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Cronaca di una giornata senza spendere un soldo

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Questa è la triste cronaca di un semplice (a prima vista) esperimento: non spendere nemmeno un soldo in 24ore

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Undicesimo comandamento: non spendere

Mi dicono, ci tieni un diario di una giornata in cui ti impegni a non spendere nulla? Ah, facile - dico io - sono un'olimpionica in questo. Praticamente basta non uscire di casa. Guarda come.08.00 - Sveglia. Sto andando bene: costo dell'operazione, zero.

08.30 - Colazione. Qui il trucco è che in casa mangiamo solo cereali, per cui c'era ancora la scorta dentro l'armadio della cucina. Latte, caffè, dolcificante, tutto disponibile. Una colazione al bar per due ci costerebbe tre euro e venti.

08.45 - Accensione rituale PC per inizio giornata lavorativa. Per le prime due ore lavoro sull'Acer Aspire One, staccata dalla corrente, così non consumo. Guarda che brava! - mi dico. Però il net pc mi cava gli occhi.

09.30 - Oddio, non abbiamo più insalata e sono finiti anche i miei cereali! Potrei essere costretta a scendere per fare la spesa, vanificando i miei sforzi prima di mezzogiorno. Frugo nel frigo: due melanzane, due zucchine, un cavolo rosso. Benedetta me che compro la verdura in quantità industriali.

10.00 - Merenda con yogurt. Voglia intensissima di scendere a comprare il giornale. Non si può. Oggi è la giornata no-shopping. Ho anche un buco nel cavallo del pigiama, dovrei comprarne uno nuovo. Ma oggi non si può. Domani.

11.30 - Realizzo che in realtà non sto economizzando: sto solo procrastinando le spese. La razionalizzazione economica in tempi di crisi richiede uno sforzo maggiore di questo, pertanto rimando l'acquisto del pigiama al momento in cui il buco al cavallo non sarà più rammendabile. A occhio e croce, questo avverrà la settimana prossima.

13.00 - Pranzo con sugo di polpo preparato due giorni fa nella cottura del polpo stesso. Basta mettere un po' di pomodoro in più e lasciare che si ritiri. Ottimo, e anche leggero. Il polpo era in offerta. Seconda epifania della giornata: se lavorassi fuori casa, probabilmente a quest'ora avrei già speso intorno ai venti euro, pigiama escluso. A meno di portarmi il pranzo da casa.

15.00 - Ancora senza giornale. Leggo con disperata insistenza testate online italiane e internazionali.

17.00 - Mi assale un desiderio incontrollabile di un caffè marocchino al bar di sotto. Non ho MAI voglia di caffè marocchino. Se potessi prenderlo, non lo vorrei. Sublimo con una tazza di caffè solubile, riflettendo su come il carovita sia strettamente legato alla capacità di rimanere o meno in clausura per giornate intere.

20.00 - Cena. E adesso che facciamo?

21.00 - Niente. Uscire costa.

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