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Jovanotti in concerto: la musica riprende, dopo il Bataclan

di Mattia Carzaniga
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È  partito da Rimini il nuovo tour di Lorenzo Jovanotti nei palasport. Dopo  Madonna, anche il cantante italiano celebra la forza della musica, dopo le  tragedie di Parigi

È  partito da Rimini il nuovo tour di Lorenzo Jovanotti nei palasport. Dopo  Madonna, anche il cantante italiano celebra la forza della musica, dopo le  tragedie di Parigi

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Chi fermerà la musica? Nessuno. La “generazione Bataclan” vuole continuare a cantare e ballare, grida forte e chiaro che lo spettacolo deve continuare, nonostante tutto. Ieri sera c’è stato il debutto a Rimini del nuovo tour di Lorenzo Jovanotti nei palasport (“sequel” di quello estivo negli stadi) e la prima delle tre date di Madonna a Torino. In entrambi in casi, le imponenti misure di sicurezza all’ingresso dei palazzetti sono state l’unica eco di quel che è tragicamente successo a Parigi una settimana fa. Dentro, artisti e pubblico hanno voluto celebrare una festa.

«Negli ultimi 10 giorni abbiamo montato lo spettacolo, ma sono stati 10 giorni pazzeschi. In un attimo è cambiato tutto, Parigi ci ha colpito e ci siamo chiesti: cosa stiamo facendo? Ma che altro possiamo fare se non questo?» ha dichiarato Jovanotti in una nota ufficiale all’Ansa. Così è stato sul palco di Rimini ieri sera. Un happening che ha mischiato suoni, video, animazioni, costumi psichedelici firmati da Valentino e Costume National, tra frange da cowboy, armature da motociclista fantascientifico e gonne etno-tribali. «Senza neppure parlare dei fatti di Parigi: la mia risposta è tutta nelle canzoni, nei ritmi, nei costumi», come ha detto Lorenzo alla Stampa.

Rispetto agli stadi, lo show ha molte novità, a cominciare dalle canzoni dell’ultimo album Lorenzo 2015 CC mai eseguite in scena: da Pieno di vita, accompagnata da un commovente videoclip, a Libera, il brano dedicato da Jovanotti a sua figlia Teresa, che oggi ha 16 anni. È più intimo, diviso in tre atti: elettronica e suoni sperimentali nella prima parte, ballate lente nella seconda, rock and roll nella terza, la grande festa conclusiva. «Il punto di partenza era evitare proprio il confronto con gli stadi, soprattutto nella parte iniziale. Avremmo perso in partenza. Certo, questo spettacolo è parente dell'altro, l'idea di fondo è la stessa, il disco quello, ma allo stesso tempo è tutto nuovo, nelle scenografie, negli effetti, nella scaletta» ha spiegato nella nota ufficiale diffusa dall’Ansa.

La festa di Lorenzo – che toccherà tutta l’Italia, per chiudere all’inizio del 2016 – ha coinvolto come sempre grandi e piccoli, in un eterno «sabato sera», come canta nel primo singolo del disco. Lo stesso è successo a Torino con Madonna, più di un’ora di ritardo (ma lo fa sempre, e sempre la si perdona) per poi prodursi in un divertente e divertito tuffo in trent’anni di carriera, dall’inno Like a Virgin di ieri al simbolico Rebel Heart di oggi, l’ultimo disco che diventa un messaggio potente: «Sono un cuore ribelle, e da sempre affermo che bisogna lottare per quello in cui si crede, ad ogni costo. Ma solo se a muoverci c’è l’amore» ha detto sul palco del PalaAlpitour alludendo a Parigi. Fino al momento più applaudito: La vie en rose, che la diva ha messo in scaletta fin dall’inizio del tour, prima della strage del Bataclan, ma che ora acquista un significato ancora più toccante. Anche in questo caso senza dover aggiungere parole: non ce n’è bisogno, basta la musica.

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