Mps: cosa rischiamo noi risparmiatori?

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Simone Spetia

Monte dei Paschi verso la nazionalizzazione: cosa significa? E cosa rischiano risparmiatori e correntisti? 

Come ampiamente previsto, all’indomani del referendum e con la schiarita politica successiva, i nodi bancari sono venuti al pettine. Primo fra tutti quello di Monte dei Paschi, che avrebbe dovuto fare un aumento di capitale in tempi stretti su richiesta della Banca Centrale Europea, ma che vede profilarsi all’orizzonte un intervento piuttosto pesante dello Stato.

Su tutt’altro fronte e in condizioni finanziarie decisamente migliori, Unicredit ha dato il via libera al suo nuovo piano industriale, che prevede anche in questo caso un aumento di capitale, tagli al personale che arriveranno (tra quelli già annunciati e quelli resi noti nelle scorse ore) al 20% e oltre della forza lavoro e una maxi vendita sul mercato di sofferenze, ossia quei crediti che la banca non riesce più a riscuotere interamente.

Spesso troverete questi crediti citati come Npl (dall’inglese: Non Performing Loans, ossia “prestiti non performanti”) e sono proprio loro al centro delle turbolenze che attraversano il sistema bancario italiano e che hanno colpito duramente soprattutto Monte dei Paschi. Il punto è semplice: le banche prestano denaro alle imprese e alle persone e quando le imprese falliscono o le persone non hanno più soldi per restituirli iniziano i problemi. La crisi economica dell’Italia, un Paese nel quale banche e imprese sono legate a doppio filo, ha massacrato tanto i bilanci delle imprese, quanto quelli delle banche.

Se a Monte dei Paschi non riuscirà l’operazione di salvataggio con soldi privati, interverrà lo Stato. “Ma come - direte - non ci avete raccontato che con le nuove regole europee, quelle del bail in, avrebbero dovuto pagare azionisti e obbligazionisti della banca?”. Sì, lo avevamo detto, scritto e lo confermiamo. Ma avevamo anche scritto che sarebbe stato piuttosto difficile che si consentisse il sostanziale fallimento della terza banca italiana per numero di sportelli. Se Monte dei Paschi fosse soggetta a bail in, ne pagherebbero il prezzo azionisti, obbligazionisti subordinati e normali e correntisti per le cifre sopra i 100.000 euro. Gli effetti di rimbalzo in termini di sfiducia su tutto il sistema bancario italiano e a catena su quello europeo potrebbero essere devastanti. E in effetti le normative europee prevedono deroghe proprio nel caso si presentino situazioni di questo genere.

Ma come potrebbe intervenire il Governo? Senza entrare nei meccanismi tecnici dell’aumento di capitale, di fatto il decreto del quale si è parlato prevederebbe una nazionalizzazione, con lo Stato che arriverebbe a detenere circa il 40% della banca. Sarebbero salvaguardati i correntisti, gli obbligazionisti normali (cosiddetti “senior”), ma non gli azionisti, che potrebbero vedere ulteriormente diluito il valore del proprio investimento e i detentori di obbligazioni subordinate. Per quanto riguarda questi ultimi, lo Stato entrerebbe in MPS proprio convertendo le obbligazioni subordinate in azioni e acquistandole. Si tradurrebbe in una perdita sostanziale, anche se non ancora quantificabile, tanto che si stanno già immaginando meccanismi di ristoro. 

Nessun rischio, invece, per chi ha mutui o finanziamenti attivi presso Monte dei Paschi. Tassa, rata e scadenza restano gli stessi.

Qualcuno si chiede se l’estensione del problema bancario vada oltre Monte dei Paschi. Di certo Mps è in una situazione particolare per tanti motivi: il fatto che siamo arrivati a questo punto dipende anche dalle operazioni finanziarie spregiudicate con le quali la banca acquistò Antonveneta nel 2007, una vicenda che ha portato a indagini giudiziarie e a far saltare i vertici di allora.

E’ chiaro che però la questione è più ampia. L'economista Luigi Zingales, editorialista del Sole 24 Ore, sostiene da tempo (e non da solo) che la crisi è di sistema e per questo serve un intervento complessivo e una richiesta di aiuto all’Europa; altri vedono il rischio di piccoli bubboni molto localizzati e dolorosi, come nel caso dei quattro istituti salvati ma sottoposti a bail in nel novembre scorso (Banca Etruria, CariChieti, CariFerrara, Banca Marche). L’eventuale intervento dello Stato in Mps o il successo, per quanto difficile, di un’operazione di mercato possono rappresentare un tassello nuovo nel mosaico e restituire una certa tranquillità a azionisti, obbligazionisti e correntisti. Per quanto tempo? Non è dato saperlo.

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