del

Tre cose che ho imparato guardando Julianne Moore in Maps to the stars

di Liliana Di Donato
Vota la ricetta!

Julianne Moore è la mia attrice preferita. Non tanto per il fascino o il talento. Quanto per la sua capacità di raccontare le emozioni. E di mettersi alla prova. In questo film, poi...

Un caffè con Donna Moderna

Julianne Moore è la mia attrice preferita. Non tanto per il fascino o il talento. Quanto per la sua capacità di raccontare le emozioni. E di mettersi alla prova. In questo film, poi...

Di donato Liliana
Un'opinione di

Liliana Di Donato

Napoletana nell’anima, milanese per scelta, a Donna Moderna si occupa di attualità e spettacolo....

Ho sempre ammirato Julianne Moore. Non tanto per il fascino. Non tanto per il talento. Quanto per la capacità di comunicare le emozioni che proviamo tutte noi: che sia l’amore per un figlio, il dolore per il tradimento di un marito, il senso di colpa per un errore commesso, la gioia per un obiettivo raggiunto.

Per forza, direte voi, è una delle migliori attrici del mondo. Però è proprio questo il punto: quelle emozioni Julianne Moore non sembra recitarle, sembra viverle davvero. E, guardandola, fai fatica a distinguere dove finisce il personaggio e dove inizia lei.

Questa sensazione l’ho avuta ancora più forte vedendo il suo ultimo film, Maps to the stars. Julianne interpreta Havana, attrice in declino che cerca disperatamente di ripercorrere i fasti della madre: una diva del cinema in bianco e nero morta in un incendio.

La pellicola, diretta da David Cronenberg, distrugge il mito di Hollywood, mostrando i lati peggiori della lotta per il famoso “posto al sole”. E confesso che, uscita dal cinema, ci ho messo un po’ a metabolizzarne l’asciutta ferocia. Ma per quanto sia difficile, stavolta, identificarsi con il personaggio interpretato dalla Moore, ci sono tre cose che ho imparato guardando Havana/Julianne.

Urlare per sfogarmi. Havana sta facendo yoga quando viene a sapere, da un messaggio in segreteria, che non ha ottenuto la parte tanto agognata. Attimo di silenzio, poi un grido di 10 secondi: Ahhhhhh! Altro che meditazione, vuoi mettere la soddisfazione di cacciare fuori la rabbia con un urlo liberatorio? Di sicuro il fegato di una come me, abituata a tenersi tutto dentro, ringrazierà…

Spogliarmi senza vergogna. Julianne, 53 anni, lo fa più volte durante il film, e già qui ci va un bel coraggio. Ma la scena clou, per me, è quella in cui arriva in ritardo dal suo guru-massaggiatore e inizia a togliersi trafelata le scarpe, i pantaloni della tuta, la canottiera, fino a rimanere in piedi, in mezzo alla stanza, con tanto di cellulite e lingerie spaiata. Certo, lei parte oggettivamente avvantaggiata rispetto a noi comuni mortali, eppure conforta vedere quanto possa essere bella la normalità.

Mettermi alla prova. «Scusate, come lesbica non valgo un granché» dice Havana dopo una scena di sesso a tre, e neppure particolarmente sexy. Chapeau a Julianne che l’ha girata senza controfigura. Poteva rifiutarsi, dato il suo status di diva e i 53 anni di cui sopra, e nessuno avrebbe fiatato. Invece ha accettato la sfida. Come a dire: ok, mi mettete alla prova? Non mi tiro indietro, ma vi faccio vedere di cosa sono capace… E questo vale, nel lavoro, nell’amore, nella vita, anche per quelle che non si chiamano Julianne Moore e non sono dive di Hollywood.

E voi, avete un film, un attore, una battuta che vi ha insegnato qualcosa? Mi piacerebbe condividerli insieme.


P.s. Dimenticavo.. C’è un’altra lezione di vita che vorrei “rubare” a Julianne Moore. È in un frase dell’intervista che pubblichiamo nel numero di Donna Moderna in edicola dall’11 giugno: «C’è sempre un motivo per sorridere. Anche nei momenti più difficili».

Un caffè con Donna Moderna

Un caffè con Donna Moderna