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Cosa ci piace (e cosa no) di X Factor 2015

di Mattia Carzaniga
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Siamo andati alla X Factor Arena a vedere la prima puntata dei live del talent show targato Sky. Squadra che vince non si cambia, ma in questo caso non è così vero, perché nell’edizione numero 9 di novità ce ne sono parecchie. Le impressioni della prima visione dal vivo lo confermano. Ecco le nostre.

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Siamo andati alla X Factor Arena a vedere la prima puntata dei live del talent show targato Sky. Squadra che vince non si cambia, ma in questo caso non è così vero, perché nell’edizione numero 9 di novità ce ne sono parecchie. Le impressioni della prima visione dal vivo lo confermano. Ecco le nostre.

I cantanti sono sempre più giovani

È vero, ci sono gli “over”, relegati nella loro sezione (capitanata da Elio) un po’ come i panda nelle riserve. Dagli ultimi anni, il trend di X Factor sembra essere la messa in campo di cantanti sempre più teen: del resto, il successo di Lorenzo Fragola, l’ultimo vincitore, dimostra che la strategia paga. Considerato che era la prima volta in cui molti di loro salivano su un palcoscenico, dal vivo faceva effetto vedere la loro sicurezza: il simpatico Luca molto a suo agio sulle note di un pezzo di Kygo, la grintosa Eleonora che ha strappato una standing ovation dopo la sua performance sulle note di Dedicato di Loredana Bertè, pure le più acerbe Enrica e Margherita bucavano la famosa “quarta parete” davanti al pubblico (e pure la telecamera). Una volta i sedicenni scrivevano «quello che ho dentro» (è un’espressione che usavano più o meno tutti nelle loro presentazioni iniziali) sulle pagine del diario, oggi lo sfogano in diretta tv: chissà se si tratta di evoluzione della specie, in ogni caso le cose son parecchio cambiate. E alla fine, per non smentire la tendenza “under”, a vincere al ballottaggio è stato Eva (è un ragazzo già così sicuro di sé da scegliere un nome come questo): ha battuto il 34enne Massimiliano, che sembrava più insicuro di lui. Ed è solo l’inizio.

I giudici devono diventare più cattivi

Il nuovo quartetto di giudici anche dal vivo è partito col piede giusto. Non sembrano esserci attriti, né personaggi alla Morgan che coi loro colpi di testa rischiavano di minare la quiete. Skin è e sarà un’ottima carta da giocare nei prossimi appuntamenti: bella, radiosa, rock ma anche accogliente, deve solo migliorare il suo italiano. Le intenzioni sono ottime, ma fa ancora fatica ad esprimersi con scioltezza, e la credibilità da giudice a volte ne risente: al confronto Mika sembra diventato Umberto Eco, in quanto a padronanza della lingua. A Fedez spetta il solito compito di aggiungere un guizzo politicamente scorretto, a Elio quello della celebrazione (a volte un po’ annoiata) del bel canto e della bella musica. L’unico difetto, a doverlo proprio trovare, è che per ora sembrano tutti troppo buoni: nella prima puntata non c’è stato un vero giudizio negativo, nemmeno di fronte alle esibizioni più scarse. A volte si sente la mancanza di un giudice “di sfondamento” come Simona Ventura o Mara Maionchi, e anche dello stesso Morgan: un po’ di polemica in tv ci vuole (e fa sicuramente bene anche alla gara).

I gruppi sono una boccata d’aria fresca

Finalmente sul palco di X Factor c’è gente che suona dal vivo, e non solo accompagnata da basi che rischiano di fare un po’ troppo piano bar (si esagera, ma insomma ci siamo capiti). L’introduzione delle band, che si portano appresso le loro batterie e le loro tastiere, fa un bell’effetto anche live: la scena si riempie e la musica “arriva” di più, per usare il gergo dello show. I gruppi, seguiti da Fedez, sono una ventata d’aria fresca, e anche ben variegati: gli Urban Strangers sono il duo più giovane, con sonorità pop-folk vagamente Ed Sheeran; i Moseek puntano su tappeti elettro-rock alla Florence and the Machine, sono più snob ma anche quelli che hanno suonato meglio alla prima prova; i Landlord devono ancora centrare il giusto profilo, anche se la hit dei Goo Goo Dolls Iris è stata un’ottima prima scelta per acchiappare i nostalgici dei Nineties (ricordate City of Angels?). In ogni caso, si spera che restino in gara fino alla fine, per sfruttare a pieno la bella novità.

Lo show deve seguire il ritmo delle canzoni

Già dal primo minuto, si vede il Luca Tommassini’s touch pronto a colpire di nuovo. Niente di male: X Factor è prima di tutto uno show televisivo ed è giusto puntare su luci, scene e costumi ad hoc. Quello che sembra un po’ esagerato è partire ingranando la quarta già dalla prima puntata. Mentre sei seduto davanti al palco vedi arrivare ragazzi giovanissimi che ancora non hanno una precisa identità musicale, ma con alle spalle “baracconi” che farebbero invidia a un concerto di Lady Gaga. Forse è un po’ troppo, no? O, quantomeno, non sarebbe meglio accompagnare puntata dopo puntata i concorrenti anche attraverso lo spettacolo che viene costruito intorno a loro, seguendo il ritmo delle canzoni selezionate e la crescita artistica del cantante? Simon Le Bon dei Duran Duran, ospiti della prima puntata, è sceso dall’alto su una piattaforma piena di fari accecanti: ma, diciamo, nel tempo se l’è guadagnato.

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