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Sì, Conchita Wurst è il simbolo di una rivoluzione culturale

di Liliana Di Donato
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Compare in 65 milioni di pagine Internet. Il suo look è imitatissimo. Il successo della "drag queen barbuta" nasce dalla curiosità, certo. Ma dietro c'è forse qualcosa di più: una società che inizia a capire il valore della tolleranza

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Compare in 65 milioni di pagine Internet. Il suo look è imitatissimo. Il successo della "drag queen barbuta" nasce dalla curiosità, certo. Ma dietro c'è forse qualcosa di più: una società che inizia a capire il valore della tolleranza

Di donato Liliana
Un'opinione di

Liliana Di Donato

Napoletana nell’anima, milanese per scelta, a Donna Moderna si occupa di attualità e spettacolo....

«Come tre indizi fanno una prova, così tre notizie fanno un fenomeno» ripeteva il caporedattore nel mio primo giornale. Be’, se oggi applico la sua “regola aurea” a Conchita Wurst, la drag queen con la barba che ha vinto l’Eurovision Song Contest, ho la certezza che Conchita è molto più di un fenomeno. È un simbolo.

Indizio numero 1. Digitando “Conchita Wurst” su Google, vengono fuori in un decimo di secondo 65,3 milioni di pagine. Il video della sua esibizione all’Eurovision con la canzone Rise like a Phoenix conta oltre 15 milioni di visualizzazioni su YouTube. E lei ha 110.000 follower su Twitter.

Indizio numero 2. Il suo look – barba nera curatissima e trucco smokey eyes – è stato “copiato” nell’ordine: dalla Lego, che le ha dedicato un pupazzetto; da Vladimir Luxuria, alla finale del Grande Fratello 13; e perfino dal tabloid britannico The Daily Mail, che in una serie di fotomontaggi ha "messo la barba" alle donne più famose del mondo, da Eva Longoria a Liz Hurley, fino a Kate Middleton.

Indizio numero 3. Conchita è stata l’ospite d’onore, nel giro di pochi giorni, prima alla serata di gala Amfar al Festival di Cannes poi all’esclusivo Life Ball di Vienna, appuntamenti glamour-benefici per la raccolta di fondi per la lotta all’Aids.

Sì, questi tre indizi sono la prova di come siano cambiate le cose da quando Conchita è “nata”, tre anni fa. Conchita Wurst è infatti il nome d’arte di Tom Neuwirth, un ragazzo austriaco oggi 25enne che, a causa delle discriminazioni subite da adolescente per il suo essere gay, ha deciso di crearsi un alter ego: «La donna barbuta», come la definisce sul suo sito, spiegando che è  «una dichiarazione di tolleranza e comprensione. Tutti dovrebbero potere vivere la loro vita come vogliono finché nessun altro viene ferito o limitato».

«La mia vittoria dimostra che le persone vogliono guardare al futuro» ha detto Conchita dopo il trionfo all’Eurovision.



Un’esagerazione sull’onda dell’entusiasmo? Conchita è destinata a durare lo spazio di un’estate, per poi essere liquidata come fenomeno passeggero? Sarò un’inguaribile ottimista, ma non credo. E non lo credono neppure le drag queen italiane che intervistiamo nel numero di Donna Moderna in edicola da mercoledì 4 giugno.

Mauro Leonardi e Carmelo Pappalardo, in arte Karma B, hanno 40 anni e da 20 portano in scena spettacoli “en travesti”. Hanno cominciato insieme a Catania (capitale del machismo siciliano dove, per paradosso, sono nate le primissime drag italiane), ora si esibiscono al Planet Alpheus a Roma. Giù dal palco, quando indossano jeans e polo, non immagineresti mai che lavoro fanno. «Non siamo trans, ma regine per una notte» dicono. «Drag queen significa questo: personaggi creati per lo spettacolo». Certo, per loro non è stato sempre facile, e gli episodi di intolleranza sono ancora oggi una realtà: ma se una diva con i bicipiti e il pomo d’Adamo in evidenza come Conchita trionfa in prima serata, significa che qualcosa sta cambiando nella mentalità comune.

«La gente inizia a capire che i nostri show sono una forma d’arte».

È ciò che dice anche Conchita in un’intervista al quotidiano finanziario The Wall Street Journal (possiamo considerarlo l’indizio numero 4, no?) in cui racconta il significato del suo nome d’arte. «In Austria «la parola “wurst” si usa per dire “non è importante"». E questo è quello che voglio comunicare: non importa da dove vieni o quale sia il tuo aspetto. Quello che importa sei tu».
Adesso mi piacerebbe sapere cosa ne pensate voi. Il successo di Conchita è davvero il segnale di una rivoluzione culturale nel segno della tolleranza e della comprensione?

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