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Tutti matti per Matt

di Lavinia Rittatore
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Al cinema fa la parte del perdente. Come in Factotum. Ma Dillon in realtà è il solito irresistibile selvaggio

Al cinema fa la parte del perdente. Come in Factotum. Ma Dillon in realtà è il solito irresistibile selvaggio

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Qui da noi purtroppo viene doppiato, ma Matt Dillon ha una voce roca, forte. Perfetta per interpretare il poliziotto violento di Crash, il film vincitore di tre Oscar, e l’alcolista Henry Chinaski in Factotum, la pellicola tratta dal romanzo di Charles Bukowski ora nelle sale. Il 42enne attore è appena arrivato dalla Martinica dov’era in vacanza. È in gran forma, rilassato, abbronzato. Questo è il suo momento: ha due film al cinema, è richiestissimo e le donne hanno occhi solo per lui.

Matt, dopo quello di Crash, anche il personaggio di Factotum è piuttosto sgradevole: solo una coincidenza o sono ruoli che le si adattano?

«Accetto una parte non perché mi fa fare bella figura, ma perché è credibile, verosimile. Gli eroi a tutto tondo non mi piacciono: sono finti. Preferisco i personaggi più complessi, ricchi di sfumature, turbolenti. Forse perché a 20 anni, quando ho interpretato Rusty il selvaggio, ero un ribelle. Poi mi sono calmato».

Cosa ha fatto per entrare nel personaggio di Bukowski?

«Vuol sapere se mi sono dato all’alcol? (imita un ubriaco). Non ne avevo bisogno, ho già bevuto abbastanza nel mio periodo nero. Ma è stata dura: quel ruolo me lo portavo a casa tutte le sere, non lo lasciavo mai».

E cosa ne pensava la sua partner?

«Chi ha detto che ne ho una?».

È single? Allora, ci dica qual è il segreto per conquistarla.

«Mettiamola così: se mi annoio mi deprimo e divento intrattabile».

Traducendo: bisogna essere allegre, fantasiose e piene di idee?

«Più o meno».

E dove la si può venire a cercare?

«A New York, una città viva, non certo a Los Angeles dove puoi passare giorni senza parlare con un’anima».

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