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Parla con Sveva: la scuola di scrittura continua. Mandate i vostri racconti, la scrittrice vi risponde in questa rubrica

di Sveva Casati Modignani
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Ecco una nuova lezione, con i consigli di stile su misura per le vostre storie

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Leonella Paronetto si è data un tema che contiene

un'idea curiosa, almeno nel titolo: Del perché Ines venne chiamata Ingrid. Eccola in sintesi. Ester ha 3 anni e sta per avere una sorellina, che chiameranno Ines. I genitori decidono di regalare a Ester una bicicletta per il suo compleanno. Le dicono che sarà il dono della sorellina

che sta per nascere.
Via via che la nascita e il compleanno si avvicinano, il nome Ines comincia a non piacere più.

La famiglia sfoglia il libro dei nomi e viene folgorata da Ingrid. La sorellina, dunque, verrà chiamata così. Fine. L'idea è curiosa, lo svolgimento non merita la sufficienza, perché manca la storia e il linguaggio è scorretto. Trascrivo un passaggio: «Quella sera mamma e papà si scioglievano in brodo di giuggiole, mentre osservavano la figlioletta Ester sulla bicicletta rosa che, chissà perché, avevano deciso di darle prima del giorno del suo terzo compleanno, che sarebbe stato di lì a una ventina di giorni». La frase

è involuta, il «brodo di giuggiole» è terrificante e quel «chissà perché» è spiazzante, dal momento che avevi già spiegato che la bicicletta sarebbe stata un dono della sorellina.

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Riporto la poesia di Eleonora De Regibus: «Misuro il tempo / con le ultime perplessità / che scivolano concave / su persiane / che tratteggiano l'orizzonte». Questi versi, che hanno la suggestione di una luce dolce come il tramonto, mi hanno ricordato altri versi di Luciano Erba, milanese, che ti invito a leggere nell'edizione Einaudi e che recitano così: «Diagonalmente abeti verso il cielo / mentre sopra l'abisso d'aria viola / il codafolta va di ramo in ramo / e io con lui verso rupi rosate / mentalmente / saltellando tra me di palo in frasca».

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