ricambiare un’offesa, ma dopo cinque minuti capisco che non ne vale la pena: la vendetta danneggia chi la medita e io amo stare bene col prossimo.

Questa saggezza è arrivata con l’età?

No, ragiono così da sempre. Per anni ho giocato a rugby, sport che mi ha dato grandi lezioni di vita.

Quali?

Tenere conto degli altri e rispettare le persone al mio fianco. Il gruppo, la fratellanza, la forza di superare uniti gli ostacoli: è tutto lì.

Il tuo Salazar ha un look spaventoso. I tuoi figli ti hanno visto conciato così?

Sono venuti a trovarmi sul set, ma solo quando recitavo senza trucco. Altrimenti ti immagini quante notti insonni? Ci volevano 3 ore per ottenere quel risultato: ogni mattina mi portavano una tazza di caffè e poi mi spalmavano la faccia di colla.

Salazar sputa un liquido blu, mentre parla. Che cos’era?

L’ho ribattezzato “cacca di scimmia”: in teoria doveva sapere cioccolato, ma non era vero. Tra un ciak e l’altro ne avrò ingeriti dei litri!

Difficile alzarsi all’alba per le riprese?

No, di solito sono tra i primi ad arrivare al lavoro perché voglio essere puntuale. Anche se non porto orologi: non conoscere l’ora mi fa stare sulle spine. A me i ritardatari non piacciono: è una questione di rispetto per gli altri.

Questo è il tuo primo film per tutta la famiglia.

Mi sembra un ottimo modo per cominciare, penso che questa saga sia entusiasmante. Il fatto che lo abbia girato in questa fase della mia vita, forse, ha anche a che fare con l’essere padre: mi piace l’idea che i miei figli, un giorno, mi vedano in una pellicola destinata a loro.

Leonardo e Luna sanno che i genitori sono star del cinema?

Non ancora. Non hanno mai visto nessuno dei nostri film e, a casa, non c’è nulla che faccia intuire che lavoro facciamo, come poster o cose del genere.

Tu e Penélope farete altri due film insieme.

Eh già, per un totale di 7! Abbiamo in ballo il nuovo progetto di Asghar Farhadi, che quest’anno ha vinto l’Oscar con Il Cliente, mentre a dicembre abbiamo finito di girare Escobar, sulla vita del narcotrafficante colombiano. Sono stato felice di poterla avere accanto a me, ogni giorno, per tre mesi. È stato bellissimo, perché purtroppo non capita quasi mai!

È vero che da giovane volevi fare il pittore?

Sì, sono cresciuto con una madre attrice e ho assistito alle mille difficoltà che ha dovuto affrontare. Il nostro è un mestiere duro: quando parliamo di attori, ci riferiamo solo a quelli che conosciamo. Ma ce ne sono molti che non ce l’hanno fatta e passano il tempo al bar, disoccupati. Ecco perché preferivo pensare ai ritratti.

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