Un posto al sole: è la puntata 4.500!

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Benedetta Gargano, sceneggiatrice

Una sceneggiatrice, napoletana verace come i personaggi della soap di RaiTre, festeggia con noi un compleanno speciale: la puntata numero 4.500

Se sei una sceneggiatrice un po’ ansiosa, scrivere per Donna Moderna può gettarti nel panico. Se poi ti si chiede di parlare del tuo lavoro, del programma che scrivi, di tua nonna centenaria diventata una star di Facebook con l’hashtag #ioamomianonna, è come indossare la tuta da funambolo per una prova di equilibrismo. Cosa non facile se la sceneggiatrice (cioè io) è pure obesa.

D’altra parte, se sceneggi Un posto al sole da 16 anni, a camminare sul filo ci sei abituata. Sai creare scene d’amore e d’azione, sai condurre una trattativa d’affari, fare un’operazione chirurgica. A pensarci bene, sai anche come scrivere un articolo, visto che uno dei protagonisti della soap, Michele Saviani, è proprio un giornalista.

Vi riassumo la trama. Siete fra i pochi in Italia a non sapere di cosa parlo? Procedo con una sintesi. Un posto al sole (per i fan Upas) è ambientata a Napoli, la mia città, e narra le vicende dei condomini di Palazzo Palladini, a Posillipo, un luogo così famoso che si trova su Google Maps. Girarne 250 puntate l’anno è un’impresa titanica, compiuta grazie a una squadra in grado di fronteggiare ogni imprevisto. C’è una scena in esterni in cui i vigili Guido e Otello colgono sul fatto un borseggiatore, ma la pioggia ostacola le riprese? In tempo reale ci spostiamo dentro il mitico Caffè Vulcano. Fra scrittori, attori, registi, scenografi, costumisti, truccatori, cameramen... riempiremmo un villaggio vacanze: a mensa formiamo code da far impallidire quelle ai caselli autostradali durante l’esodo estivo.

Dietro le quinte si mangia sempre! Non c’è giorno che non si festeggi un compleanno con rinfresco (poi ci si chiede perché io non riesca a dimagrire). I fan della soap dovrebbero esserci: in quel clima familiare gli attori escono dal personaggio e tornano se stessi. La perfida Marina Giordano diventa amabile come solo Nina Soldano sa esserlo. Roberto Ferri, quintessenza del cattivo, si defila e Riccardo Polizzy Carbonelli ci travolge con le sue battute fulminanti.

Il mio è un lavoro duro. Lo sceneggiatore tipo ha le occhiaie per le troppe ore passate a guardare serie, vive in un tempo che non corrisponde a quello reale, parla lingue strane... Spesso, per esempio, mi urlano: «Crea un po’ di Urst!» (cioè Unresolved sexual tension. Avete presente quando il tizio con cui flirtate da mesi sta per baciarvi ma proprio mentre le labbra si sfiorano arriva il cameriere a dire che il tavolo è pronto? Ecco: quello). Se nel resto del mondo è maggio, per noi di Upas è già autunno. E a Ferragosto sul set avremo alberi di Natale e pastiera. Ma lo sceneggiatore è soprattutto un ladro.

Io ho rubato qualsiasi cosa. Anche le storie. Ricordate Ginevra D’Ambrosio, la terribile mamma della dottoressa Ornella Bruni? Era così simile a mia nonna da avere perfino la sua «pena di stomaco»: non un crampo, non un bruciore. In famiglia pensavamo fosse un malore inventato. Avrei voluto farvela vedere nonna Elisa, davanti alla tv, compiaciuta dall’aver trovato una sodale. «Benussì, lo vedi che la pena di stomaco ce l’ha anche lei? Ha pure il mio campanello d’argento!». Magari, che avevo prestato il suo campanello agli scenografi, avrei dovuto dirglielo.

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