Sai cos’è il binge watching?

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di

Isabella Fava

Non è una parolaccia, ma l'ultima tendenza dei maniaci delle serie tv. Che ha colpito anche me per colpa di 24 e Orange is the new black
Un'opinione di:
Divoratrice seriale di telefilm, è amante del cinema, con lo stereo sempre acceso e un libro sempre...

Non è una parolaccia. Né una pratica voyeuristica. E nemmeno una delle nuove trovate di Miley Cyrus.

Il binge watching è l’ultima tendenza dei maniaci della tv.

Letteralmente vuol dire “Visione ininterrotta di una grande quantità di episodi appartenenti a una serie televisiva, che è interamente disponibile in rete o in cofanetti di dvd” (fonte Treccani che l’ha introdotto come neologismo nel 2013).

Quasi una malattia, come il morbillo. Che si è diffusa tra migliaia di italiani (per non parlare dei milioni in tutto il mondo) e ha contagiato anche me.

I primi sintomi li ho avuti con Sex and the city, 4 anni fa. Quando in casa è arrivato il cofanetto sono stata colpita da paralisi: occhi vitrei, braccio rigido, mano incollata sul telecomando per ore e ore.

Poi c’è stato Lost: notti insonni e mente costantemente occupata da enigmi, aspettando con ansia di riaccendere la tv per scoprire la soluzione.

E il Dr House: corse a casa per vedere cosa combinava

Con l’arrivo del satellite ho capito che stavo entrando nel tunnel: Scrubs, Desperate Housewives, Dexter, Perception, Homeland, The Blacklist... Non c’era serie che mi perdevo. Per ognuna, una dipendenza.

La più grande  abbuffata l'ho però fatta con Jack Bauer. L’ex agente della Cia, protagonista di 24-Live another day (ora in onda su Fox), è diventato uno di famiglia (peccato solo non sorrida mai e sia un po’ troppo incline alle botte). Complice la maratona tv con tutte le puntate delle 8 serie precedenti.

Jack corre, fugge, spara... E io con lui.



Ma l’innamoramento del momento si chiama Orange is the new black: una folgorazione. Non riesco a staccarmi dalla storia della bionda wasp Piper, condannata a un anno di carcere per aver trasportato una valigia piena di soldi per conto di Alex, trafficante di droga e sua ex amante. La storia (vera) è anche un libro pubblicato da Rizzoli.

Ecco il trailer 

Ragazze tatuate, ex tossicodipendenti, lesbiche, travestiti... La serie non risparmia niente e nessuno. Ed è per questo che mi piace: non è la solita storia drammatica dietro alle sbarre, di pene e ingiustizie.

Qui si ride per l’assurdità di certe situazioni, come la fatica a procurarsi lo spazzolino o le infradito per fare la doccia, o la possibilità di andare in un bagno con la porta chiusa.

Non ci sono buoni e cattivi (anche Piper, ragazza di famiglia borghese con fidanzato scrittore ha una “tendenza all’ambiguità”), né redenzione.

Non è rassicurante (è uno dei prodotti più originali della tv e per questo ha ricevuto numerosi premi e ha conquistato le cover di magazine internazionali).

Ed è una serie dove le donne, con il loro vissuto, sono protagoniste. Belle e brutte, piene di difetti. Forti, arroganti, ignoranti, dispettose, vendicatrici, dolci e indifese.

Anche la sigla, cantata da Regina Spektor, è bellissima. Per ora Orange si vede solo su Infinity (il canale streaming di Mediaset), a settembre arriverà su Mya.

Vi invito però a recuperalo in qualsiasi modo perché merita davvero. E poi a dirmi cosa ne pensate, se anche a voi ha fatto lo stesso effetto. Oppure parlatemi delle serie che più vi affascinano, di quello che guardate, delle vostre manie... Suggeritemene di nuove.

Io intanto sono arrivata all’ottava puntata, stasera ne guarderò ancora 2 di fila.

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