Pensioni, sbloccati gli aumenti per il 2018

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Lorenza Pleuteri

Stanno per scattare i rialzi automatici legati all’andamento del costo della vita e dei prezzi. Briciole. L’incremento massimo sarà del + 1,1 per cento per gli assegni più bassi. I ventenni di oggi andranno in pensione a 71 anni compiuti

“Mille euro al mese di pensione minima, per tutti”. Le elezioni si avvicinano, torna ad echeggiare una promessa evergreen. In attesa di tempi migliori, e del passaggio dalle parole ai fatti, milioni di italiani dovranno accontentarsi delle briciole. Dal 2018, dopo due anni di stop, scatteranno gli aumenti degli assegni pensionistici.

Altro che mille euro, però. Le cifre erogate saranno adeguate alla variazione dell’indice Istat di riferimento, quello dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. E i soldi in più saranno pochini. Gli assegni di valore più basso saliranno dell’1,1 per cento, quelli più alti dello 0,485 per cento. A crescere non saranno solo le pensioni dirette (di vecchiaia, di anzianità e anticipata), ma anche gli assegni e le pensioni d’invalidità e la reversibilità. Le prestazioni soggette a limiti di cumulo con gli altri redditi, altra novità, subiranno riduzioni più basse.

Assegno sociale e minima

Gli esperti del Sole24ore, di laleggepertutti.it e di altri portali – anticipando l’ufficializzazione dei nuovi importi da parte di Inps, Inail, Inarcassa - hanno tradotto in cifre gli aggiustamenti previsti. L’assegno sociale, ad esempio, passerà da 448,07 a 453 euro al mese, pari a 72 euro in un anno (considerando la 13esima). La minima salirà da 501,89 euro mensili a 507,41 euro, la pensione d’invalidità da 279,47 euro mensili a 282,54 euro.

Ecco la griglia degli aumenti

Sempre da quotidiani e siti specializzati arrivando altre indicazioni (non confermate e non smentite dall’Istituto nazionale di previdenza sociale, avaro di informazioni):

- pensioni fino a 3 volte il minimo, cioè fino a 1.522,23 euro mensili: si applicherà un tasso di rivalutazione pari all’1,1 per cento;

- pensioni di importo da 3 a 4 volte il minimo, cioè fino a 2.029,64 euro mensili: tasso di rivalutazione dell’1,045 per cento;

- pensioni di importo da 4 a 5 volte il minimo, cioè fino a 2.537,05 euro mensili: + 0,825 per cento;

- pensioni di importo da 5 a 6 volte il minimo, cioè fino a 3.044,46 euro mensili: + 0,55 per cento;

- pensioni di importo oltre 6 volte il minimo, cioè oltre 3.044,46 euro mensili: + 0,485 per cento.

Le pensioni di reversibilità: altri esempi

Anche le pensioni di reversibilità (o indiretta) aumenteranno allo stesso modo. Le riduzioni, invece, saranno applicate in misura minore. In particolare, ecco gli esempi concreti, la prestazione sarà ridotta:

del 25 per cento se il reddito prodotto dall’avente diritto supera 3 volte il minimo, cioè supera 1.522,23 euro mensili, 19.788,99 euro annui;

del 40 per cento se il reddito prodotto dall’avente diritto supera 4 volte il minimo, cioè supera 2.029,64 euro mensili, 26.385,32 euro annui;

del 50 per cento se il reddito supera 5 volte il trattamento minimo, cioè 2.537,05 euro mensili, 32.981,65 euro annui.

Le previsioni per i ventenni: in pensione a 71 anni compiuti

Mentre infuria la polemica sull’innalzamento dell’età pensionistica, vincolato alle aspettative di vita, dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico arrivano previsioni che non rasserenano gli animi. Anzi. Chi ha iniziato a lavorare a 20 anni, nel 2016, in Italia andrà in pensione a 71,2 anni, contro i 74 anni della Danimarca e i 71 dell'Olanda. In Irlanda e Finlandia la soglia sarà a 68 anni, negli altri Paesi Ocse resterà ancora più bassa.



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