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Banche in crisi: bail in e bad bank, cosa sono e che rischio c’è per i nostri soldi

di Oscar Puntel
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Bail in, Bad Bank, ricapitalizzazione: come districarsi nella giungla dei termini tecnici di una banca? E quando sono a rischio i nostri risparmi?

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Bail in, Bad Bank, ricapitalizzazione: come districarsi nella giungla dei termini tecnici di una banca? E quando sono a rischio i nostri risparmi?

Bail in
Letteralmente significa “salvataggio interno”. È la procedura che è in mano alla Banca d'Italia per 'salvare' una banca che sta per fallire o è in crisi. Come? Recuperando i soldi dalle azioni detenute dai risparmiatori. In sostanza, i debiti e le sofferenze vengono 'ripianati' facendo ricorso ai soldi versati dai clienti delle banche stesse.
Secondo la nuova direttiva europea, entrata in vigore con il primo di gennaio del 2016, vi è una precisa gerarchia da seguire: a pagare per primI sono quegli investitori che detengono azioni della banca, cioè strumenti finanziari più rischiosi, poi chi detiene le obbligazioni. Ultimi a pagare sono i titolari di un conto deposito, ma solo se si superano i 100mila euro. I depositi sotto i 100mila euro sono protetti da un sistema di garanzia.

Il termine 'bail in' si differenzia dal 'bail out', perché in questo ultimo caso il salvataggio è esterno, cioè a carico di tutto il sistema delle banche. Le autorità europee hanno così voluto evitare due circostanze: che i singoli stati potessero intervenire direttamente nelle loro banche; e che i banchieri prendessero troppi rischi con i loro investimenti (tanto se si falliva non ci rimetteva l'Istituto).

Bad Bank
È lo strumento usato per “depurare” gli istituti dalle perdite finanziarie, generate da titoli tossici. In pratica, la banca viene divisa in due tronconi: la parte buona, sana (good bank) continuerà a sviluppare le proprie attività di credito; mentre quella cattiva (bad bank) si occuperà della gestione di titoli tossici.
Cosa sono i titoli tossici? Sono titoli che sulla carta valgono tanto, ma nella realtà dell'economia valgono nulla o poco più. In pratica 'gonfiano' i bilanci delle banche, ma sono spazzatura perché non hanno una contropartita certa, un valore economico stabile. Quindi la bad bank è un 'veicolo', dove vengono messe le azioni tossiche, che altrimenti sarebbero un peso nella pancia degli Istituti. Il compito della bad bank sarà quello di disfarsi di questi titoli, cercando di venderli quando le condizioni del mercato migliorano e quando il loro valore 'sulla carta' si avvicina a quello reale, cioè non è gonfiato

Ricapitolarizzare una banca
Se una banca ha scarsa liquidità, cioè non ha soldi sufficienti per coprire il suo passivo, si rende necessaria una ricapitalizzazione. Cioè: servono soldi in entrata. Per raccoglierli, le banche emettono azioni, che poi vengono vendute sul mercato.

Cartolarizzazione
Lo dice la parola stessa: cartolarizzare sta per “rendere cartaceo”, cioè trasformare in un pezzo di carta – un titolo – qualcosa che non lo è, come un mutuo. Facciamo un esempio. La banca conferisce una serie di prestiti immobiliari. A un certo punto può deciderli di “cartolarizzarli”, cioè di emettere dei titoli, a garanzia dei prestiti concessi. Titoli che finiscono sul mercato e che possono essere comprati da investitori o da istituzioni. Sono come le obbligazioni: hanno una scadenza e un tasso di interesse. Servono a conferire liquidità, moneta sonante, alla banca.
Gli Istituti possono cartolarizzare di tutto, per racimolare soldi sul mercato: non solo mutui, anche prestiti ad aziende o professionisti, prestiti a studenti, microcrediti, carte di credito.

Obbligazioni e azioni
Ripassino. Le azioni e le obbligazioni sono due tipologie di investimenti diverse. Se un risparmiatore decide di investire in azioni è come se comprasse quote (quindi, porzioni) di una società. L'azionista rischia con il capitale apportato: quando vende la sua azione, essa può non avere il valore al quale è stato pagato. Concetto da sottolineare è che non vi è una scadenza contrattuale dell'esser azionista; egli cessa di essere azionista quando vende la sua quota.
Diversamente, acquistare un'obbligazione è come prestare dei soldi a una società, per un determinato periodo di tempo. L'acquisto di azioni è qualcosa di più redditizio, ma anche di potenzialmente più rischioso rispetto all'investimento in obbligazioni. Il rischio nelle obbligazioni è limitato in quanto all'obbligazionista spettano gli interessi e, alla scadenza, il ritorno del capitale "prestato". Nel caso in cui non vi siano fondi in cassa, l'obbligazionista rischia di non vedersi ritornare il suo capitale (come è successo nel caso Parmalat).

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