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Festival di Sanremo 2016: quello che vedremo nella terza serata

di Silvia Gianatti
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Ospiti della terza serata di giovedì 11 febbraio i Pooh - di nuovo con Riccardo Fogli - ed Elio e le storie tese. E poi questa è la serata delle cover: l'interpretazione più attesa è quella di Patty Pravo, che canterà se stessa

Ospiti della terza serata di giovedì 11 febbraio i Pooh - di nuovo con Riccardo Fogli - ed Elio e le storie tese. E poi questa è la serata delle cover: l'interpretazione più attesa è quella di Patty Pravo, che canterà se stessa

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Festival di Sanremo 2016: ieri è stata una seconda serata all’insegna dell’amore. Per una volta non solo nelle canzoni, ma nei colori sul palco: un Sanremo Arcobaleno. Dopo tanta attesa e polemica sull’arrivo di Elton John come portatore di messaggi anti Family day, ecco che è invece Eros Ramazzotti il primo a parlarne davvero, dopo un medley con i suoi più grandi successi che ha fatto cantare tutto il pubblico del Festival, sala stampa compresa: «perché la famiglia è di tutti e quel che conta è crescere i figli dritti».

A ruota Nicole Kidman, elegantissima sul palco, in una chiacchiera “a colori” sempre un po’ in stile presentatore che fa domande non troppo originali all’attrice hollywoodiana presente in Riviera. Il momento più emozionante è però quello di Ezio Bosso al piano, che con una frase dice tutto quel che c’è da dire, incantando la platea. «La musica, come la vita, si può fare in un solo modo: insieme». Ed è il messaggio più bello che arriva.

Giovedì 11 febbraio è la serata dedicata alle cover delle grandi canzoni della musica italiana, che ci si chiede però perché neanche una scelta tra quelle nate a Sanremo. Quali saranno? Tutt’al più di Patty Pravo, cantata da Patty Pravo, con Fred de Palma (far la cover di se stessa è “pattipravismo” puro e geniale). Don Raffaè di Fabrizio De André, cantata da Clementino. Amore Disperato di Nada, da Dolcenera. A mano a mano, di Riccardo Cocciante, da Alessio Bernabei con Benji e Fede, La sera dei Miracoli di Lucio Dalla dagli Stadio, Amore senza fine di Lucio Dalla da Giovanni Caccamo e Deborah Iurato, America di Gianna Nannini da Annalisa. E poi O’ Sarracino di Renato Carosone, cantato da Neffa con i Bluebeaters, Io vivrò (senza te) di Lucio Battisti da Valerio Scanu, Dedicato di Loredana Bertè da Noemi, La lontananza di Domenico Modugno dai Bluvertigo, La Donna Cannone di Francesco De Gregori da Lorenzo Fragola, Se perdo anche te di Gianni Morandi da Irene Fornaciari, A Canzuncella degli Alunni del Sole da Enrico Ruggeri. E infine Il mio canto libero di Lucio Battisti da Francesca Michielin, Tu vuoi fa l’americano di Renato Carosone da Rocco Hunt, Cuore di Rita Pavone da Arisa, Quinto ripensamento (versione italiana della Quinta sinfonia di Beethoven tratta dalla colonna sonora de La Febbre del Sabato Sera) da Elio e le storie serie (beh’, una canzone così, da chi altri se no?).

Nella terza serata la celebrazione della grande musica italiana continua quindi anche tra gli ospiti. A festeggiare sul palco la loro reunion arrivano i Pooh, di nuovo con Riccardo Fogli.

Quello che abbiamo visto noi

Il nastro: quello che continua ad apparire sul palco lanciando messaggi arcobaleno. Pare sia quello di Noemi, che ha iniziato a girare tra gli artisti. Pare che sia stata Veronica a mandare sua sorella in merceria e assemblare tutti quei nastri colorati. Pare. Se fosse vero, sarebbe una storia bellissima.

I gadget: altro oggetto ricorrente di questo Festival è il gadget che il cantante (o più probabilmente l’ufficio stampa) ti piazza in mano a fine intervista, come simbolo di tifo, supporto, stima. Il giornalista “fortunato” ne ha tanti appiccicati alla giacca, tipo medaglie di un esercito immaginario, qualcun altro ne attacca solo uno, a indicare la preferenza, senza dirla ad alta voce. I più diffusi a oggi: la spilla del “campeggio in riviera”di Francesca Michielin, il ciondolo caffettiera con cornetto di Rocco Hunt, la spilla con il logo dei Dear Jack, la molletta dei panni di Chiara dello Iacovo e la spilla con Goldrake degli Zero Assoluto (bramatissima in generale).

L’albergo di Valerio Scanu: il più lontano di tutti. Per arrivarci dovrebbero mettere un alert lampeggiante con su scritto “prendi un taxi”. In cima a una lunghissima (ma davvero lunghissima e ripidissima) salita, fiato e gambe vengono messi alla prova. Ma la fatica viene ripagata di fronte a un Valerio Scanu ritrovato dopo tanto tempo, disponibile e pieno di voglia di rivincita. Come dargli torto. È qui da solo, con un’etichetta indipendente, con alle spalle talent e viaggi su isole per autoprodursi i suoi album. Può parlare male di chi vuole, un po’ lo fa, un po’ lo si capisce. Ha voglia di scoprire come funziona il voto in sala stampa, è sicuro che la sua canzone sia più bella di quelle degli altri, è determinatissimo. E va bene così.

Il personaggio di Alessio Bernabei: Jack Skellington di “A Night Before Christmas”, il film di Tim Burton, è il personaggio che Alessio ama di più. Un ciondolo al collo, un tatuaggio sul polso destro, a raffigurarlo. Lo stesso Jack che ha dato il nome alla sua ex band. Un po’ gli spiace aver lasciato quel nome «I Dear Jack saranno bravi a portarlo avanti, hanno una bella responsabilità. Ma il “mio” Jack non l’ho lasciato. Lo porto con me».

L’ufficio di Carlo Conti: quello della sala stampa dove, qualche minuto prima della conferenza quotidiana, si ritrova con gli autori per fare il punto. Lì, ogni giorno, qualcuno ad aspettarlo, per una consegna, un saluto, un omaggio. È quando lo incontri che ti accorgi di quanto siano calcolate al minuto le sue giornate. Non un secondo da perdere, a rischio di accumulare ritardi non più recuperabili. Non corre perché non vuole parlarti, corre perché non può fermarsi.

Il coraggio di Annalisa: la sua non è una canzone facile e immediata e lei lo sa bene. Se l’è trovata in mano dopo un ritiro creativo con la sua casa discografica, ci ha voluto credere, innamorandosene ogni giorno di più, credendo fosse la canzone giusta. L’ha cantata con così tanta bravura e perfezione che questa volta potrebbe aver avuto ragione.

Il ristorante di Francesca Michielin: quando a Sanremo c’è così tanto sole, noi animali di città ci dirigiamo verso il mare, anche se le onde si infrangono a riva con forza di mareggiata, anche se il vento è freddo e diventa uno spiffero costante. E siccome anche i cantanti mangiano, li incontri a bordo mare, alle prese con rassicurazioni pre esibizioni e, a volte, ghiaccio sulle braccia per recenti cadute che non impediscono di cantare con rara intensità.

Intensità che ha premiato la Michielin, nonostante tutte le sue preoccupazioni, e che la farà tornare sul palco insieme ad altri 5 senza rischiare di essere eliminata, come invece credeva.

Tremano invece: Dolcenera, Zero Assoluto, Alessio Bernabei (inaspettatamente vista anche la mobilitazione di Benji e Fede che canteranno stasera con lui) e Neffa.

C’era chi se lo aspettava e chi c’è rimasto male. Il televoto può salvarne solo uno. Scopriremo il suo nome però solo venerdì, dopo la serata di questa sera, quando avrà luogo anche la seconda sfida tra le nuove proposte.

Il Festival, insomma, è già arrivato a metà strada.  

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