del

Opzione donna e Ape: che cosa cambia nella pensione?

di Oscar Puntel

Che novità ci sono sull'opzione donna, cioè dell'uscita anticipata dal mercato del lavoro delle donne? Sarà realizzabile dal 2017? E’ una delle possibilità annunciate dal Governo, meno concreta, finora, dell'Ape. Vediamole entrambe in dettaglio

Un caffè con Donna Moderna

Che novità ci sono sull'opzione donna, cioè dell'uscita anticipata dal mercato del lavoro delle donne? Sarà realizzabile dal 2017? E’ una delle possibilità annunciate dal Governo, meno concreta, finora, dell'Ape. Vediamole entrambe in dettaglio

Il governo sta lavorando al cantiere pensioni. E l’incontro avuto a fine maggio con i sindacati ha messo sul piatto una nuova possibilità: l’Ape, sigla che sta per Anticipo pensionistico.

Una formula diversa da quella già sperimentata con Opzione donna, che è sempre una uscita anticipata dal mondo del lavoro. Oggi Opzione donna non è più in vigore. I sindacati hanno chiesto che fosse estesa anche al 2016: bisognerà aspettare ottobre, per capire se ci sono le risorse nella legge di bilancio.

Opzione donna

Domenico Comegna del Centro Studi Itinerari Previdenziali: “Opzione Donna è la possibilità di pensionamento anticipato per le donne che avessero maturato certi requisiti entro il 31 dicembre 2015. E questi requisiti sono: 57 anni di età più 35 di contributi; oppure 58 anni di età, se lavoratrici autonome. Si tratta di una opzione rigida: chi maturasse gli stessi criteri alla fine di quest’anno non ha la possibilità di beneficiarne. A meno che - come chiedono i sindacati - questa possibilità non venga estesa anche al 2016. La Cgil ha proposto di allargarla anche agli uomini”. E perché non lo fanno? “Perché è tutta una questione di copertura finanziaria. Se il Governo trova le risorse per ‘allargare la platea’ degli anticipi, lo sapremo solo con la bozza della legge di bilancio, che viene presentata a ottobre”, risponde Comegna. “Però dall’aria che tira e dalle voci di corridoio sembra che non si procederà ad alcuna estensione”

Ape

L’Anticipo Pensionistico interessa tutti i lavoratori a cui mancano 3 anni per andare in pensione. “E’ una possibilità offerta ai nati negli anni 1951, 1952 e 1953. Chi vi aderirà si vedrà ridurre l’assegno, da un minimo dell’uno a un massimo del 4%, per ogni anno di anticipo”, aggiunge Comegna. E, in aggiunta, la sforbiciata dipenderà anche dall’entità dell’assegno: sarà dell’1% per gli assegni di importo minore (o per persone disoccupate da tempo) oppure potrà salire fino al 6-7% per gli importi più elevati. Tutti questi valori sono simulazioni, ma nulla è ancora stato deciso. “L’Ape potrebbe partire in via sperimentale dal primo gennaio 2017. E intanto verrà testato per un anno. Si dovrà poi verificare se funzionerà e se ci saranno le risorse per riproporlo”, aggiunge l’esperto.

La decurtazione dell’assegno è per sempre

Chiarisce Comegna di Itinerari Previdenziali: “Opzione donna prevede un calcolo completamente contributivo (cioè basato sui contributi versati) dell’assegno previdenziale. Chi la sceglie, va in pensione prima ma ha un prezzo da pagare: una decurtazione dell’assegno che si stima essere del 20-30%. La penalizzazione è per sempre”. Stessa cosa dell’Ape: l’assegno anticipato di qualche anno comporterà una riduzione (come abbiamo spiegato sopra). E ci sarà anche da rimborsare un prestito ricevuto da banche o assicurazione. Si potrà andare in pensione prima, ma saranno gli Istituti privati ad erogarcela. Noi dovremmo restituire quanto anticipato, appena scatterà la nostra età pensionabile effettiva.

Un caffè con Donna Moderna

Un caffè con Donna Moderna