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Dichiarazione dei redditi 2017: detrazioni figli a carico

di Adriano Lovera
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Scuola, università, spese mediche, attività sportive. Quali sono le spese che ci danno diritto a sconti se abbiamo figli? E se i genitori sono separati? Ecco le detrazioni previste per il 2017

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Scuola, università, spese mediche, attività sportive. Quali sono le spese che ci danno diritto a sconti se abbiamo figli? E se i genitori sono separati? Ecco le detrazioni previste per il 2017

Tra i capitoli più intricati per la dichiarazione dei redditi, c'è quello che riguarda i figli a carico. Quali sono le spese che ci danno diritto a sconti? Vediamo di fare chiarezza.

Detrazione come familiare a carico

In primo luogo, per ogni figlio a carico si ha diritto a una detrazione fiscale di 950 euro per ogni figlio, che salgono a 1.220 euro se minore di 3 anni. L'importo è aumentato di 400 euro in caso di figlio disabile, oppure di 200 euro per ogni figlio nel caso di famiglie numerose (da 4 figli in su). Questa detrazione può essere goduta al 100% dal genitore con il reddito più elevato oppure suddivisa al 50% fra i due, sia nel caso di persone sposate, separate o solo conviventi. L'unica eccezione riguarda la separazione legale ed effettiva, o il divorzio, quando c'è un solo genitore affidatario. In questo caso spetta a lui la detrazione, salvo accordo specifici fra le parti.

Scuole dell'obbligo

Nel caso di scuole materne, primaria e secondaria, per ogni figlio si possono detrarre moltissime voci, come le rette di frequenza, ma anche le spese sostenute per le gite scolastiche, per la mensa, per servizi di pre e dopo scuola, per attività integrative come corsi di lingua o di teatro. Certo, si fa presto a raggiungere la soglia massima. La detrazione è pari al 19% applicato a un massimo di 564 euro per ogni figlio (quindi lo sconto risulta di 107,16 euro) che sale a 632 euro nel caso dell'asilo nido (cioè 120,08 euro). Questi importi valgono quest'anno, saranno leggermente aumentati nel 2018.

Rette universitarie e affitti per i fuori sede

Anche per le rette di università, master, dottorati o scuole di specializzazione post-universitaria, lo sconto è del 19% e comprende tasse di immatricolazione e iscrizione, quelle per i testi di ingresso e per eventuali tirocini formativi, ma non vale per i libri. Se la facoltà è statale non c'è un tetto massimo su cui calcolare il 19%, mentre se privata occorre far riferimento a quello stabilito ogni anno dal ministero dell'Istruzione per ciascun area di formazione e in base alla zona geografica. Si va dal tetto più basso (1.500 euro per un corso di studi umanistico-sociale al Sud e nelle isole) fino a 3.700 euro per l'area Medica in una regione del Nord. Inoltre, si detrae il 19% dei canoni di affitto pagati dagli studenti fuori sede, fino a un tetto massimo di 2.633 euro, a patto che la facoltà sia in una regione diversa da quella di residenza o a una distanza di almeno 100 km. Come prassi, se il contratto d'affitto è intestato a un genitore, la detrazione spetta a quest'ultimo, mentre se è intestato al figlio, viene ripartita al 50% a entrambi i genitori.

Spese mediche

Per ogni figlio a carico si può detrarre il 19% delle spese sanitarie sostenute, senza un tetto massimo, ma con una franchigia di 129,11 euro. Le spese ammesse sono: medicinali, visite generiche e specialistiche, terapie, analisi, dispositivi medici e protesi (rientrano anche occhiali da vista e lenti a contatto), ricoveri e degenze, operazioni chirurgiche, cure termali e riabilitative. Di norma basta presentare la ricevuta o fattura, compresa quella del ticket se la prestazione è stata resa tramite servizio sanitario nazionale, mentre solo per particolari trattamenti (come mesoterapia, dermopigmentazione, chiropratica) serve anche la prescrizione medica che ne attesi le finalità sanitarie.

Attività sportive

Sempre nella quota del 19% si possono detrarre le spese per attività sportive dilettantistiche praticate da ragazzi tra i 5 e i 18 anni. Si tratta di iscrizione annuale o abbonamento ad associazioni, palestre, piscine e impianti sportivi. In questo caso, però, il vantaggio è minimo. Il 19%, infatti, si calcola su un massimo annuo di 210 euro, il che dà uno sgravio pari a 39,9 euro.

Ripartizione tra i genitori

In generale, per tutti le tipologie, la detrazione spetta al genitore cui sono intestate le fatture o le ricevute. Se invece il documento è intestato al figlio, le spese andrebbero ripartite nella proporzione in cui i genitori le hanno effettivamente sostenute, di solito al 50% ciascuno. Nel caso uno dei due coniugi sia fiscalmente a carico dell'altro, detrae quest'ultimo.

Genitori separati o divorziati

Veniamo al caso di genitori legalmente separati o divorziati. Questi spese (sanitarie, scolastiche, sportive) rientrano nelle cosiddette “spese straordinarie”, diverse da quelle comprese nell'assegno di mantenimento, che riguardano piuttosto la quotidianità (come cancelleria, mezzi pubblici...). Secondo la giurisprudenza, in linea generale i genitori devono provvedere a questi costi per il 50% ciascuno, salvo che il giudice abbia deciso una ripartizione diversa, o addirittura abbia attribuito integralmente l'esborso a uno dei due, a seconda del reddito di ciascuno. Tema delicato, che crea spesso litigi, soprattutto se le spese non vengono concordate. (Su questo punto, una recente sentenza della Cassazione, la 12013 del 2016, ha stabilito in sostanza che entrambi debbano contribuire, anche senza accordo preventivo tra i due) . A livello di detrazioni fiscali valide per la dichiarazione dei redditi, ecco la regola generale da seguire: se c'è un solo genitore affidatario, la detrazione spetta di regola a lui. Se l'affidamento è congiunto, lo sconto fiscale va diviso al 50%. Però, caso non raro, se il genitore affidatario ha un reddito così da basso da non riuscire a portare nulla in detrazione, allora questa spetterà all’altro genitore, che sarà tenuto però a versarla a chi ha l’affidamento esclusivo del figlio. I genitori separati e divorziati non possono presentare il 730 congiunto.

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