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Dopo il crollo delle borse cinesi, che ne sarà dei nostri risparmi?

di Natascia Gargano
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Lunedì 24 agosto è esplosa la bolla finanziaria cinese e in tutto il mondo le borse hanno segnato pesanti ribassi. Ne risentiremo anche noi?

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Lunedì 24 agosto è esplosa la bolla finanziaria cinese e in tutto il mondo le borse hanno segnato pesanti ribassi. Ne risentiremo anche noi?

Da gennaio di quest’anno le borse cinesi hanno perso il 40%. Il gigante asiatico frena e i mercati del mondo intero entrano in panico. Lunedì 24 agosto la bolla finanziaria è esplosa in tutta la sua evidenza trascinando giù le piazze del vecchio continente, che hanno segnato il peggior calo dal 2008. Poi ci sono stati rialzi, ma la situazione è di instabilità. Cosa sta succedendo esattamente in Cina? E quali ripercussioni avrà su di noi? Lo abbiamo chiesto a Tommaso Monacelli, professore di Economia politica all’università Bocconi di Milano.

Perché il gigante cinese è andato in crisi? «Negli ultimi 20 anni la Cina ha seguito un modello di sviluppo basato su un eccesso di capacità produttiva, che adesso non regge più. Ha costruito troppo, oltre le esigenze reali: città fantasma, autostrade che non vanno da nessuna parte. Oggi è come un grande aereo che per non schiantarsi deve aggiustare la rotta. Per farlo è necessario attraversare una turbolenza».

Quali sono i contraccolpi da noi? «Se la Cina rallenta, l’economia globale ne risente. Ne pagherà il prezzo l’export italiano, specie il settore della manifattura specializzata».

Saranno intaccati anche i nostri risparmi? «Quelli più a rischio sono i fondi di investimento, che sono molto “sensibili” agli scossoni dell’economia globale: dunque, la frenata cinese implica rendimenti più bassi per i piccoli investitori italiani. Ma la situazione non è fuori controllo al punto che le borse si sono già riprese».

Aumenterà il costo dei prodotti? «Al contrario, è probabile una rivalutazione dell’euro e del dollaro. Sui mercati internazionali chi detiene yuan, spaventato dall’instabilità, cerca di liberarsene. Così la valuta cinese perde valore».

Per l’Europa pesa più la crisi cinese o quella greca? «Ci siamo lasciati impressionare dalla bolla cinese. Ma in realtà la crisi greca, che oggi sembra rientrata, è molto più rilevante per noi, perché rappresenta l’incapacità di coordinamento e cooperazione dell’area euro. Ed è una vulnerabilità solo nascosta sotto il tappeto che può tornare in qualsiasi momento».

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