Nel carrello della crisi: cosa entra e cosa esce?

Shopping pazzo, addio. Addio anche al carrello traboccante. La crisi morde, incide sulle nostre tasche e rivoluziona usi e consumi degli italiani. A partire da uno dei momenti simbolo: la spesa al supermercato. «Fino a quattro o cinque anni fa, per molti di noi era una sorta di gratificazione. Tirare giù i prodotti dallo scaffale aveva qualcosa di “trasgressivo” e consolatorio, il carrello si riempiva anche in modo distratto» spiega Mauro Ferraresi, sociologo dei consumi, docente all’Università Iulm di Milano. «Oggi non è più così. La maggior parte delle persone, prima di decidere, si informa, confronta le offerte, magari cerca spunti in Rete. Da un momento quasi di piacere, la spesa è diventata un’attività ragionata». E sceglie molto di più il discount, che cresce del 14 per cento. Ma chi è il protagonista principale di questo cambiamento? «È la cosiddetta classe media» risponde il sociologo. «Le fasce di reddito più basso hanno sempre posto grande attenzione al prezzo e continuano in fondo a seguire i criteri di prima. C’è invece un ampio strato di popolazione che ha ancora un buon potere d’acquisto, ma è frenato dal clima di sfiducia. Si tira il freno in attesa di capire come saranno i mesi a venire». In realtà il carrello della spesa non si è svuotato di molto: secondo la società di ricerca Nielsen, nel 2012 il volume degli acquisti presso la grande distribuzione è sceso dell’1,3 per cento rispetto all’anno prima. Un calo tutto sommato contenuto. Però la novità c’è ed è significativa: «Si compra “meglio”» dice Romolo De Camillis, esperto di consumi e distribuzione di Nielsen. «Si sceglie il giusto prezzo, che non è per forza il più basso, ma quello che sembra offrire il rapporto più accettabile tra costo e qualità. Si fa molta attenzione alle promozioni. Si varia il mix di prodotti, così da non farsi mancare niente». Questa tendenza si è imposta almeno dal 2008, da quando la crisi ha iniziato a mostrarsi su larga scala.

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Prima andare al supermercato era un’abbuffata. Ora, invece, la spesa si pianifica con attenzione: prodotti che durano di più, carni meno costose, pochi dolciumi. Niente sfizi, nemmeno per chi potrebbe permetterseli. Gli italiani sono spaventati dalla situazione economica, e i loro usi e consumi raccontano un nuovo stile di vita. Ma gli esperti non sono pessimisti: siamo diventati tutti consumatori più attenti, dicono. E questo non può farci che bene

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