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“We”, il libro-manifesto di Jennifer Nadel e Gillian Anderson

“We”, il libro-manifesto di Jennifer Nadel e Gillian Anderson

Americana di nascita e inglese d’adozione, Jennifer Nadel, 54 anni (nella foto a sinistra, accanto all’attrice Gillian Anderson), è membro del Green Party britannico. Ha lavorato come cronista alla Bbc

06.10.2017 di Isabella Fava

C’è un nuovo femminismo che unisce spiritualità, politica e psicologia. Aiuta le donne ma salva anche gli uomini. Lo propone questa attivista in un libro-manifesto. Scritto con la sua vicina di casa: l’attrice Gillian Anderson

Le ragazze degli anni ’70-’80 probabilmente ricorderanno Noi e il nostro corpo. Scritto nel 1969 da un collettivo di donne di Boston, è stato il primo libro femminista che trattava di sesso, aborto, contraccezione, rapporti con i genitori. Quasi 50 anni dopo molti di questi temi sono ancora in discussione e continua a esserci il bisogno di una guida per affrontare le difficoltà sul lavoro, in famiglia, con il partner. L’ultima arrivata in libreria si intitola We. Un manifesto per tutte le donne del mondo (Harper Collins Italia). L’ha scritto Jennifer Nadel, ex corrispondente per la Bbc, Itv e Channel 4 News, insieme a Gillian Anderson, l’attrice di X Files. Vicine di casa a Londra, entrambe mamme single, entrambe con un passato emotivamente travagliato. «Depressione, dipendenza da droghe, alcol, cibo, relazioni basate sull’abuso. Le abbiamo provate tutte. E nel frattempo cercavamo di capire come funzionava la vita attraverso la psicoterapia e lo yoga» scrivono nell’introduzione del libro. «Ma non bastava» dice Jennifer, che abbiamo incontrato a Milano per la presentazione del saggio: ci voleva un percorso e qualcuno con cui condividerlo. «We nasce dall’amicizia tra 2 persone che sono passate attraverso grandi sofferenze e si sono trovate nella condizione di dover trovare delle risposte. Se non avessi fatto quel percorso di cui parliamo nel libro oggi non sarei qui» rivela.

Di cosa parla We?

Non è un manifesto nell’accezione “maschile” del termine. È un approccio che unisce spiritualità, politica e psicologia. Si differenzia dagli altri libri di self help perché mette insieme tutti questi elementi. È un viaggio fatto di principi, pratiche ed esercizi (vedi box a destra, ndr). Ed è politico perché prendersi cura di noi stesse a livello emotivo, fisico e spirituale è il gesto iniziale per cambiare le cose.

Cosa bisognerebbe cambiare?

Da femminista mi sono trovata a lottare a lungo per ottenere un posto più prestigioso, riconoscimenti, pari opportunità e il 50% del sistema. Ma ogni minuto una madre muore di parto mentre dall’altra parte del mondo molte altre donne spendono migliaia di sterline in chirurgia plastica: è evidente che il sistema economico e culturale su cui abbiamo vissuto finora non funziona più. Bisogna cominciare a pensare in modo diverso. E il femminismo da solo non basta.

Qual è la vostra proposta?

Il nostro manifesto si rivolge a tutti, uomini e donne. È un invito a guardare dentro se stessi, per raggiungere la pace e andare verso gli altri. Come politica (Jennifer è attivista e membro del Green Party britannico, ndr) ho visto cosa accade se si vuole fare qualcosa per il mondo senza prima avere risolto le proprie ferite. Dobbiamo imparare a essere meno egoisti.

Nel libro parlate di pace, amore, gentilezza, ma anche di coraggio e di fiducia per sconfiggere la paura. Paura di cosa?

Questa società ci fa sentire insicuri, insoddisfatti, inadeguati: dobbiamo sempre aspirare a qualcosa di più, avere qualcosa di più, essere qualcosa di più.

Ma non siamo anche libere di scegliere? Il femminismo non ci ha insegnato questo?

No, abbiamo confuso la libertà con la mercificazione. Le ragazze di oggi pensano di essere libere perché possono indossare ciò che vogliono, andare fuori, fare sesso. Hanno interiorizzato lo sguardo maschile e non escono da quel modello. A Londra, come a New York o Milano, non basta essere riuscite ad avere un buon lavoro, bisogna essere ben pettinate, truccate, con le unghie laccate e le sopracciglia curate. Dov’è la liberazione da coloro che ci considerano oggetti da essere guardati e ammirati?

Spesso, però, le donne sono le peggiori nemiche di se stesse. Manca il coraggio per cambiare.

Sì, a volte ci manca la forza di cogliere le opportunità perché siamo cresciute con un modello di donna nel mondo del lavoro: la manager che per rompere il tetto di cristallo lavorando tantissimo e sacrificando la famiglia. Chi invece non lavora è relegato ai margini della società. Perché bisogna pagare un prezzo così alto? Non sarà che il sistema non funziona? Sarebbe sufficiente lavorare meno, e tutti, se si consumasse di meno.

Oggi tanti uomini non accettano che le donne diventino indipendenti.

È vero. Provano paura, frustrazione. Rabbia. Che si manifestano con il sopruso fisico e la misoginia. Il cambiamento deve partire da noi, come madri, sorelle, compagne: se vogliamo che i nostri figli vedano le donne come individui forti e indipendenti, dobbiamo dimostrare loro che lo siamo davvero.

9 principi da seguire

Un po’ saggio, un po’ manuale pratico di self help, We. Un manifesto per tutte le donne del mondo (Harper Collins Italia) ha un obiettivo preciso: arrivare a una vita autentica, ispirata alla comprensione di chi ci sta intorno, per passare dal modello incentrato sull’Io a quello impostato sul Noi. Come riuscirci? Attraverso un percorso che comprende 9 principi con relative pratiche, esempi ed esercizi. I 9 principi sono: onestà, accettazione, coraggio, fiducia, umiltà, pace, amore, gioia e gentilezza.

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