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Natalie, la regina delle guerre stellari

di Elisa Leonelli
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L'avete riconosciuta? Sì, è la ragazzina prodigio di Leon, la sexy spogliarellista di Closer. E soprattutto l'eroina dell'episodio finale di Star Wars. Una saga mitica che ha trasformato la 23enne Portman in una diva. Affascinantecome Audrey Hepburn. Ma con un difetto: dice sempre no

L'avete riconosciuta? Sì, è la ragazzina prodigio di Leon, la sexy spogliarellista di Closer. E soprattutto l'eroina dell'episodio finale di Star Wars. Una saga mitica che ha trasformato la 23enne Portman in una diva. Affascinantecome Audrey Hepburn. Ma con un difetto: dice sempre no

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«No, non parlo della mia vita privata. Spiacente». Il sorriso di circostanza è cordiale, come quello di una star che promuove il suo nuovo film. Il tono educato, come si addice a una ragazza di buone maniere. Ma di fronte a ogni domanda che abbia lontanamente a che fare con fidanzati, compagni, amici intimi, la risposta di Natalie Portman è sempre e comunque: «No». Una sillaba che l'eroina de La vendetta dei Sith, il terzo episodio della leggendaria saga di Star Wars in uscita il 20 maggio, ha imparato a dire presto. E ha ripetuto spesso nella sua carriera di ragazzina prodigio. No a Lolita: «Non voglio spogliarmi».

No a L'uomo che sussurrava ai cavalli: «Preferisco recitare ne Il diario di Anna Frank a Broadway». No a una scena d'amore ne La mia adorabile nemica: «Se non ho fatto una cosa nella vita reale, non devo farla sul set». Impossibile capire se si tratti della timidezza di una ragazzina catapultata sulla giostra di Hollywood a 13 anni. O dello snobismo di una giovane diva che sa di essere stata paragonata alla mitica Audrey Hepburn. Per gli occhi da cerbiatta, il portamento da ballerina, l'eleganza innata.

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È vero che stava per rifiutare anche i primi tre episodi di Star Wars?

«No (che altro poteva dire?). Solo che, quando il regista George Lucas mi ha offerto il ruolo della regina Amidala, non avevo visto neanche una delle puntate della saga originale. Sono stati i miei cugini a spiegarmi che i nuovi film erano l'antefatto di una serie culto. Così l'ho studiata e poi ho detto sì».

Cosa l'ha spinta ad accettare?

«Il mio personaggio: una giovane donna di potere, che però ama la pace e si preoccupa del suo popolo. Se fossimo noi a governare, forse nel mondo ci sarebbero meno guerre».

Dall'inizio delle riprese del primo film sono passati dieci anni...

«Visto che ne ho 23, sono quasi la metà della mia vita...» (non si scompone).

Com'è Amidala nel terzo episodio?

«Incinta di due gemelli! È stato stranissimo girare le scene di battaglia con un cuscino sotto i vestiti».

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Ora la saga è finita. Che effetto le fa?

«Agrodolce. Oltre a essere il mio primo vero lavoro, Star Wars è stata un'esperienza unica. Grazie alla quale ho conquistato il mio posticino tra le stelle. Adesso devo ricominciare da capo» (ha un'espressione saggia e pensierosa).

Userà la sua laurea in psicologia?

«No (eccone un altro). Non credo che farò mai la psicologa».

Allora perché è andata ad Harvard?

«I miei genitori mi hanno insegnato che l'istruzione viene prima del successo. Sono cresciuta leggendo in braccio a papà. E quando al liceo portavo a casa un 8, lui mi chiedeva che ne era stato dei due voti mancanti».

Non era un po' troppo esigente?

«No (ci risiamo). Anzi, mi proteggeva. Mi ha permesso di iniziare a recitare a 13 anni: d'inverno andavo a scuola, d'estate sul set. Ma i miei volevano essere sicuri che il cinema non danneggiasse la mia vita privata».

Ecco perché per anni non ha mai rivelato il suo vero cognome.

«Portman è quello da nubile di mia nonna. Ho tenuto nascosto il mio, perché all'inizio non ero sicura che avrei fatto l'attrice per sempre: magari, un giorno, sarei tornata all'anonimato».

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Di certo, però, ad Harvard non era una studentessa come le altre...

«Invece sì. Lì essere la protagonista di Star Wars e parlare quattro lingue non è niente di speciale. Una delle mie compagne di stanza era una bravissima tennista, un'altra una poetessa...».

Finora non avrà solo studiato e recitato. Si sarà anche divertita.

«Certo (finalmente un sì). Le feste nel campus erano davvero grandiose».

Sesso, droga e rock and roll?
«No (un altro). L'alcol girava, ho sentito di gente che sniffava cocaina. Ma non ho mai visto nessuno drogarsi e non l'ho fatto io. Per la verità, non bevo, non fumo e sono vegetariana».

Oltre che tremendamente responsabile, è anche salutista!

«A 8 anni ho accompagnato mio padre a un convegno, dove facevano dimostrazioni di chirurgia laser su un pollo. Non riuscivo a smettere di pensare al mio cane. Così da allora non mangio più carne, pesce, uova, formaggio».

Lei sembra la perfetta ragazza della porta accanto, carina e a modo.
Eppure il settimanale Time l'ha definita "il sogno erotico degli americani".

(sul viso struccato compare un sorriso lieve e compito)
«Ma se ho un corpo da ragazzo! Poi non mi piacciono le mie orecchie: non hanno i lobi. Adesso non ci faccio più caso, ma da ragazzina era un problema» (il tono è serissimo).

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Scommetto che chi l'ha vista ballare seminuda in Closer non l'ha notato!

«I giornali scrivono che sono sexy, ma io non mi vedo così. So che è un luogo comune, però credo davvero che sei bella se sai chi vuoi essere e quello che vuoi fare. Potessi scegliere, preferirei essere definita interessante».

Ha un modello?

«Yitzhak Rabin era il mio eroe».

Il premier israeliano ucciso nel 1995?

«Sono nata a Gerusalemme e la considero la mia casa: ci torno ogni anno con mio padre e ora ci ho appena girato un film con Amos Gitai, Zona franca. Rabin ha fatto molto per la pace tra noi e i palestinesi. Siamo popoli cugini, eppure ci facciamo la guerra in nome della religione. È assurdo».

E un modello femminile non ce l'ha? Magari Audrey Hepburn. Molti dicono che vi assomigliate.

«È un complimento che non penso di meritare. La Hepburn era una grandissima attrice e una persona generosa. Come lei, vorrei aiutare chi ha bisogno. Per questo sono portavoce del Finca, una fondazione che concede piccoli prestiti alle donne dei Paesi poveri per sfamare i figli, mandarli a scuola, costruirsi un lavoro».

Si sente in colpa per il fatto di essere bella, ricca e famosa?

«No (rieccoci). Ma penso che chi non ha più speranza compie gesti disperati, come dice la regina Rania di Giordania, la donna che ammiro di più. Se non vinciamo la povertà, non sconfiggeremo mai il terrorismo».

Ora che l'intervista è finita mi dice se è vero che è fidanzata con l'attore Zach Braff?
«No (non poteva essere altrimenti). Ma, se vuole, le parlo di Charlie, il mio bastardino. Lo amo da impazzire».

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>>Natalie Portman

Natalie Hershlag nasce il 9 giugno 1981 a Gerusalemme, figlia unica di un ginecologo israeliano e di una artista americana. Il suo cognome d'arte, Portman, è quello da nubile

della nonna. A 3 anni Natalie si trasferisce a New York, dove vive ancora oggi nel quartiere di Long Island. Parla quattro lingue: inglese, francese, giapponese

ed ebraico. E ha una laurea in psicologia. Le sono stati attribuiti vari flirt: con Hayden Christensen, suo partner in Star Wars, con l'attore Gael García Bernal e ora con il collega Zach Braff.

Ma lei non ha mai confermato.

>>I suoi successi

Fin dalla sua prima apparizione in Leon (1994), Natalie Portman ha dimostrato un talento eccezionale. Non a caso ha già recitato insieme ai mostri sacri di Hollywood: Al Pacino in Heat (1994), Woody Allen in Tutti dicono I love You (1996), Uma Thurman in Beautiful Girls (1996). La fama mondiale arriva con il ruolo della regina Amidala in Star Wars Episodio I -  La minaccia fantasma (1999). Dopo il secondo, L'attacco

dei cloni (2002), Natalie ha interpretato Closer (2004). Oltre a La vendetta

dei Sith, il 20 maggio esce un altro suo film: La mia vita a Garden State.

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