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Pensione, tutto pronto per l’Ape: ecco le opzioni

di Adriano Lovera

A che punto siamo con l'anticipo pensionistico che permetterà a migliaia di lavoratori Inps di andare in pensione prima dell'età anagrafica? Ecco spiegati i criteri sia dell'Ape che di altri meccanismi che consentono di abbandonare il lavoro in anticipo

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A che punto siamo con l'anticipo pensionistico che permetterà a migliaia di lavoratori Inps di andare in pensione prima dell'età anagrafica? Ecco spiegati i criteri sia dell'Ape che di altri meccanismi che consentono di abbandonare il lavoro in anticipo

È pronto a partire l'Ape, l'anticipo pensionistico che permetterà a migliaia di lavoratori Inps di ritirarsi dal lavoro prima dell'età anagrafica, fissata oggi a 66 anni e 7 mesi. Manca ancora qualche decreto attuativo da parte del Governo, ma dopo gli ultimi incontri con i sindacati i dettagli sono pronti. Le richieste partono a maggio.

Ecco spiegati i criteri dell'Ape e di altri meccanismi che consentono di abbandonare prima il lavoro.

Ape volontaria

Chi ha almeno 20 anni di contributi e 63 anni di età potrà chiedere questo trattamento dal 1 maggio al 30 giugno, per uscire dal lavoro nel 2017. Nel periodo che precede il compimento dei 66 anni e 7 mesi, si percepisce un assegno pensionistico calcolato in base ai contributi versati al momento della domanda, erogato dalle banche convenzionate con l'Inps e i ministeri. Raggiunta l'età della pensione, si ricevere il trattamento “pieno”, ma si deve restituire l'ammontare dell'Ape con rate mensili per 20 anni. Secondo il Governo, ci sono 300.000 lavoratori potenzialmente interessati, ma visto che in sostanza si tratta di un prestito bancario a rate, si prevede un successo contenuto della misura.

Ape “social”

È l'anticipo di pensione riservato a particolari categorie svantaggiate. Completamente a carico dello Stato, anche questo permette di uscire dal lavoro compiuti 63 anni di età e dà diritto all'assegno mensile, fino a un massimo di 1.500 euro al mese. Ma per accedere bisogna essere: disoccupati ed aver terminato da almeno tre mesi il trattamento di disoccupazione; persone che assistano parenti di primo grado con handicap; invalidi civili con un grado almeno del 74%; dipendenti che da almeno sei anni svolgano mestieri pesanti (12 categorie, tra cui operai edili, camionisti, spazzini). In tutti i casi servono almeno 30 anni di contributi, che salgono a 36 nel caso dei lavori usuranti. I beneficiari potenziali sono circa 55.000 tra 2017 e 2018 e si prevedono numerose adesioni. Domande a partire dal 1 maggio al 30 giugno per fruirne quest'anno.

Ape: chi e quando

Il meccanismo riguarda tutti i lavoratori iscritti all'Inps: pubblici e privati, dipendenti o autonomi. I professionisti iscritti alle Casse previdenziali private sono esclusi, ma ciascuno può verificare eventuali altri sistemi di anticipo. La Cassa forense, ad esempio, permette di ritirarsi a 65 anni di età, a patto di rispettare determinati requisiti contributivi. Va ricordato, poi, che l'Ape è una sperimentazione valida fino al 31 dicembre 2018. Ciò non vuol dire che dal 2019 non si riceve più l'assegno, chi ne ha diritto continuerà a percepirlo fino al momento della pensione. Significa che la possibilità di accedervi dovrà essere rinnovata dal Governo dopo questo biennio, ma non è sicuro.

L'opzione donna

Permette alle lavoratrici di andare in pensione a 57 anni se dipendenti e 58 anni se autonome, con almeno 35 anni di contributi, a patto che questi requisiti siano stati maturati entro il 31 dicembre 2015. Ecco perché sarebbe un errore dire che l'opzione è stata rinnovata. Il Governo l'ha soltanto “spostata” di tre mesi, perché in precedenza venivano richiesti 57 anni e 3 mesi di età (58 e 3 per le autonome) quindi rimanevano escluse le nate nell'ultimo trimestre 1958, che adesso vi ricadono. Resta il fatto che i requisiti dovevano essere già maturati entro il 2015. La richiesta si può fare in qualunque momento. A livello di importo, si va incontro a una perdita che oscilla fra il 10 e il 30% rispetto a quanto si maturerebbe con la pensione normale, perché il calcolo viene fatto con il sistema contributivo su tutta la vita lavorativa, rinunciando a una parte, più favorevole, di retributivo.

Cos'è Rita, la rendita integrativa temporanea anticipata

Rita è l'acronimo di “rendita integrativa temporanea anticipata”, riservata a chi è iscritto a una forma di previdenza complementare oltre che all'Inps. Anche questa permette di ritirarsi fino a 3 anni e 7 mesi in anticipo e per accedere bisogna rispettare gli stessi requisiti dell'Ape (63 anni di età e 20 di contributi). In realtà, si tratta di una misura che non costa nulla all'Inps né allo Stato, ma riguarda solo il lavoratore e il fondo. Semplicemente, anche prima di maturare i requisiti, si può richiedere al proprio fondo complementare di iniziare a ricevere il montante contributivo versato con erogazioni mensili, a patto di ritirarsi dal lavoro. La pensione Inps si riceverà normalmente una volta raggiunti i requisiti, ma è possibile richiedere insieme la Rita e anche l'Ape. Una soluzione che per molti potrebbe essere vantaggiosa.

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