La tua vita in un libro: la seconda prova di Monica

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Le 10 concorrenti del nostro talent "La tua vita in un libro" si cimentano nella seconda prova: show, don't tell. Ecco la prova di MONICA

SECONDA PROVA: DESCRIVERE UN PERSONAGGIO SECONDO IL PRINCIPIO "MOSTRARE NON RACCONTARE" 

È da un mese che Giorgio è ricoverato nel reparto di Rianimazione e non dà cenni

di risveglio. Per un’infezione polmonare è stato messo in isolamento in una piccola stanza all’interno dell’Unità di Rianimazione. Sono qui, sola, divisa dal reparto da una parete vetrata e osservando da lontano gli altri parenti in visita mi tornano in mente immagini e sensazioni di quando ero bambina.

Avevo circa sei anni e i miei genitori avevano una galleria d’arte a Rimini adiacente al Museo delle Cere. Spesso mi intrufolavo dentro al museo eludendo il controllo del custode e mi nascondevo in mezzo alle scenografie, entrando così a far parte di un mondo immaginario dove tutto era possibile e dove fantasticavo di essere ogni volta un personaggio diverso. Giocavo con le statue di cera come facevano le bambine della mia età con le bambole. Prendevo il tè, mangiavo biscotti e chiacchieravo con tanti personaggi storici attraversando epoche e paesi lontani, sempre sola con me stessa e isolandomi così dalla realtà. A volte rimanevo ferma immobile per delle ore rischiando di rimanere chiusa dentro di notte, così mi assaliva il pensiero che a nessuno importasse di me perché nessuno mi veniva a cercare, nessuno si preoccupava per me, sembravo non esistere per i miei genitori.

E ora qui, chiusa in questa stanza, mi sento di far parte di nuovo di una scenografia in cui sono l’unica viva, isolata dal mondo esterno e con la paura di rimanere imprigionata per sempre. E sento di nuovo di non esistere.

Il commento della editor Nina

Il testo di Monica è potentissimo: la giustapposizione dei sentimenti provati dalla protagonista bambina in una situazione di isolamento per qualche verso cercato con quelli della protagonista adulta alle prese con una situazione di isolamento “forzato”, che la riguarda perché coinvolta nelle cure di una persona malata, racconta alla perfezione il mondo a parte dei reparti ospedalieri di lungo degenza.

Funziona Magistrale la metafora delle persone ricoverate in Rianimazione come statue di cera.

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