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Ma perché quel museo è sempre chiuso?

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E perché quel lido costa così tanto anche se è chiaro che tra due ore verrà giù un acquazzone? Raccontatemi qui l'Italia che respinge i turisti (tanto più in un giorno di pioggia)

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E perché quel lido costa così tanto anche se è chiaro che tra due ore verrà giù un acquazzone? Raccontatemi qui l'Italia che respinge i turisti (tanto più in un giorno di pioggia)

Dopo aver letto l'articolo di Luca Mercalli pubblicato sul n. 33 di Donna Moderna (da oggi in edicola), ho deciso di uscire dalla meteo-apatia che ha caratterizzato finora la mia estate. Ovvero quella strana pratica di lagnarmi pubblicamente del maltempo per poi godere segretamente di interi weekend a leggere libri.



E così domenica, benché tutti (ma dico tutti) i siti di previsioni meteo collocassero fulmini e saette sui monti dove vado abitualmente a camminare, ho trascinato l'intera famiglia proprio lì, sventolando le due grandi verità apprese dall'articolo:

1. È impossibile localizzare i temporali.
2. Le previsioni "a icone" sono semplici da leggere ma poco esaustive.

Arrivati alla biglietteria della funivia, dove non vedevano esseri umani da settimane, mi sono sentita una sorta di eroina, di quelle che: se facessero tutti come me, altro che -70% di introiti per gli albergatori.

Ovviamente è successo che alle 8 c'era il sole, alle 11 una pioggerella leggera, alle 14 fulmini e saette, esattamente come stabilivano le previsioni.

Ma io ringrazio Luca Mercalli per il suo pezzo perché mi ha fatto capire una cosa.

Nessuno di noi quando va a Londra, Amsterdam, Parigi o in qualsiasi altra parte del mondo si lascia condizionare dalle previsioni meteo. Nei miei viaggi ho sempre trasformato le giornate di pioggia in occasioni per scoprire aspetti diversi dei luoghi in cui ero.

Perché nel mio Paese non ci riesco?

Forse perché è un anno che cerco di visitare il museo di montagna della cittadina che frequento e lo trovo sempre chiuso?

O forse perché il lido pugliese dove porto le mie bambine al mare nel suo salatissimo tariffario non prevede l'opzione fuga-causa-maltempo?

Gran parte dell'Italia turistica assomiglia a quei ristoranti all'aperto super scenografici che non prevedono l'opzione "al chiuso".

Questa Italia si è sempre cullata sui doni ricevuti dalla natura: sole, mare e montagna. E non ha mai aguzzato l'ingegno per proporre ai turisti un piano B nel caso il primo di questi doni venisse meno.

Che ne dite di raccontarmi qui gli episodi della vostra estate italiana che confermano (o magari negano) questa idea che mi sono fatta io. E cioè di un'Italia che i turisti li respinge invece di accoglierli...


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