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Lost? Semplicemente geniale

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Finalmente siamo nel 2009. Perché tanto entusiasmo? No, non è per il fatto di essersi lasciati alle spalle l'anno bisestile (anche se è pur sempre un bel sollievo), ma perché non ne potevo più di aspettare i nuovi episodi di Lost, la fortunata serie tivù a metà tra il thriller claustrofobico e il film di avventura.

La quinta stagione è pronta e verrà trasmessa negli Usa nei prossimi giorni: una manna dal cielo per gli appassionati che non vogliono - o non ce la fanno- ad aspettare la messa in onda italiana (si parla della prossima estate) e si guarderanno i nuovi episodi in inglese su Internet.

Tra me e Lost non è stato un colpo di fulmine, anzi, all'epoca della prima serie avevo bollato gli episodi iniziali, visti distrattamente, come l'ennesima boiata televisiva. Ma, siccome ho imparato a non fermarmi mai alla prima impressione, ho guardato quelli successivi. E mi sono persa anch'io, come tanti altri milioni di fan, tra i misteri che avvolgono i superstiti del volo Oceanic 815.

La serie, un vero e proprio successo globale, è entrata di diritto tra i prodotti di culto della televisione, un po' come è stato per X-Files nel panorama televisivo degli anni Novanta e Twin Peaks nel decennio precedente. Gli episodi di Lost sono famosi per essere intrisi di misteri da leggere, scomporre e ricostruire attentamente, lasciando libero spazio all'immaginazione dei fan.

Gli addicted come me lo sanno bene, infatti basta cliccare sulla rete per trovare un'infinità di forum e blog che espongono teorie sulla fitta trama di misteri che avvolge l'isola e i suoi ospiti. Provate a fare una ricerca sui famosi numeri maledetti (4-8-15-16-23-42): ho scoperto che in Google compaiono centinaia di migliaia di risultati. A volte viene da pensare che gli sceneggiatori tutti questi forum se li leggano ogni giorno. Perché? Ma per cercare spunti, trovare idee e anche soluzioni agli enigmi di cui infarciscono gli episodi.

Mio figlio, invece, ha un'altra teoria. Immagina gli sceneggiatori come un gruppo di sadici seduti intorno a un tavolo: loro si divertono a spararle grosse, senza preoccuparsi di trovare un senso a ciò che inventano, e se la ridono di gusto al pensiero di noi che ci spremiamo il cervello mentre tentiamo disperatamente di capire.

Qui in Mondadori si è formato un gruppo di Lost addicted, giornalisti di diverse redazioni che, all'indomani di ogni nuovo episodio, si scambiano teorie e ipotesi più disparate. Alle volte sono congetture davvero bizzare e divertenti. Ma chi ha smesso di guardare la serie, proprio per via delle continue - troppe? - domande in sospeso ci guarda rassegnato.

Ammettiamolo, però, l'abilità e l'astuzia degli autori stanno tutte lì, in quella ritrosia a fornire risposte. Gli indizi latitano, le soluzioni rimangono a distanza di sicurezza, ogni novità  genera altre domande e la nostra curiosità cresce. Questo impegno nel metterci in difficoltà, nel farci faticare per cercare di trovare un senso logico è un gioco per la nostra mente, una sfida che ci stimola a tenere alta l'attenzione.

Per me il bello è proprio questo. Tutto sommato, proprio perché non lo si può vivere passivamente, Lost è un film intelligente: la perfetta combinazione di elementi vincenti, personaggi affascinanti, colpi di scena e immagini mozzafiato in un'ambientazione esotica. E, per fortuna, almeno questa reale. Sì perché la splendida isola misteriosa, la vera protagonista del film, esiste ed è Ohau, nelle Hawaii. Ci sono stata e posso confermare che è davvero un paradiso. Ma di questo ne parleremo la prossima volta.

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