Roberto Bolle: la danza è un’arte meravigliosa

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Isabella Fava

Una vita per ballare, quella di Roberto Bolle. Che alla vigilia di "Danza con me", il suo nuovo show su Rai 1 a Capodanno, ci racconta quando si è innamorato della danza. E cosa significa per lui

Dici Roberto Bolle e ti vengono in mente la bellezza e la perfezione. Cose forse un po’ scontate per il ballerino più sexy e famoso del mondo. Ma poi scopri anche che l’étoile della Scala di Milano e il Principal dancer dell’American Ballet di New York è un uomo sorprendente: si è messo in gioco ballando con Virginia Raffaele che imitava Carla Fracci durante la trasmissione La mia danza libera su Rai1 e insegnando a Jovanotti una coreografia alla Fred Astaire in un video su YouTube. Di persona Roberto, 42 anni, ha un modo di fare zen che ti mette in pace col mondo (merito della disciplina imposta dalla danza o dell’educazione di mamma e papà?) e un leggero accento piemontese che lo rende meno “star”. Iniziamo a parlare del suo nuovo programma, Danza con me, in onda su Rai1 in prima serata il 1° gennaio. Un megashow con tanti ospiti: «Ci saranno stelle del balletto internazionale, ma anche l’ironia di Pif, Virginia Raffaele, Geppi Cucciari...» anticipa. «Attori come Miriam Leone e Marco D'Amore. E poi Tiziano Ferro, Fedez. Le giovanissime allieve dell'Accademia della Scala. E momenti toccanti come quello di Sting con il ballerino siriano Ahmad Joudeh, che ha sfidato l’Isis pur di coronare il suo sogno».


Dobbiano aspettarci anche effetti speciali? Sì, io seguo la direzione artistica, ma la direzione creativa è di Michael Cotton. Quello dei tour di Michael Jackson, dei grandi eventi tv americani come il Superbowl e dell’apertura delle Olimpiadi. Pensa che hanno mappato il mio corpo in 3D...

Che significa? Si tratta di una tecnologia nuova, mai portata in Italia. In pratica, mi hanno coperto di sensori collegati al computer e hanno registrato i miei movimenti mentre ballavo. Così durante l’esibizione mi proiettano addosso giochi di luce e disegni, tra cui un cuore. Una cosa spettacolare, vedrai.

Tutto questo per...  Mostrare che la danza non è qualcosa di lontano, di polveroso. Raggiunge gli spettatori di ogni età. C’è la voglia di guardare al futuro, di sperimentare. Io ci provo.

È qualcosa che stai facendo già da un po’. Ho iniziato con Bolle & Friends nel 2008 portando la danza in luoghi mai immaginati (il 22 gennaio Bolle si esibirà anche all’inaugurazione del World Economic Forum di Davos, ndr), a persone che non l’avevano mai vista. Guardando la reazione del pubblico mi sono reso conto della potenzialità. La mia popolarità è cresciuta tanto negli ultimi anni e di conseguenza anche la possibilità di fare cose prima impensabili, come il balletto in prima serata su una tv generalista.

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Cos'è la danza? È un'arte meravigliosa, di cui mi sono innamorato fin da bambino e che ha arricchito tutta la mia vita. Per questo voglio condividerla con tutti. È una disciplina che aiuta a prendere coscienza del proprio corpo, istruirlo, insegnargli a muoversi.

Quindi essere un ballerino come Bolle oggi è considerato "cool"? Direi di sì! All’Accademia della Scala, quella che conosco di più, però anche in altre scuole, prima c’era una disparità numerica incredibile tra maschi e femmine: adesso ci sono corsi soltanto per ragazzini. La percezione di cosa è un ballerino è cambiata, grazie a me e ai talent tv. Adesso non ci sono pregiudizi, ma soltanto giudizi.

Stai anche organizzando una grande festa della danza, a giugno a Milano. Si chiama On Dance (www.ondance.it, ndr): è un regalo per la mia città con spettacoli, workshop, incontri.

La Scala è un luogo che dà tante emozioni... Sì assolutamente: una grande, grande emozione.

Dopo quello della Scala e quello dell’American Ballett dove sei Principal Dancer, qual è il pubblico che ti dà più soddisfazioni, che hai sentito di più? Di teatri ce ne sono tanti. Ballare all’Opéra di Parigi o al Metropolitan di New York è un'esperienza unica: stiamo parlando di luoghi meravigliosi. Un luogo speciale è forse l’Arena di Verona, è un po’ come essere una star della musica pop con 10.000, 12.000 persone intorno. L’ultima volta che mi sono esibito lì erano tutti con le luci accese. Si crea una magia incredibile. Il pubblico ti circonda, è anche ai lati del palcoscenico. Così come anche alle Terme di Caracalla, a Pompei, a Spoleto. In queste arene, in questi monumenti, percepisci un'energia speciale.

A proposito di popolarità, tu usi i social quasi quanto Chiara Ferragni. Chi vuole può seguire le tue giornate su Instagram. È una cosa che mi diverte. Quando riprendo l’interno di un teatro, e le prove, lo faccio perché è uno spettacolo così bello che non si può non condividere. A me non costa nulla, mentre so che per le persone è importante: significa entrare in un altro mondo o vederlo sotto un’altra luce.

La tua è una vita speciale. Lo so, e me lo ripeto sempre. È un grande privilegio: vivo della mia passione, circondato dalla bellezza.

Ma anche dalla fatica: quanto allenamento ci vuole per avere un corpo come il tuo? Tantissimo: è una carriera dedicata a questo. Però devo ringraziare anche i geni... La natura mi ha dato potenzialità fisiche, proporzione e armonia che mi hanno facilitato. Diciamo che sono partito da una base privilegiata.

Ti pesa l’allenamento? Chiaramente non siamo delle macchine, quindi ci sono dei giorni che magari non hai voglia di allenarti ma lo devi fare lo stesso. Va messo in conto.

Su Instagram posti anche gli esercizi che fai con i piedi che per un ballerino sono importantissimi. Che numero porti? (Ride, ndr) Il 45. Sì lo so, sono abbastanza grandi, ma diciamo che sono in misura, anche perché sono alto un metro e 87.

Cosa conta di più sul palco: la forza, il corpo o le emozioni? Dipende. A volte è importante la forza, l’elevazione, la tecnica con salti e giri. Ci sono poi ruoli dove prevale l’emozione. Però la cosa che conta di più è il carisma che ti aiuta a stare in scena, conquistare il pubblico e saperlo tenere con te. Rudolf Nureyev era un maestro in questo: saliva sul palco e gli occhi erano tutti per lui. Anche se tecnicamente altri lo superavano, alla fine risultava il numero uno.

Alla Scala ti chiamano ancora Robertino? (Ride, ndr) Capita, ogni tanto. Però è già da un po’ che non ci sono più tutti quelli con cui ho iniziato a ballare... Era 30 anni fa: ne avevo 12!

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