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Il talento nascosto di Vivian Maier

di Donatella Gianforma
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Donatella Gianforma

Mamma imperfetta, fa molti degli errori dei genitori di oggi, compreso avere sempre un telefonino in...


Vi è mai capitato di avere una passione tanto profonda da non poterne fare a meno neanche per un giorno? E soprattutto di non voler dividere con nessuno quella gioia così profonda, quel piacere così intimo che vi sembra prezioso come l'aria che respirate?

Per Vivian Maier fotografare era questo. Il sollievo costante dalle fatiche quotidiane. Forse la medicina contro tutto quello che le era andato storto nella vita.

Un corpo per niente aggraziato. Una famiglia che la lascia troppo presto sola. Un carattere ruvido con qualche aggressività di troppo. Ogni volta che vedo la sua lucida tristezza nei magnifici autoritratti, selfie scattati più di 60 anni fa sfruttando le vetrine delle grandi avenue americane o lo specchio della sua stanza spoglia, provo per lei un'istintiva commozione.

Vivian è il personaggio più misterioso della fotografia contemporanea e il documentario che racconta la sua vita mi ha catturato come un thriller (si intitola Alla ricerca di Vivian Maier se volete andare a vederlo al cinema).

Racconta come per tutti lei fosse solo una baby sitter un po' eccentrica e solitaria che accudiva ragazzini benestanti di Chicago e New York. Una specie di Mary Poppins che si nascondeva sotto buffi cappelli, portava camicie da uomo e non usciva mai di casa senza la macchina fotografica al collo.

I suoi unici amori erano misteriosi scatoloni e valigie con cui traslocava da un datore di lavoro al successivo. Amava giocare con i bambini ma era capace di trascinarseli anche nei sobborghi più pericolosi della città pur di poter scattare qualche foto in più.

Fotografava sempre, continuamente, fotografava per sé. Era la sua terapia, il suo giardino segreto. Nessuno doveva vedere quelle incredibili immagini. E nessuno le ha viste finché lei è stata in vita. 100000 negativi che sarebbero finiti in discarica se John Maloof, un giovane collezionista appassionato di mercatini delle pulci, non li avesse ripescati per caso.

Oggi Vivian viene paragonata a fotografi come Henry Cartier Bresson o Robert Frank. E negli Stati Uniti e in Europa la gente fa la fila a ogni sua mostra, pronta a emozionarsi davanti ai ritratti scattati per le strade delle metropoli americane. “Lei, così riservata, odierebbe tutto questo, non lo avrebbe mai permesso” racconta nel documentario chi la conosceva bene.

Ma se uno ha un talento così grande ha il diritto di tenerselo per sé? Di non voler mostrare al mondo la bellezza che sa creare? Me lo chiedo mentre guardo le gallery pubblicate da Maloof su www.vivianmaier.com. Voi cosa ne pensate?

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