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Deflazione: in Italia i prezzi scendono ma noi siamo meno ricchi. Ecco perché

di Adriano Lovera
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Meno soldi e più disoccupazione: la deflazione, cioè il calo prolungato dei prezzi, innesca un circolo vizioso. A Natale possiamo acquistare più regali e nel 2016 i mutui saranno più bassi, ma alla lunga questa situazione non paga. Un esperto ci spiega perché

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Meno soldi e più disoccupazione: la deflazione, cioè il calo prolungato dei prezzi, innesca un circolo vizioso. A Natale possiamo acquistare più regali e nel 2016 i mutui saranno più bassi, ma alla lunga questa situazione non paga. Un esperto ci spiega perché

In Italia sembra arrivato un nuovo allarme: i prezzi scendono e l’economia è stagnante. Proprio mentre in America accade il contrario: qui la ripresa pare effettiva, tanto che la Federal Reserve (la banca centrale americana) ha deciso di rialzare i tassi (tradotto: è una conferma della cauta fiducia nell’effettiva ripresa dell’economia americana).

Il calo dei prezzi in Italia

Da noi, invece, siamo in “deflazione” - il contrario della più celebre “inflazione”: lo ha appena certificato l’Istat. A novembre ben 11 grandi città hanno fatto registrare un calo dei prezzi di merci e servizi, rispetto al mese precedente, come ad esempio Bologna (-0,7%), Padova e Palermo (-0,4%), e via via Catania Perugia, Cagliari, Bari, Verona, Venezia, Modena ed Aosta. E per alcuni osservatori, questo è il segno di un'economia ancora ammalata. Ma dobbiamo preoccuparci? Oppure esultare, se possiamo permetterci alimentari, abbigliamento o elettrodomestici a buon mercato? Ce lo spiega un esperto.

Cos’è la deflazione

Si può dire che esistano una deflazione buona e una cattiva, dipende da che cosa è causata. “Per fortuna, in questa fase, siamo di fronte a quella buona” dice Francesco Daveri, ordinario di Politica economica all’Università Cattolica del Sacro Cuore. “I prezzi possono scendere per due motivi: o perché la gente non compra, quando ha pochi soldi in tasca. Oppure perché le imprese possono permettersi di mantenere tariffe abbordabili. Nel primo caso, se la tendenza si protrae, si crea in effetti una spirale negativa. Perché le aziende incassano meno, frenano su piani di sviluppo e nuove assunzioni e magari si trovano costrette a ridurre il personale, con conseguenze negative su tutti. Nel secondo caso, ed è quanto sta accadendo oggi, le merci costano meno perché le imprese affrontano minori costi di produzione”.

Tutto parte dal calo del prezzo del petrolio

Alla base di tutto c'è il valore del petrolio che continua a scendere. Quando il combustibile numero uno costa meno, le aziende pagano meno il trasporto, la bolletta elettrica, ma anche i comuni cittadini sborsano meno denaro per il pieno di benzina o il gas. È per questo motivo che, sommando un gran numero di merci, nella media Istat alcune città hanno mostrato un valore negativo. Ma oggi non può essere che un bene. Infatti assistiamo a una crescita dei consumi, seppur lenta, e le ultime ricerche sulla fiducia dei consumatori indicano tutte una ripresa”.

Il rischio del ribasso continuo dei prezzi

Basta guardare al Natale alle porte. Una recente analisi condotta da Confcommercio dice che per la prima volta dopo 7 anni gli italiani spenderanno di più per i regali: + 5% rispetto al 2014. In media ogni italiano “investirà” 166 euro per far felici amici e parenti. “Il vero pericolo della deflazione è se questa dura a lungo. Infatti, se i prezzi si abbassano di continuo, le persone finiscono per rimandare gli acquisti, soprattutto quelli di beni durevoli come l'auto o la lavatrice nuova, perché sperano il mese successivo di trovare uno sconto in più. Ma così facendo, alla fine le imprese si bloccano e si va dritti nella nella spirale spiegata all'inizio. Ma ci vogliono diversi mesi perché si verifichi questo corto circuito e, al momento, è un rischio che non vedo all'orizzonte”.

Scendono i mutui

E non finisce qui. Perché i benefici della deflazione, in questa fase, si vedono anche su mutui e prestiti. Anche il denaro, infatti, ha un prezzo. E se il denaro costa poco significa che i tassi di interesse restano bassi, come sta accadendo da mesi. “Chi ha in corso un mutuo variabile, infatti, sta pagando interessi ai minimi storici” conclude l'esperto. Mentre chi deve accendere un nuovo mutuo lo fa a condizioni molto vantaggiose. L'ultimo dato appena pubblicato dall'Abi, l'associazione delle banche italiane, dice che il tasso medio applicato ai nuovo finanziamenti sulla casa è del 2,57%, il minimo dal luglio del 2010.

 

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