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Per Amos Oz l’amore è una danza a denti stretti

di Lorenza Guidotti
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Lo scrittore israeliano è a Milano per presentare il suo ultimo libro pubblicato da Feltrinelli: Non dire notte. Che parla dell'amore e della notte, che è il buio complice e discreto di tutti gli amanti

Lo scrittore israeliano è a Milano per presentare il suo ultimo libro pubblicato da Feltrinelli: Non dire notte. Che parla dell'amore e della notte, che è il buio complice e discreto di tutti gli amanti

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Non c'è notte per l'amore. Nemmeno se è un amore che dura 47 anni, come quello di Amos Oz. Il grande scrittore israeliano è appena stato in Italia per presentare il suo ultimo libro pubblicato da Feltrinelli, Non dire notte.

Quando arriva, riempie la stanza. Quest'uomo solido, dalle spalle larghe, le mani forti e lo sguardo limpido, è riservato e gentile. E quando inizia a parlare, non puoi che assecondare la sua voce, sinuosa come la sua prosa.

Non dire notte è un libro dal respiro lento e cadenzato come il deserto. È lì che vive il suo autore, che  da quel luogo sembra prendere la calma che avvolge i suoi movimenti e il ritmo pacato delle sue parole. Ma forse, chi viene da un Paese costantemente minacciato dalla guerra, non può che ispirare questo senso di pace.

Lei ha definito questo romanzo domestico, un pezzo di musica da camera. In realtà il libro parla di temi universali come la solitudine, il rapporto dei due protagonisti è sempre mediato dal racconto di uno dei due. Come si uniscono queste due solitudini in una vita di coppia?

Non si uniscono, si orchestrano.  Come in un complicato brano musicale, i protagonisti orchestrano le loro differenze. O come due differenti strumenti musicali, riescono ad accordarsi solo unendo le loro diversità. Ma non sempre ci riescono. Non è un libro che parla di un successo, ma di un tentativo. E della necessità di continuare a tentare.

Lei descrive la vita di coppia come una coesistenza a denti stretti, è il destino di ogni grande amore?

Sì. Possiamo parlare del grande amore in astratto, ma vivere insieme è una grande fatica. E' come una danza. Devi stare molto attento, devi sempre pensare ai passi che stai facendo e a dove metti i piedi, per non calpestare l'altro.

Ogni giorno?

Sorride: "No, in ogni momento".

Questo è anche un libro sul compromesso che ogni convivenza richiede. E sulla necessità di trovarlo. Perché?

Noa e Theo, i protagonisti, si amano, ma non sono felici. Non riescono a vivere senza l'altro, ma quando sono insieme sono alla continua ricerca di un equilibrio. Pensano continuamente l'uno all'altra, ma solo quando sono da soli.

È per questo che ha definito il loro rapporto un dialogo solitario?

Sì. Non è un vero dialogo e non è un monologo. Noa e Theo riescono a comunicare davvero solo quando l'altro è assente. Mentre stanno facendo altro, lavorando, parlando con altre persone, cucinando. Solo così riescono a lasciarsi andare, a chiedersi scusa e a prendersi cura dell'altro.

Lei ha detto che è anche un libro sulla sensualità e sulla sessualità di una coppia di mezz'età. Ha qualche consiglio da darci?

Sì, dormire in camere separate. Fa bene alla coppia e al sesso.

Il suo matrimonio dura da 47 anni: il merito è più suo o di sua moglie?

Amos Oz si volta verso sua moglie e sorride. "Sì, sono 47 anni che stiamo insieme e penso che mia moglie meriti una medaglia d'oro. È un angelo, perché mi sopporta da così tanto tempo".

Parliamo di Amos Oz scrittore. Qual è il libro che si è divertito più a scrivere?

Questa è una domanda difficile perché non mi diverto a scrivere i libri, ma a finirli. Scrivere è un duro lavoro. Io non scrivo perché mi diverto, scrivo perché non riesco a farne a meno, semplicemente devo farlo.

Quando scrive si pone degli obiettivi quotidiani, come finire un capitolo o completare un episodio che stava scrivendo?

No, non so mai quante pagine scriverò, odio la routine. Sono come un negoziante: apro il negozio alle 6 del mattino e mi siedo, aspettando i clienti. Se arrivano, è una buona giornata. Se non arriva nessuno, semplicemente sto seduto e aspetto.

Per chi scrive i suoi romanzi?

Per nessuno. Quando scrivo penso solo al linguaggio e ai personaggi. Non penso mai ai lettori durante il processo di scrittura. Inizio a pensarci solo quando ho finito il libro. Se dovessi pensare a chi mi legge mentre sto scrivendo, verrei preso da panico. Come un funambolo che camminando sulla fune non può guardare nel vuoto, perché rischierebbe di cadere. Quando il libro è finito, allora inizio a pensare a chi lo leggerà. E per qualche ragione, penso sempre a una donna di trent'anni, non so perché ma è così. Lei è il lettore che ho in mente.

Sempre?

Sempre, in ogni libro, ma non è una donna reale, è un'immagine, è la mia musa.

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