Asilo nido: arriva il bonus da 150 euro

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Lorenza Pleuteri

Le aziende, sia pubbliche che private, potranno erogare un benefit ai propri dipendenti con figli iscritti all'asilo, al fine di sostenere il costo della retta mensile. Il nuovo bonus - che sarà esentasse se non supererà i 150 euro al mese - dovrebbe partire a settembre

Alcune grosse aziende già lo fanno, anche in Italia, e pure la provincia autonoma di Bolzano. Erogano un contributo economico ai dipendenti che hanno figli inseriti negli asili nido, per aiutarli a pagare le rette. Una goccia nel mare. L’obiettivo, per il futuro prossimo, è quello di allargare al massimo la platea dei beneficiari. Si punta a promuovere e far estendere il più possibile questo tipo di benefit, attraverso una misura appetibile per datori di lavoro, pubblici o privati che siano:  la detassazione, sotto una certa soglia.

Bonus aziendali esentasse fino a 150 euro al mese

Lo schema del decreto legislativo sulla Buona Scuola da 0 a 6 anni, incassato il via libera in Parlamento e in attesa dell’imprimatur del Governo, prevede che ai “buoni nido” aziendali  fino a 150 euro mensili non siano applicate tasse né trattenute. I soldi stanziati saranno “puliti”, netti, senza costi extra. Per importi  superiori, scalata la “franchigia” e quindi da 151 in euro in avanti,  ci saranno invece oneri fiscali e previdenziali.

Probabilmente si partirà con il nuovo anno scolastico, da settembre

La senatrice Francesca Puglisi, responsabile scuola del Pd e autrice di un disegno di legge con contenuti simili, conferma le novità in arrivo e aggiunge: “L’iter è quasi concluso.  Entro Pasqua il Governo dovrebbe dare l’ok definitivo al Decreto 0-6, uscito dal Parlamento con qualche aggiustamento minimo. Poi starà alle singole aziende e alla singole amministrazioni pubbliche decidere se e come introdurre i ticket asilo. Credo che  a settembre, con l’avvio del prossimo anno scolastico, si possa tranquillamente partire.  Questi buoni sono uno strumento semplice e di agevole applicazione, un aiuto in più e nella logica dell’ampliamento del welfare aziendale. In Italia -  ribadisce l’esperta - vengono già erogati da alcune multinazionali e dalla provincia autonoma di Bolzano. Siamo ottimisti. Funzioneranno. I nidi aziendali, invece, non sono mai decollati:  hanno costi elevati e le piccole e medie imprese, che rappresentano il tessuto economico portante del Paese, non se li possono permettere”.

Bonus spendibili in nidi comunali e nidi accreditati

I nuovi ticket aziendali esentasse saranno spendibili per i bimbi dai tre mesi ai tre anni di età, in nidi, micronidi, sezioni primavera e strutture con servizi integrativi, a gestione comunale oppure accreditati. Attenzione, però. La concessione dei bonus nido non sarà un obbligo per nessun datore di lavoro. Resterà un optional, una facoltà.

“La differenza tra la tariffa pagata dalle famiglie e il bonus aziendale  – garantisce Puglisi – sarà detraibile dalla dichiarazione dei redditi, nelle percentuali previste”. Inoltre, sempre a detta della senatrice, il benefit aziendale  sarà cumulabile con i buoni esistenti, a cominciare dai  1.000 euro annui assegnati per coprire parte delle rette dei nidi e dai voucher cui hanno diritto le mamme che rinunciano al congedo parentale  e rientrano in servizio subito  dopo la maternità obbligatoria (600 euro mensili, per un massimo di 6 mesi per le  lavoratrici dipendenti, fino a 3 mesi per le autonome e le libere professioniste iscritte alla gestione separata dell'Inps).

I benefit aziendali non faranno perdere altre agevolazioni

Non dovrebbero dunque esserci limitazioni e nemmeno lungaggini burocratiche, come sta invece succedendo per i bonus gravidanza. “Non ci sono sovrapposizioni: i ticket aziendali saranno assegnati direttamente dai datori di lavoro, mentre i buoni nido già a regime sono statali e vengono gestiti e versati dall’Inps”.  E  non si azzereranno, precisa ancora la senatrice Puglisi, gli aiuti ordinari previsti da comuni e regioni. “Gli enti locali – recita sempre il decreto Buona Scuola da 0 a 6 anni  - possono prevedere agevolazioni tariffarie in base all’Isee o concedere l'esenzione totale per le famiglie con un particolare disagio economico o sociale, rilevato dai servizi territoriali”. 

Da stabilire la quota di compartecipazione delle spese

I genitori con i redditi più alti dovranno continuare a contribuire a coprire i costi del servizio,  ma non oltre un certo limite.  La quota massima di compartecipazione sarà stabilita in sede di Conferenza unificata, cioè dall’assemblea di presidenti delle regioni, rappresentati delle province e delle associazioni di enti locali, sindaci e ministeri interessati. L’esborso potrebbe aggirarsi intorno tra il 20 e il 33 per cento, ma ancora non ci sono certezze.

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