Contributo per l’affitto 2017: a chi spetta e come si richiede

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Sono stati sbloccati i fondi destinati alle famiglie che non riescono più a pagare l'affitto di casa - non per scelta, ma per gravi e temporanee difficoltà economiche. Ecco come funziona e chi può farne richiesta

È stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il decreto ministeriale che sblocca 11 milioni del Fondo creato nel 2014  per aiutare i “morosi incolpevoli”, cioè gli inquilini che non sono più in grado di pagare l’affitto perché si sono ritrovati in condizioni di estrema difficoltà e rischiano di essere sfrattati. I soldi in dotazione, tagliati rispetto agli annunci, sono stati finalmente ripartiti e assegnati alle regioni (dai 10mila euro della Basilicata ai 2,4milioni della Lombardia).

Tocca adesso a loro individuare i comuni cui destinare la quota di stanziamenti  –  selezionati tra comuni ad alta densità abitativa, comuni ad alto disagio abitativo e capoluoghi di provincia – e tracciare le linee guida per l’erogazione dei contributi.  Ciascuno dei comuni coinvolti, poi, dovrà pubblicare un bando pubblico e raccogliere le  domande. Successivamente, verificati i requisiti e stilate le graduatorie, le stesse amministrazioni comunali provvederanno ai pagamenti.

In che tempi si andrà a regime?

Potrebbero volerci ancora mesi, avvertono gli addetti ai lavori.  E il denaro messo a disposizione non sarà sufficiente per tutti. Anzi, nel 2015, tanto per dare una indicazione, il ministero dell’Interno ha contato 57.015 sfratti per morosità.  “È una goccia nel mare della questione casa – commenta Rita Sabelli, dell’associazione di consumatori Aduc  (aduc.it) – però potrà fare la differenza per un certo numero di famiglie che si trovano in situazioni drammatiche, altrimenti destinate a finire per strada”.

Come avere informazioni aggiornate?

“Chiunque sia interessato e in possesso dei requisiti – consiglia l’esperta dell’Associazione, punto di riferimento anche per queste problematiche  – nelle prossime settimane dovrebbe tenere gli occhi puntati sul proprio comune, chiamato a decidere tempi e modalità della concessione dei contributi. I potenziali destinatari possono rivolgersi direttamente agli sportelli del loro municipio, per chiedere informazioni,  oppure monitorare il sito ufficiale o le bacheche tradizionali dell’amministrazione comunale. L’importante è aggiornarsi costantemente, fino a quando non usciranno i bandi, per non perdere quest’occasione”. 

Chi sono i potenziali beneficiari del Fondo per la morosità incolpevole 2017?

I casi di “morosità incolpevole” oggetto del decreto “sono quelli dove è diventato impossibile pagare il canone d’affitto a causa di una perdita o di una consistente riduzione della capacità reddituale della famiglia”, causate, da uno di questi motivi: perdita di lavoro per licenziamento; accordi aziendali o sindacali con consistente riduzione dell’orario di lavoro; mancato rinnovo di contratti a termine o contratti di lavoro atipici; cessazioni di attività libero-professionali o di imprese registrate, derivanti da cause di forza maggiore o da consistenti perdite di avviamento; malattia grave, infortunio o decesso di un componente del nucleo familiare che abbia comportato una pesante riduzione del reddito complessivo della famiglia oppure rilevanti spese mediche e assistenziali; cassa integrazione che incida in profondità sui redditi e via elencando.

Quali sono i requisiti per accedere al Fondo?

Risponde sempre l’esperta di Aduc: “I comuni, ai quali spetta l'assegnazione dei fondi, saranno tenuti verificare l’esistenza di una serie di requisiti di base fissati dal decreto. Il richiedente deve avere un reddito Isee non superiore a 35mila euro o un reddito derivante da regolare attività lavorativa con un valore Isee non superiore a 26mila euro; deve essere destinatario di un atto di intimazione di sfratto per morosità, con citazione per la convalida;  deve essere titolare di un contratto di locazione registrato (esclusi gli immobili delle categorie catastali A1, A8 e A9) e risiedere nell'alloggio oggetto della procedura di rilascio da almeno un anno; deve avere la cittadinanza italiana o di un Paese dell'Ue oppure, se originario di uno Stato extraeuropeo, deve essere in possesso di un regolare titolo di soggiorno. Inoltre chi chiede l’aiuto e i componenti del nucleo familiare non devono essere titolari di un diritto reale (proprietà, uso, usufrutto, abitazione, ecc.) di un altro immobile situato nella provincia di residenza, utilizzabile e abitabile”.

Sono previste priorità nell'assegnazione dei contributi?

“La priorità andrà data alle famiglie con all’interno un ultrasettantenne, un minore, una persona con un’invalidità accertata per almeno il 74 per cento oppure in carico ai servizi sociali o alle aziende sanitarie locali per l'attuazione di un progetto assistenziale individuale”.

Quali sono i contributi previsti?

“Gli importi prefissati dal decreto variano, a seconda dei casi. Il tetto massimo è di 8mila euro, ad esempio, per sanare la morosità incolpevole accertata dal comune qualora il periodo residuo del contratto non sia inferiore a due anni, con contestuale rinuncia del proprietario all’esecuzione del provvedimento di rilascio dell'immobile.

Altro caso. Se il proprietario consente il differimento dello sfratto, per il tempo necessario per trovare un’adeguata soluzione alternativa, saranno rimborsati i canoni corrispondenti alle mensilità extra corrispondenti alla proroga, fino a 6mila euro.

Terzo esempio. Si sale a un massimo di 12mila euro per assicurare il versamento di un numero di mensilità relative a un nuovo contratto da sottoscrivere a canone concordato (3 anni +2)”.

Chi può aiutare le persone interessate?

Per ulteriori informazioni e per la raccolta della documentazione richiesta ci si può rivolgere anche a sindacati inquilini e comitati di base che si occupano di case e sfratti, come Asia-Rdb. Le principali sigle storiche sono Sicet, Sunia, Unione inquilini, rintracciabili online usando un motore di ricerca.

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