Stephen King, ti amiamo (anche se ci terrorizzi)

Credits: Brooke Palmer

Bill Skarsgård nei panni di Pennywise, il pagliaccio assassino di IT. Il libro, uscito nel 1986, vanta già 2 adattamenti per il cinema e la tv

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di

Gianluca Ferraris

È nelle sale "IT", nuovo film tratto dal capolavoro del re del brivido. Che per la capacità di descrivere le zone d’ombra dell’animo umano è stato paragonato a Shakespeare e Dickens

È un susseguirsi di compleanni tondi. Il mese scorso Stephen King ha spento 70 candeline proprio mentre il suo primo racconto pubblicato, The glass floor (venduto alla rivista Mistery Stories per 35 dollari), ne festeggiava 50. All’inizio dell’estate è caduto il trentennale del film tratto da IT, uno dei suoi capolavori assoluti, e dal 19 ottobre è sul grande schermo il remake dove Pennywise è interpretato da Bill Skarsgård. Infine a novembre uscirà in Italia il nuovo romanzo Sleeping Beauties, scritto insieme al figlio Owen che di anni ne ha appena compiuti 40. Se alla raffica di anniversari sommiamo gli annunci di almeno altre 2 nuove pellicole ispirate ai suoi lavori, non stupisce il fatto che il New Yorker sia arrivato a definire il 2017 «anno kinghiano». Anche l’Italia, dove lo scrittore statunitense ha venduto quasi 13 milioni di copie, non si è risparmiata, con 2 rassegne monografiche allestite all’ultimo Salone del Libro di Torino e alla kermesse milanese Tempo di Libri. Ma cosa ha fatto di così speciale King per arrivare dritto al cuore di almeno due generazioni di lettori? In altre parole, qual è il segreto del suo successo?

Credits: Getty Images

Stephen King all’anteprima di IT negli Stati Uniti. King vive a Bangor, nel Maine, con la moglie Tabitha da cui ha avuto 3 figli: Owen, Joseph e Naomi. Di solito evita incontri ed eventi pubblici

Sa raccontare le nostre paure

«Credo che la sua dote principale sia quella di non annoiare mai» risponde Davide Pulici, cofondatore di Nocturno, la bibbia italiana degli appassionati di letteratura e cinema horror. «Per uno scrittore dalla produzione così vasta, all’interno della quale ci sono libri che sfiorano anche le 1.000 pagine, sarebbe normale prendersi delle pause. Lui invece è bravissimo a tenere alta la tensione, e a inventarsi sempre nuovi trucchi in grado di inquietarci». Come lo sguardo assassino di Carrie, protagonista del suo primo romanzo uscito nel 1974. All’epoca il re del brivido aveva già incassato 4 rifiuti dalle case editrici e fu sua moglie Tabitha, insegnante precaria come lui, a convincerlo a insistere. Venduto per 2.500 dollari, il romanzo passò quasi inosservato nell’edizione rilegata, ma superò il milione di copie con quella economica grazie al passaparola. Le royalties e la trasposizione cinematografica permisero a King di abbandonare la roulotte dove viveva con la famiglia, e di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. Da allora tiene la media record di quasi un libro l’anno, e se non l’avete mai letto sicuramente vi sarete imbattuti in un suo adattamento per il cinema o la tv. Qualche titolo? Shining, Cimitero vivente, La metà oscura, Misery, Il miglio verde. «Opere molto diverse fra loro ma con un tratto comune: la sovrapposizione fra la vita quotidiana, con la sua routine e le sue brutture, e gli orrori che è in grado di provocare, non importa se reali o solo nella nostra testa» continua Pulici. Le nostre paure inconsce, secondo lui, rappresentano il disagio di vivere in una società egoista, competitiva, cinica, spesso maschilista. «Tuttavia nei suoi romanzi c’è sempre spazio per la rivincita degli ultimi, che si tratti di adolescenti bullizzati, donne che non riescono a essere madri o uomini di mezza età segnati da un passato tragico» ha scritto la London Review of Books paragonando King a Charles Dickens, e non solo perché i protagonisti di entrambi sono spesso orfani o problematici.

Ha una scrittura perfetta

L’altra caratteristica che tutti riconoscono a Stephen King è proprio la qualità della scrittura. Lui, dopo essersi nascosto per anni dietro frasi come «Sono solo l’equivalente letterario di un BigMac», ha dato alle stampe un vendutissimo manuale, On writing, nel quale illustra il suo metodo. Primo, rapidità e costanza: non scrive mai meno di 3 pagine al giorno. Una regola che ha rispettato anche mentre si disintossicava da alcol e cocaina e il giorno del funerale di sua madre. Secondo: osservare la realtà e individuare gli spazi dove possiamo insidiarla e metterla in discussione. Terzo: correggere e riscrivere continuamente per arrivare alla stesura perfetta. Il risultato è una prosa secca e diretta che però lascia spazio alla riflessione. «King è un maestro del dettaglio: ci sono descrizioni di luoghi e personaggi che mi sono rimasti in mente a distanza di anni» ha detto di lui Michael Connelly, uno dei tanti bestselleristi che lo venerano. «La cosa che più ammiro in lui, però, è che mantiene un passo perfetto sia nelle storie lunghe sia in quelle corte: una dote che pochissimi scrittori possono vantare». Ecco perché anche dai suoi racconti brevi il cinema è stato in grado di trarre film eccellenti come L’allievo, Stand by me o Le ali della libertà. Non è un caso se a contendergli il titolo di autore con più adattamenti ci siano soltanto William Shakespeare, Agatha Christie e Arthur Conan Doyle. Solo che Stephen King è ancora vivo e, dopo aver smentito le voci di un suo ritiro, ha già nel cassetto almeno altri 4 romanzi per i prossimi 3 anni.

Grandi novità per i fan

L’anno kinghiano non è ancora finito. Sperling&Kupfer, che pubblica in Italia le sue opere, ha appena licenziato un’edizione speciale di IT, con la copertina che ne celebra il nuovo adattamento cinematografico (capace di incassare 500 milioni di dollari nelle prime 2 settimane di programmazione negli Usa) e il 21 novembre manderà in libreria Sleeping Beauties, scritto a quattro mani con il figlio Owen. Periodo d’oro anche per gli adattamenti: dal 20 ottobre è disponibile su Netflix il film 1922, tratto da un suo racconto, e a fine anno arriverà in Italia la serie noir ispirata al romanzo Mr. Mercedes.

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