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Ludovico Einaudi suona al Polo Nord per Greenpeace

di Barbara Rachetti

In questo video meraviglioso il musicista Ludovico Einaudi suona il suo pianoforte al Polo Nord per sostenere la campagna di Greenpeace contro lo sfruttamento del Mar Glaciale Artico

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In questo video meraviglioso il musicista Ludovico Einaudi suona il suo pianoforte al Polo Nord per sostenere la campagna di Greenpeace contro lo sfruttamento del Mar Glaciale Artico

Ludovico Einaudi è uno dei pochi musicisti italiani ad essere celebre e amato in tutto il mondo. Con la sua musica, che attraversa i gusti delle generazioni, riempie i teatri e i palchi di mezzo mondo. Ma la location che ha scelto ora, è decisamente spettacolare. Forse la più spettacolare che ci sia: i ghiacci dell'Artico. Qui, tutto imbacuccato, lo vediamo suonare con dita sciolte e leggere al suo piano, come se niente fosse, l'inedito "Elegy of the Arctic", la musica dei ghiacci. La performance è stata realizzata (e ripresa in un video meraviglioso che qui vi proponiamo) in pieno Mar Glaciale Artico, sullo sfondo del ghiacciaio Nordenskiöld (a Svalbard, Norvegia), davanti ad una delle montagne di ghiaccio che piano piano si sta sciogliendo per effetto del surriscaldamento climatico.

A supportare Einaudi è l'associazione Greenpeace, che ha appena diffuso un report sullo stato attuale dell'ecosistema artico, in cui invita il mondo a mobilitarsi per salvare i ghiacci. Per questo lancia una petizione (firmata già da 8 milioni di persone) in cui chiede la protezione dell'Artico dallo sfruttamento a causa delle trivellazioni e della pesca (#voice4arctic). In questo periodo infatti si discute a livello mondiale dell'allestimento di un'area protetta grande come la Gran Bretagna nelle "acque internazionali del Mar Glaciale Artico, al momento il mare meno protetto del mondo". Il nostro musicista diventa così il testimonial di questa campagna.


Ascoltare Ludovico Einaudi che suona immerso nel bianco ha un che di surreale, mentre si sposta sulla piattaforma costruita ad hoc da Greenpeace (perché "nel luogo scelto c'era troppo poco ghiaccio"). "L'Artico non è un deserto, ma un mondo pieno di vita" dice il compositore, conquistato dalla poesia di una natura così estrema da diventare magica. "Ho potuto vedere con i miei occhi la purezza e la fragilità di quest'area meravigliosa, che rischia di scomparire a causa del riscaldamento globale". Un ambiente incantato, che ora ha finalmente la sua celebrazione eterna.

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