del

A chi diamo il nostro 5 x mille

di Adriano Lovera

È il momento di presentare la dichiarazione dei redditi e di decidere a chi dare il 5 x mille delle nostre tasse. Vediamo a quali enti si possono dare questi soldi e come vengono usati

Un caffè con Donna Moderna

È il momento di presentare la dichiarazione dei redditi e di decidere a chi dare il 5 x mille delle nostre tasse. Vediamo a quali enti si possono dare questi soldi e come vengono usati

Compilando la dichiarazione dei redditi si decide se donare il nostro 5 x mille (entro il 22 luglio se si presenta il 730, entro il 30 settembre per il modello Unico). Un’opportunità per fare del bene a una platea di potenziali beneficiari, che sfiora i 45.000 enti tra onlus, Comuni e associazioni.

Gli enti che ne beneficiano sono 45.000. A devolvere il proprio 5 x mille sono 16 milioni di contribuenti, solo il 39% sul totale. Il Censis ricorda però che sono oltre 30 milioni quelli che fanno almeno una donazione l’anno, anche sotto altre forme (raccolta fondi o bonifici), in prevalenza donne (59% contro il 41% degli uomini). Secondo l’Agenzia delle entrate, l’ultimo 5 x mille ha generato contributi per 484 milioni, andati per il 68% al volontariato, per il 26,7% alla ricerca (scientifica e sanitaria), per il 3% ai Comuni e per il 2,3% ad associazioni sportive dilettanti. I “big”, capaci di potenti campagne pubblicitarie, ricevono le fette maggiori, come Airc (69 milioni), Emergency (13 milioni), Istituto Candiolo (10 milioni), Msf (9,7 milioni). Ma l’elenco è enorme. Si passa per le associazioni dei consumatori, come Federconsumatori (quasi 800.000 euro) e Adiconsum (500.000 euro), per arrivare cifre minime come gli 1,86 euro della onlus romana Felici di esserci.

I rendiconti devono essere pubblici. «La legge obbliga ogni ente a specificare come spende i soldi» dice Edoardo Patriarca, presidente dell’Iid (Istituto italiano donazione), che monitora il lavoro di decine di onlus italiane. «I grandi enti umanitari o di ricerca hanno bilanci e spiegazioni visibili su Internet. Per il cittadino spesso è però più agevole controllare le associazioni di quartiere, vicine a casa propria». L’Iid ha anche ideato una sorta di certificazione per gli enti trasparenti nel gestire il denaro (Io dono sicuro, www.istitutoitalianodonazione.it).

Meglio puntare su iniziative di lungo periodo. Individuare i settori più virtuosi nell’uso del denaro non è semplice e talvolta serve un esperto per giudicare. «Prendiamo la ricerca: il suo valore sta nel fatto di aprire strade inedite, non per forza se si arriva all’ideazione di un nuovo farmaco» ammette Patriarca. «Gli enti famosi in genere sono affidabili, perché ormai, in Rete, basta un ricercatore universitario per smascherare se siano impegnati in filoni poco sensati». Patriarca aggiunge un consiglio: «Conviene privilegiare le iniziative di lungo respiro. Per esempio, un progetto per i migranti dà risultati non solo se sfama quelle persone, ma se prevede percorsi di integrazione, tramite corsi di lingua o apprendistato».

COSA SUCCEDE SE NON SI SPECIFICA A CHI DARE IL 5 X MILLE?
Con la dichiarazione dei redditi, ogni contribuente può destinare il 5 x mille prelevandolo dalla propria imposta Irpef a favore di un ente specifico oppure di una categoria (volontariato, ricerca scientifica, ricerca sanitaria, associazioni sportive di dilettanti e Comuni). In questo secondo caso, il denaro viene suddiviso tra i soggetti appartenenti al gruppo. Se non si compila la sezione del 5 x mille, il 100% dell’imposta finisce al Fisco. Diverso il discorso con l’8 x mille: questo, in assenza di indicazioni, viene comunque ripartito tra lo Stato o le chiese beneficiarie.

Un caffè con Donna Moderna

Un caffè con Donna Moderna