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Il ritorno in tv di Roberto Saviano

di Giusy Cascio
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Il nuovo progetto televisivo di Roberto Saviano si intitola Imagine, come la canzone di John Lennon. Va in onda il 28 dicembre alle 21.15 su Deejay Tv (canale 9 del digitale terrestre). È un percorso nell'anno che sta finendo attraverso le foto più forti. Lo scrittore ce ne ha parlato in anteprima in questa intervista

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Il nuovo progetto televisivo di Roberto Saviano si intitola Imagine, come la canzone di John Lennon. Va in onda il 28 dicembre alle 21.15 su Deejay Tv (canale 9 del digitale terrestre). È un percorso nell'anno che sta finendo attraverso le foto più forti. Lo scrittore ce ne ha parlato in anteprima in questa intervista

Cosa porteremo nel cuore di questo 2015?  Di certo, è stato l’anno degli attentati di Parigi e della più grave emergenza migranti che l'Europa abbia mai vissuto. Ma tra gli avvenimenti che ricorderemo per sempre, ci sarà anche la gioia per la grande festa di Expo a Milano, la sorpresa per le importanti missioni spaziali, l’orgoglio per la finale degli U.S. Open di tennis tra 2 sportive italiane: Flavia Pennetta e Roberta Vinci.

Abbiamo chiesto allo scrittore Roberto Saviano di raccontare per Donna Moderna i fatti che lo hanno colpito di più. Ne è nato il nostro Speciale Emozioni 2015: un viaggio appassionante e multimediale con video, file audio e fotografie.

Sì, proprio così: perché per l'autore di Gomorra (Mondadori) le immagini sono importantissime. A partire da queste, Roberto Saviano ha pensato il suo nuovo progetto televisivo: il programma Imagine, in onda il 28 dicembre, alle 21.15 su Deejay Tv (canale 9 del digitale terrestre). Sarà un percorso nell'anno che sta finendo attraverso le foto più forti, più commoventi. E ce ne ha parlato in anteprima in questa intervista.

La tua trasmissione Imagine ha lo stesso titolo della canzone di John Lennon, che immaginava un mondo migliore. Perché questa scelta?

«A 35 anni dalla morte di Lennon, ho deciso di chiamare come il suo brano più celebre questo programma che considero uno spazio di condivisione in cui proverò a raccontare cosa è accaduto nel 2015 attraverso le immagini più significative. È stato un anno incredibilmente complesso, che ci lascia mille interrogativi e poche, pochissime risposte».

Le immagini sono più forti delle parole?

«Persino più pericolose, a volte. Oggi siamo abituati a vederle scorrere a video, sempre più veloci, senza soffermarci sui dettagli, senza mettere distanza tra l’occhio, l’obiettivo e lo sguardo dell’autore. Invece le fotografie vanno studiate. Perché, come spiegherò nel programma, ogni scatto, anche quello che sembra meno filtrato rispetto alla realtà, è già un’interpretazione».

Ma tu sei bravo a fotografare?

«No, ma considero miei maestri di scrittura grandi fotografi come Robert Capa. Penso che, in base all’umore, così come cambia il senso di una frase, anche quello di una foto possa cambiare».    

E dei selfie che ne pensi?

«Non li demonizzo. Non ne ho una idiosincrasia, anzi. Me li faccio anche io. I selfie sono una forma di narrazione, quasi una firma. Per dire “Io qui, adesso, ci sono”».

Su Donna Moderna n. 1, in edicola dal 23 dicembre, troverai un altro commento di Roberto Saviano: lo scrittore ha scelto i suoi “7 eroi” del 2015. Donne e uomini che, in questi mesi di crisi, attacchi terroristici e svolte politiche epocali, hanno mostrato al mondo intero il volto della speranza. E che sono per tutti noi esempi da seguire: persone speciali, nella loro umanità.

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