A tu per tu con Margaret Atwood

Credits: Jean Malek

La scrittrice Margaret Atwood

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di

Isabella Fava

È l’autrice di cult come “Il racconto dell’ancella” e “L’altra Grace”. Nei suoi libri parla dell’abisso tra ricchi e poveri e del dominio degli uomini sulle donne. Ma guai a chiamarla femminista. «Io» risponde «descrivo la realtà che vedo»

Non chiamatela femminista. I capelli di Margaret Atwood si drizzano solo a sentire quella parola: «Dipende da cosa si intende. Che le donne devono guadagnare quanto gli uomini? Allora sì. Ma io non sono cresciuta pensando di essere debole o carente in qualcosa. Non vestivo di rosa, ho letto Il secondo sesso di Simone de Beauvoir, il manifesto del femminismo, e l’ho trovato interessante. Quando è arrivata la seconda ondata del movimento negli anni ’70 ero già troppo vecchia per farmi influenzare». La scrittrice canadese, 78 anni, risponde così, con l’espressione un po’ da strega, a una ragazza del pubblico accorso ad ascoltarla a Milano. È ironica, si schermisce. Eppure per molte è una ispiratrice, una mente lungimirante capace di raccontare come stanno davvero le cose: che sia la condizione di schiavitù delle donne, la situazione “malata” della Terra o la disuglianza economica.

Tra i tantissimi romanzi che ha scritto, 2 sono diventati nell’ultimo anno famosi grazie alle serie tv che ne sono state tratte: Il racconto dell’ancella (su TimVision, 3 nomination ai Golden Globe, la seconda stagione è attesa per aprile 2018) e L’altra Grace (Alias Grace su Netflix). Margaret Atwood è arrivata in Italia per ricevere uno dei tanti premi della sua carriera: il Raymond Chandler Award, assegnato dal Noir in Festival. È iperattiva, incontra i lettori, molti dei quali giovanissimi, a Milano e Como, risponde alle domande più svariate. È generosa e si gode la notorietà: «Oggi potrei scrivere l’elenco telefonico e verrebbe pubblicato» ride.

The Handmaid

Una scena di "The Handmaid's Tale", "Il racconto dell'ancella", tratto dalla serie tv hulu con Elizabeth Moss

«Sono un’attivista per caso»

Il racconto dell’ancella è un romanzo distopico in cui Atwood immagina un futuro prossimo dove la natalità è crollata a causa di guerre nucleari e inquinamento e le poche donne fertili, le ancelle appunto, sono ridotte in schiavitù per sfornare bambini. Il libro, importante e forte, è stato inserito dal World Economic Forum tra gli 11 volume sul futuro dell’umanità che ognuno dovrebbe leggere. Insieme a 1984 di George Orwell, Il mondo nuovo di Aldous Huxley e Una rivoluzione ci salverà di Naomi Klein. «Lei sì che è un’attivista. Io posso definirmi un’attivista accidentale. Sono una scrittrice che descrive la realtà di cui è testimone» dice. Una realtà distopica che piace soprattutto ai giovani. «Oggi sono in molti ad affrontare questi temi. Sia nell’ambito del fantasy sia nei romanzi più legati alla cronaca» spiega.

«È il risultato dell’ansia rispetto al futuro. Come potrebbe essere altrimenti se hai 20, 30, 40 anni e altrettanti ancora da vivere? Le ragioni per essere preoccupati ci sono tutte: l’instabilità politica, le disuguaglianze economiche, i danni ecologici. Ci sarà un mondo con sempre più ricchi?». La risposta a questa domanda ancora non c’è, spiega Margaret Atwood, ma la letteratura e i romanzi aiutano a riflettere: «Esiste già una corrente che si chiama “climate fiction” e indaga su quello che sta succedendo alla Terra, dai cambiamenti climatici all’impronta lasciata della nostra civiltà». Un po’ come fanno i suoi L’anno del diluvio (2010) e L’altro inizio (2014).

Alias Grace Netflix

Una scena di "Alias Grace" su Netflix

«Ho paura dei puritani al potere»

E le donne? Il racconto dell’ancella è uscito nel 1985 «ma oggi il pericolo di ritrovarsi a vivere in quel mondo, con Donald Trump presidente negli Stati Uniti, è molto più concreto di quanto avessi immaginato scrivendo il romanzo. Ci sono persone che detengono il potere e hanno un’ideologia puritana e religiosa come quella che descrivo nella mia società del futuro». E il controllo delle nascite? «È lo strumento attraverso cui passa il dominio sulle donne. Il modo in cui si incoraggiano a fare figli o no è un’arma a doppio taglio: se metti una donna in condizione di lavorare e avere una carriera, non sarà costretta ad avere 13 bambini come in passato. Allo stesso tempo, però, più le società diventano ricche ed evolute più avere dei figli diventa costoso. Negli Usa per esempio stanno tagliando gli aiuti alla maternità. E le donne sono molto arrabbiate. Alcune protestano».

Come le “Silence Breakers”, che hanno rotto il silenzio e hanno denunciato le molestie sessuali a Hollywood. «Non solo lì. È una delle storie più antiche del mondo: persone con grande potere che pensano di poter fare tutto quello che vogliono con ragazze giovani e inesperte». A quasi 80 anni Margaret Atwood ci mette in guardia e ha ancora tanto da dire. Al suo curriculum di scrittrice e saggista c’è da aggiungere il Pen Pinter Prize del 2016 per l’impegno civile. E che sia “un esempio di intellettuale pubblico”, come recita anche la motivazione del premio, lo confermano il milione e 820.000 follower su Twitter, dove la Atwood lancia appelli per la salvaguardia di gatti e uccelli o sfila insieme alle argentine di #niunadimenos. «Perché è importante non nascondere la verità e difendere la libertà di espressione».

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