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Da Mary Poppins a Tata Lucia: cosa è cambiato

di Valeria Di Napoli, in arte Pulsatilla, scrittrice
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Julie Andrews compie 80 anni. Ma Mary Poppins non invecchia mai. A cambiare sono le baby sitter di oggi, che poco somigliano alla signorina che cantava Basta un poco di zucchero. Sono meno sognatrici e più autorevoli. Perché nelle famiglie di oggi non vanno educati solo i figli: anche i genitori hanno bisogno di regole

Julie Andrews compie 80 anni. Ma Mary Poppins non invecchia mai. A cambiare sono le baby sitter di oggi, che poco somigliano alla signorina che cantava Basta un poco di zucchero. Sono meno sognatrici e più autorevoli. Perché nelle famiglie di oggi non vanno educati solo i figli: anche i genitori hanno bisogno di regole

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Prima di essere un film, Mary Poppins era un libro. Ed è rimasto solo un libro per 30 anni, perché l’autrice, una certa signora Travers, non ne voleva sapere di vendere i diritti per l’adattamento cinematografico a quel filibustiere di Walt Disney. Poi è andata come è andata: bene, cioè. Siamo qui a festeggiare i 50 anni di uno dei film più amati al mondo: quello con l’indimenticata Julie Andrews.

Saving Mr. Banks è il film del 2013 che racconta come Disney (Tom Hanks in un’imperdibile versione con baffetto) riuscì a conquistare la fiducia dell’ostile Mrs. Pamela Lyndon Travers (Emma Thompson, a cui l’ostilità dona moltissimo). E già che leviamo i calici, tracciamo un bilancio: quanto è cambiato il modo di educare i bambini?

Facciamo un passo indietro. Mary Poppins è un film del 1964. Beatles, guerra fredda e paura per qualsiasi cosa che sia rossa e che sventoli. Il ’68 è prossimo, il femminismo frigge. Sono gli anni in cui in ogni film americano c’è l’idea di dover serrare le file, di essere uniti. Persino gli indiani nei western diventano buoni e si alleano con i cowboy. Si spiega così la famiglia Banks, quella in cui precipita Mary Poppins con il suo ombrello: una famiglia reazionaria, ancorata saldamente ai valori del capitalismo, col signor Banks che pensa ai soldi con buona pace dei piccioni affamati, e la signora Banks che è una sbadata suffragetta in lotta per i diritti civili. Ma le madri che si mettono a fare altro - insegna il film - trascurano i figli. Per cui urge Mary Poppins a ricreare la magia del focolare e rinsaldare il nerbo della società americana, che è la famiglia. La famiglia ricca, conservatrice, altoborghese. Cosa tira fuori Mary Poppins dalla borsa è poco rilevante (ok, non proprio: una pianta, un appendiabiti, un abat-jour, uno specchio e altri aggeggi che oggi le creerebbero problemi con i controlli in aeroporto). Comunque, il vero trucco magico del film è che c’è una famiglia. Noiosa e capitalista - va bene - ma solida.

Oggi invece la famiglia è destrutturata, sfilacciata, indebitata. Non ha ideologie, né regole. Non crede ai miracoli perché ai miracoli ha detto basta. Infatti chiama Tata Lucia di S.O.S. Tata. Una che non scivola sul corrimano. Suona il campanello e sembra sia arrivata la visita fiscale.

Mary ballava sui tetti, Lucia appiccica le regole sul muro. Cos’è cambiato in 50 anni? L’ho chiesto ad Alberto Pellai, medico, ricercatore all’università Statale di Milano, esperto di prevenzione dell’età evolutiva. E padre di 4 figli. «Tata Lucia risponde alla fragilità dei genitori di oggi. Porta il buon senso antico, insegna a mamme e papà come mostrarsi più autorevoli. I genitori sono sempre lo specchio dell’epoca a cui appartengono. Al tempo di Mary Poppins, il dovere cancellava di continuo il piacere: lei arrivava con una borsa piena di giochi e di magie portava in casa un modello completamente diverso, alternativo all’educazione dominante. Al contrario, Tata Lucia adesso presidia il dovere in una società orientata al piacere, dove i genitori a volte chiamano la baby-sitter per fare l’aperitivo con i colleghi».

In sostanza, Mary Poppins educava i bambini, Tata Lucia educa i genitori. E se prima a farci deragliare erano i doveri, mentre oggi sono i piaceri, resta il fatto che forse siamo un po’ disconnessi dai nostri figli. «La necessità di una tata ne è la spia, perché serve una figura che vada a sostituirsi alla mancanza di una mamma e di un papà» dice Pellai. «Nelle famiglie numerose di una volta, in moltissimi casi i bimbi finivano nelle mani dei nonni e degli zii. Oggi abbiamo un mondo di adulti che lavorano e di nonni che non sono disposti a offrirsi come baby-sitter perché lavorano a loro volta, o magari hanno di meglio da fare».

Aggiungerei però, in difesa di Tata Lucia, che Mary Poppins è un film di fantasia. I piccoli Banks passano da un volo a un gioco a un miracolo senza ricevere un reale contributo alla propria educazione. Tata Lucia non ha la bacchetta magica: si rimbocca le maniche e trova soluzioni a problemi di famiglie spesso indigenti, confuse, divorate da piccoli e grandi rovelli. Non perde tempo con parole che iniziano con «supercalifragili» e non passa le giornate a ballare con i pinguini.

Ma a ben guardare, forse, 2 tate così diverse ci dicono la stessa cosa: che è possibile riordinare il disordine. Di più, che si può diventare responsabili del disordine creato e che all’interno della responsabilità c’è un piacere. Si tratti di rimettere a posto la stanza o i pezzi sfaldati di un’esistenza, sembrano dirci: «Si può fare». Basta un poco di zucchero e la pillola va giù.

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