Il talento nascosto di Vivian Maier

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    Credits: La malinconica attesa di una passante, sorpresa da Vivian Maier davanti alla New York public library. Vivian faceva la baby sitter e girava per le strade di New York e Chicago con i bambini al seguito e la macchina al collo, pronta a "rubare" stati d'animo ed emozioni.
    Woman-Hat-NY-Public-Library_©Vivian Maier/Maloof Collection
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    Credits: Uno dei selfie di Vivian Maier. Al posto dei telefonini di oggi lei usava la sua amata rolleiflex.
    Self-Portrait-Round-Mirror-Repeating-Image_©Vivian Maier/Maloof Collection
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    Credits: Vivian era sempre a caccia di personaggi e scene bizzarre. Come quest'uomo che passeggia a cavallo per le strade di New York
    FVM_African-American Man on Horse NYC_©Vivian Maier/Maloof Collection
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    Credits: Alla ricerca di Vivian Maier, il film documentario dedicato alla fotografa, è in questi giorni al cinema
    Alla ricerca di Vivian Maier - locandina
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    Credits: Uno dei bauli in cui, dopo la morte di Vivian, sono stati ritrovati centinaia di rullini ancora da stampare.
    Close Shot Black Camera Trunk_©Ravine Pictures, LLC 2013
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di

Donatella Gianforma

Un'opinione di:
Mamma imperfetta, fa molti degli errori dei genitori di oggi, compreso avere sempre un telefonino in...


Vi è mai capitato di avere una passione tanto profonda da non poterne fare a meno neanche per un giorno? E soprattutto di non voler dividere con nessuno quella gioia così profonda, quel piacere così intimo che vi sembra prezioso come l'aria che respirate?

Per Vivian Maier fotografare era questo. Il sollievo costante dalle fatiche quotidiane. Forse la medicina contro tutto quello che le era andato storto nella vita.

Un corpo per niente aggraziato. Una famiglia che la lascia troppo presto sola. Un carattere ruvido con qualche aggressività di troppo. Ogni volta che vedo la sua lucida tristezza nei magnifici autoritratti, selfie scattati più di 60 anni fa sfruttando le vetrine delle grandi avenue americane o lo specchio della sua stanza spoglia, provo per lei un'istintiva commozione.

Vivian è il personaggio più misterioso della fotografia contemporanea e il documentario che racconta la sua vita mi ha catturato come un thriller (si intitola Alla ricerca di Vivian Maier se volete andare a vederlo al cinema).

Racconta come per tutti lei fosse solo una baby sitter un po' eccentrica e solitaria che accudiva ragazzini benestanti di Chicago e New York. Una specie di Mary Poppins che si nascondeva sotto buffi cappelli, portava camicie da uomo e non usciva mai di casa senza la macchina fotografica al collo.

I suoi unici amori erano misteriosi scatoloni e valigie con cui traslocava da un datore di lavoro al successivo. Amava giocare con i bambini ma era capace di trascinarseli anche nei sobborghi più pericolosi della città pur di poter scattare qualche foto in più.

Fotografava sempre, continuamente, fotografava per sé. Era la sua terapia, il suo giardino segreto. Nessuno doveva vedere quelle incredibili immagini. E nessuno le ha viste finché lei è stata in vita. 100000 negativi che sarebbero finiti in discarica se John Maloof, un giovane collezionista appassionato di mercatini delle pulci, non li avesse ripescati per caso.

Oggi Vivian viene paragonata a fotografi come Henry Cartier Bresson o Robert Frank. E negli Stati Uniti e in Europa la gente fa la fila a ogni sua mostra, pronta a emozionarsi davanti ai ritratti scattati per le strade delle metropoli americane. “Lei, così riservata, odierebbe tutto questo, non lo avrebbe mai permesso” racconta nel documentario chi la conosceva bene.

Ma se uno ha un talento così grande ha il diritto di tenerselo per sé? Di non voler mostrare al mondo la bellezza che sa creare? Me lo chiedo mentre guardo le gallery pubblicate da Maloof su www.vivianmaier.com. Voi cosa ne pensate?

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