Paula Hawkins: «Così scrivo i miei bestseller»

Credits: John Parkinson
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di

Isabella Fava

Paula Hawkins lavora seduta alla scrivania di casa ogni giorno fino all’ora di pranzo. Così ha creato i thriller “La ragazza del treno” e “Dentro l’acqua”. L’ispirazione? «Non la aspetto» confida. «Per me la scrittura è un mestiere. Fatto di osservazione, empatia e disciplina»

Alle 10 di mattina Paula Hawkins, 44 anni, è negli uffici della sua agenzia letteraria a Londra. Al telefono ha una voce tranquilla, ma le parole le escono velocissime. Sta programmando le interviste per il lancio di Dentro l’acqua, che arriva 2 anni dopo il successo planetario di La ragazza del treno (pubblicati entrambi da Piemme). Grazie a quel primo romanzo è entrata nella classifica di Forbes degli scrittori più ricchi del mondo. E ora si prepara a fare il bis. Uscito a maggio, Dentro l’acqua è al primo posto nella classifica dei libri più venduti in Inghilterra, al secondo negli Usa, tra i primi 10 in Italia. E la Dreamworks ha già comprato i diritti per farne un film.

Si aspettava un tale successo?

È incredibile anche per me: La ragazza del treno è ancora nella top ten in diversi Paesi. Chi lo ha letto aspettava il secondo. Ma Dentro l’acqua è un progetto diverso. Non era scontato che sarebbe piaciuto.

Dopo questi libri la sua vita è cambiata?

Dal punto di vista del lavoro sì, radicalmente: sono super occupata e viaggio tantissimo. Negli ultimi 2 mesi, col tour per la promozione di Dentro l’acqua, non mi sono mai fermata. Abito anche in una casa più grande e bella. La mia vita personale, invece, non si è modificata: faccio le stesse cose di prima, vedo la stessa gente, vivo ancora a Londra.

Quante ore scrive al giorno?

Dipende. Adesso che sono in giro non tante. Di solito mi sveglio la mattina e scrivo fino a mezzogiorno. Tendo a farlo con regolarità, senza aspettare l’ispirazione. Nel pomeriggio, quando la concentrazione cala un po’, leggo o faccio ricerche. Lavoro alla mia scrivania, a casa. Ma anche se non ho un ufficio, considero lo scrivere un vero mestiere.

"Dentro l'acqua", il suo libro più atteso

Balzato in testa alle classifiche subito dopo l’uscita, a maggio, parla di donne annegate in circostanze misteriose. Il racconto si svolge attraverso i punti di vista di 11 personaggi.

Ha qualche rito? Tipo “mai senza la mia tazza di caffè” o “dopo avere camminato all’aria aperta”...

Cerco di fare un po’ di ginnastica prima di cominciare a scrivere. Ma non è così eccitante. Non ho abitudini particolari. Anzi, sì: bevo un sacco di tè.

Ha un marito? In casa ci sono un cane o un gatto?

(Ride) Non ho un gatto e nemmeno un cane. Ho un compagno, però non siamo sposati.

Qual è il suo segreto per scrivere un bestseller?

Non saprei: inizio a tracciare i personaggi e poi scrivo la trama intorno a loro. Dato che mi dedico ai thriller, l’intreccio deve essere emozionante, sorprendente, intrigante. Forse il segreto sta nel passo: il lettore deve entrare nella storia, prendere un pezzo di informazione, tenerlo anche se volta la pagina. Il mio stile di scrittura è piuttosto semplice: probabilmente deriva dal fatto che sono stata giornalista per tanti anni e ho imparato a eliminare quello che non è funzionale o necessario.

E i diversi punti di vista, che sono il marchio di fabbrica dei suoi romanzi.

 Volevo che il lettore ascoltasse un fatto raccontato da persone diverse, con molteplici prospettive da interpretare, con ricordi differenti degli stessi eventi. Ecco perché la mutevolezza è una caratteristica sia di La ragazza del treno sia di Dentro l’acqua. Inoltre amo la narrazione in prima persona: fa scattare immediatamente l’identificazione col personaggio. Pensavo che fosse la maniera giusta di costruire le mie storie, ma non so se userò anche in futuro questo metodo.

"La ragazza del treno", il suo libro più letto

Uscito 2 anni e mezzo fa, è ancora nella top ten dei libri più venduti. Racconta la storia di Rachel, alcolizzata e abbandonata dal marito, che dal finestrino vede una scena che la colpisce. I punti di vista sono 3: quelli di Rachel, Megan e Anna.

I suoi personaggi sono perlopiù donne che combattono contro i propri incubi. Perché?

Mi interessano le donne e le sfide che il destino mette sulla loro strada. Sono attratta dai caratteri complicati, persone in difficoltà o che stanno soffrendo per qualche motivo. Li ritengo più interessanti: ti permettono di scavare negli strati della loro psiche, capire perché si comportano in un certo modo, scoprire come reagiscono al dolore, alla paura, ai traumi.

Chiede consulenza a uno psicologo?

No, leggo tantissimo e mi informo dai libri sul tema. Ma nella maggior parte dei casi mi affido all’intuizione, all’osservazione e all’empatia. Cerco di immaginare come mi comporterei io in determinate situazioni, provo a mettermi nei panni del personaggio.

La ragazza del treno è nato osservando la gente nei suoi viaggi da pendolare?

Sì, per un certo periodo ho preso il treno dalla periferia al centro di Londra. E durante il tragitto guardavo le case vicine. Ho iniziato a immaginare cosa potesse succedere dentro quelle stanze, che tipo di persone ci abitassero. E quale sarebbe stata la mia reazione se avessi visto qualcosa di sconvolgente.

Da dove nasce la sua immaginazione?

Da bambina ero molto tranquilla, un po’ timida. Mi rifugiavo nella lettura e inventavo storie. L’urgenza di scrivere arriva da lì.

Fino ai 17 anni ha vissuto in Zimbabwe. Cosa le manca dell’Africa?

Gli spazi. Ad Harare avevamo una grande casa, un giardino con la piscina. Arrivare a Londra è stato uno shock. Perché rispetto alla vastità dell’Africa qui sembra di vivere in una scatola da scarpe.

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