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Sylvie Guillem a 50 anni dà l’addio alla danza

di Natascia Gargano
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L’étoile francese Sylvie Guillem porta in Italia lo spettacolo con cui dà l’addio al palcoscenico, Life in progress. Noi l'abbiamo incontrata. E qui ripercorre le emozioni di un’intera carriera

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È quasi mezzanotte a Singapore. Dall’altra parte della cornetta c’è Sylvie Guillem, un mito della danza internazionale. Il suo spettacolo è appena finito e lei ha ancora energia e garbo per risponderci in un italiano quasi perfetto. «Come mi sento? Divisa tra due sentimenti: la gioia di portare in scena un lavoro che amo molto e la malinconia di sapere che sono arrivata alla fine» confida. A 50 anni, dopo averne trascorsi 39 a passo di danza, Sylvie ha deciso di fare il suo ultimo inchino. Il 29 ottobre è a Milano con 4 coreografie firmate da Mats Ek, William Forsythe, Akram Khan e Russel Maliphant per la data italiana del suo tour di addio Life in progress, che poi proseguirà a New York per concludersi in dicembre a Tokyo.

L’ultimo show Sylvie Guillem, la ballerina francese che ha incantato il mondo, lascia dopo una lunga attività trascorsa tra Parigi, sua città natale, il Royal Ballet di Londra e il Tokyo Ballet. Bellissima, determinata e dotata di una fisicità straordinaria, ha saputo interpretare con la stessa perfezione la danza classica e quella contemporanea. È stata adorata dai più grandi coreografi, che hanno creato balletti solo per lei. Perché lasciare allora? «È una decisione che mi costa molto. Ma voglio essere io a scegliere quando fermarmi prima che lo faccia il corpo per me» dice Sylvie, che nel 2010 ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera. Non sembra intenzionata a ripensarci, a differenza della collega Alessandra Ferri, che è appena tornata sul palcoscenico a 52 anni, 6 dopo il ritiro. «Danzare è molto difficile, fisicamente e psicologicamente» spiega Sylvie. «E io sono abituata a dare tutta me stessa, non potrei accettare di fare di meno».

I suoi maestri Fu Rudolf Nureyev a scoprirla e a volerla come étoile dell’Opéra de Paris a soli 19 anni. «È come lo champagne» disse il ballerino e coreografo russo dopo averla vista danzare, frizzante e leggera. «Lui è stato un esempio di passione, integrità e coraggio che mi ha segnato la vita. Così come l’hanno segnata i grandi maestri con cui ho lavorato, da William Forsythe a Maurice Béjart a Mats Ek. Ognuno di loro è una pietra del mio “edificio”» ricorda Sylvie. «Ho fatto molti sacrifici, ma sono stati nulla in confronto a quello che ho ricevuto in cambio. Non ho mai avuto l’ambizione di diventare qualcuno, ho sempre e solo scelto quello che l’istinto mi suggeriva di fare. E oggi posso dire di essere stata fortunata: ho amato ognuna delle cose che ho fatto».

I nuovi progetti E ora, come sarà la vita di Sylvie Guillem? «Desidero imparare a lavorare la ceramica e a coltivare la terra. Mi dedicherò al tiro con l’arco e mi impegnerò per alcune associazioni non profit, come Sea Shepherd e Kokopelli» anticipa. «Per il resto non lo so, non voglio riempirmi di cose da fare, ho bisogno di lasciare un po’ di spazio alla riflessione e accettare che sarò qualcuno di differente».

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