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Mutuo, rischio esproprio con sette rate non pagate

di Fabio Brinchi Giusti
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Fa discutere la nuova proposta di legge sul mutuo: rende più facili i pignoramenti e, per le opposizioni, si tratta di un vero e proprio regalo alle banche. Ma in cosa consiste esattamente? E cosa cambierà per chi sta pagando le rate?

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Fa discutere la nuova proposta di legge sul mutuo: rende più facili i pignoramenti e, per le opposizioni, si tratta di un vero e proprio regalo alle banche. Ma in cosa consiste esattamente? E cosa cambierà per chi sta pagando le rate?

La nuova proposta di legge sul mutuo è in realtà un decreto legislativo del Governo che recepisce (ovvero introduce nel nostro ordinamento) una direttiva europea, modificando le norme che regolano il pignoramento.

Cosa succede oggi se non si pagano le rate

Attualmente un cittadino che vuole acquistare casa, sottoscrive un mutuo e poi versa regolarmente le rate alla banca. Se però non paga o non riesce a pagare sette rate (anche non consecutive) per la legge diventa un debitore inadempiente. A questo punto la banca potrà avviare tutte le procedure per il recupero dell’immobile: si rivolgerà a un giudice che, dopo aver accertato l’inadempienza autorizzerà il pignoramento e la successiva vendita all’asta della casa.

Cosa succede se la legge entra in vigore

Con la riforma, invece, le banche potranno inserire nei contratti di mutuo una clausola che permetterà di evitare l’intervento del tribunale. Quando si arriverà alle sette rate non pagate, la banca rientrerà direttamente in possesso della casa, senza passare dal giudice, e potrà venderla come una normale agenzia immobiliare senza per forza metterla all’asta. Avrà come unica condizione quella di dover dare al debitore l’eventuale eccedenza fra il prezzo di vendita e il debito da saldare (per esempio, se la casa viene venduta a 150.000 euro e il debito era di 100.000 euro, quei 50.000 euro in più andranno al debitore).

Perché questa riforma

La riforma è stata pensata per due motivi: si vogliono alleggerire i tribunali civili già pesantemente oberati di lavoro e si vogliono rendere più veloci i tempi per il recupero crediti. Le banche italiane hanno grosse difficoltà nel recuperare i proprio crediti (nel 20% non ci riescono proprio) e queste difficoltà rendono particolarmente sofferente il nostro sistema bancario.

A chi non piace

Ma la nuova legge non piace alle associazioni dei consumatori e ai partiti d’opposizione. Parlano di un regalo alle banche e di un ennesimo cappio al collo per i semplici cittadini. Secondo molte associazioni, il vecchio procedimento con i suoi tempi molto lunghi (anche 10 anni), dava alle persone la possibilità di trovare nuove risorse per pagare il debito oppure di mediare un nuovo accordo con la banca. Altri criticano la mancanza del giudice, un ente terzo che garantiva sia i cittadini, sia le banche. Senza, la parte più debole (ovvero il debitore) sarà meno protetta. Si teme inoltre che il cittadino non venga informato dell’esistenza di questa clausola e si ritrovi a sottoscrivere i contratti (che spesso sono molti lunghi) senza saperlo.

Le tutele previste

La legge non cancella gli attuali strumenti previsti per aiutare chi, in un momento di difficoltà, non riesce a pagare le rate del mutuo. Se si trova in difficoltà perché ha perso il lavoro, può chiedere alla banca la sospensione del mutuo che scatterà per tre anni. Se la difficoltà è momentanea (ad esempio alla scadenza non ci sono sufficienti soldi sul conto) deve preavvertire la banca. Pagherà gli interessi di mora ma non sarà segnalato al CRIF. Inoltre, ha il diritto di essere avvertito per tempo qualora la banca decidesse di agire per inadempienza nei suoi confronti.

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