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Quella volta che ho parlato con Giorgio Faletti…

di Isabella Fava
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Comico, scrittore di successo, cantante... Faletti era tutto questo. Ma io preferisco ricordare quando mi ha detto "Ciao, Isabella"

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Comico, scrittore di successo, cantante... Faletti era tutto questo. Ma io preferisco ricordare quando mi ha detto "Ciao, Isabella"

Fava Isabella
Un'opinione di

Isabella Fava

Divoratrice seriale di telefilm, è amante del cinema, con lo stereo sempre acceso e un libro sempre...

Giorgio Faletti è morto a 63 anni per un tumore e lascia dietro sé un grande vuoto.

Almeno per me.

Perché l’ho sempre seguito nei vari ruoli: dal Vito Catozzo di Drive In (la guardia giurata col panzone, in casa mia una gag ripetuta all’infinito) allo scrittore di successo, dall’attore serio a quello comico, dal cantante “leggero” a quello impegnato.

E la sua carriera ha coinciso con le mie passioni.

Per me era come un vicino di casa, sorridente, rasserenante. Un amico saggio capace di reinventarsi continuamente.

L’ho intervistato qualche anno fa. Per l’uscita del suo primo bestseller. Mi ha subito risposto al telefono con un “Ciao, Isabella” e la voce simpatica, un po’ roca, l’accento di provincia che annulla le barriere e ti mette subito a tuo agio.

Parlava del suo libro Io uccido (Baldini&Castoldi), del suo amore per i gialli e Alfred Hitchcock, di come fosse sorpreso di essere diventato uno scrittore con la S maiuscola e di quanto preferisse stare un po’ in disparte, nella sua Isola d’Elba, paradiso di mare e boschi, tanto lontana concettualmente dal Continente Italia e dalle distrazioni del mondo dello spettacolo.

Poi mi aveva chiesto cosa facevo, cosa volevo fare da grande, del mio bambino...

Mi aveva colpito il suo modo di parlare affettuoso, con frasi dirette, sempre molto calibrate, mai banali. Brevi estratti di intelligenza e buonsenso.

Ora di lui ci rimangono le sue pagine, i video su YouTube con le gag e le canzoni di Sanremo, i coccodrilli sui giornali e gli speciali in tv. Le sue frasi.

Peccato. Chissà cosa ci avrebbe regalato ancora.

Una volta ha detto: «Mi piacerebbe che qualcuno dicesse che sembro il nuovo Anthony Hopkins: un po’ gli assomiglio anche. Il problema è che mentre recito mi sembra di avere la faccia di De Niro e la voce di Amendola. Poi mi rivedo sullo schermo e la faccia è la mia, mentre la voce sembra quella di Paperino».

Ecco, io voglio ricordarlo così.

Ps. Per ironia della sorte, andrò in vacanza all’Isola D’Elba. E lì, vicino a Capoliveri, penserò ancora un po’ a lui.

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